Realizzare un sito Web significa pensare al suo contenuto in un modo nuovo e
diverso rispetto ai canali tradizionali: organizzare l'ipertesto è la chiave della costruzione.
La realizzazione di siti Web complessi comporta una seria riflessione sull'organizzazione del testo e del contenuto in
generale. Un passo fondamentale, quindi, anche se non l'unico, consiste nell'avvicinarsi al materiale da inserire non come a
un testo ma come a un ipertesto.
Negli anni Sessanta, Ted Nilson cominciava a riferirsi all'ipertesto come a un insieme di materiale scritto e iconografico
interconnesso in maniera complessa. Oggi, il Web è l'esempio più significativo di ipertesto e per certi versi ne
ha arricchito il concetto, ampliando il tipo di materiale che può esservi contenuto a video e audio. D'altra parte,
però, rimane una forma ancora non completamente evoluta, per esempio nell'incapacità di risalire i collegamenti
(posso sapere dove portano i link di una certa pagina, ma non posso sapere quali collegamenti portano a quella certa pagina in
cui mi trovo) oppure nella scarsa interattività di molti siti.
Comunque sia, il Web è un ipertesto e a un ipertesto dobbiamo pensare.
Pensare all'ipertesto
Prima di tutto, un errore da non commettere: immaginare di trasformare un testo lineare in un ipertesto.
Nel primo, infatti il contenuto è organizzato in forma lineare o quasi (le note, i rimandi, le appendici, in fondo sono
dei link). Cercare una trasformazione diretta da quella base porterebbe a un risultato piatto e lineare. L'operazione corretta
da fare, in questo caso, è acquisire il contenuto, ripensarlo in forma ipertestuale e quindi gestirlo come un ipertesto.
Che cosa significa, allora, pensare all'ipertesto? Non pensare a una lettura ma a molte letture, non pensare a un solo inizio
ma a tanti inizi, non pensare a una fine e a una chiusura, ma immaginare (e disporre tecnicamente) la possibilità di
successivi ampliamenti. L'ipertesto, infatti, è una struttura composta di lessie (blocchi di contenuto) collegate tra
loro da link e organizzate a livelli, secondo una gerarchia mobile (non esiste un solo inizio). La fruizione dell'ipertesto
è quindi multilineare.
L'albero logico
Nell'organizzazione del contenuto ipertestuale, un'importanza giustamente fondamentale viene riservata al concetto di albero
logico. Si tratta del disegno materiale della gestione del contenuto del sito con l'indicazione delle gerarchie esistenti,
l'individuazione dei livelli in cui inserire le varie lessie e dei rapporti esistenti tra di essi. Come si capisce, è
il passaggio teorico più importante nell'organizzazione del contenuto. Chi disegna materialmente l'albero deve tenere
conto della gerarchia teorica delle informazioni ma anche di altre variabili, le più importanti delle quali sono
indotte dal cliente, che potrebbe decidere di spingere per un'informazione apparentemente secondaria oppure di mettere in
secondo piano una in teoria rilevante. È un'opera di mediazione tra le esigenze del cliente - che non sempre comprende
il carattere trasparente e user-centrico dell'informazione online - e il web master che dovrebbe - ma non sempre lo fa - tenere
in considerazione soprattutto questi parametri. Tuttavia, se l'albero logico ci indica la gerarchizzazione e i rapporti delle
informazioni, cioè il modo di organizzare l'informazione, non ci dice in base a che cosa organizzare le stesse.
I grappoli semantici
Il metodo migliore per capirlo, quindi, rimane l'analisi del contenuto e la costruzione di un grafo, di un modello, basato su
cluster, grappoli o insiemi semantici. Acquisite le notizie generali e dettagliate del cliente, bisognerà studiarle
approfonditamente per capire come raggrupparle in insiemi semantici, cioè in insiemi coerenti di informazioni.
FIGURA 1
Una prima distinzione di massima può essere fatta come nell'esempio riportato qui sopra dalla Figura 1, individuando
un'area aziendale istituzionale, un'area di prodotti e una di servizi, un'area riservata all'utente per le utility Web e una
ai collaboratori o partner per comunicazioni riservate. Si tratta solo di un esempio, immaginando di avere a che fare con
un'azienda. Il sito di una scuola potrebbe avere dei cluster diversi, riportati nell'esempio della successiva Figura 2.
FIGURA 2
A partire dai primi gruppi di coerenza informativa, si possono e si devono andare a definire altri sottogruppi d'informazioni
coerenti, e via di seguito, a seconda di quanto profonda (e dettagliata) voglia essere la nostra analisi. Questo serve a una
prima organizzazione contenutistica, ma non a stabilire la gerarchia delle informazioni. Nell'esempio della scuola, un
dettaglio dell'offerta formativa può essere considerato essenziale, e quindi avere un collegamento diretto in home page.
Allo stesso modo, per l'esempio del sito aziendale, un richiamo diretto alle promozioni della vendita di prodotti è
essenziale, e via di seguito. La rappresentazione a insiemi semantici, tuttavia, ci permetterà di sapere sempre che
cosa va dove, da un punto di vista semantico. L'utente, quando arriva sul sito effettua - inconsapevolmente e intuitivamente -
proprio un'analisi di tipo semantico, aspettandosi di trovare logicamente quelle aree. La prima organizzazione di un sito,
quindi, dovrà tenere conto per forza di questo modo di ragionare, permettendo all'utente di raggiungere ciascuna di
queste aree, secondo percorsi logici, gerarchie e link stabiliti in seguito.