Usability 2.0: abbandonare la tassonomia?
Come si concilia il concetto di findability, di trovabilità delle
informazioni, con le nuove esperienze di navigazione indotte dal modello del Web 2.0?
Come già detto, nel Web 2.0 la
folksonomia guadagna punti sulla tassonomia, cambia il modello di conoscenza e di reperimento delle informazioni, si
ristrutturano gli accessi alla conoscenze condivise.
Dalla categorizzazione e l'indirizzamento tipico dei modelli conoscitivi del Web degli anni Novanta, nel nuovo millennio ci si
è progressivamente allontanati da quelle tipologie per affrontare nuove sfide basate sulla folksonomy. L'indicizzazione
del Web, cioè, avviene su modelli collaborativi e condivisi che sfruttano l'associazione di tag e parole chiave ai siti
in questione. Le categorie del Web sono costruite dal basso, dagli utenti. Ma tutto questo come si concilia con la
findability?
Un'ipotesi di prossimo Web
Nella sua accezione estrema, i fautori della folksonomia prevedono la fine della tassonomia, dell'ordinamento per categorie
tradizionali. L'indicizzazione del Web così come è stato finora sarà sostituito da una nuova
indicizzazione fornita direttamente e liberamente dagli utenti che vogliono partecipare a questo progetto tramite strumenti
come Flickr, per le immagini, o
del.icio.us, per i siti. L'ordinamento dei
siti, a sua volta, sarà sostituita dalla struttura dei blog, con i suoi permalink, la progressione cronologica e le
raccolte di favoriti. L'accesso alle notizie di tipo istituzionale e alla stampa avverrà non più come ora arrivando
ai siti, ma tramite la distribuzione, la syndacation di flussi di informazioni (i feed RSS).
Addio alla tassonomia?
Tutto ciò comporterebbe l'abbandono completo, o quasi, dei modelli tradizionali, basati sulla tassonomia, l'ordinamento
e la categorizzazione in base a una struttura. A parte il fatto che quella visione del Web sembra ancora ampiamente prematura,
rimane poi da chiedersi se veramente sarà quello lo sviluppo del Web 2.0 e se sarebbe utile un tale sviluppo. Le
risposte, probabilmente, sono negative in entrambi i casi. Una spinta dal basso è tanto più utile quanto si
è cristallizzata una visione dall'alto: in assenza di un ordine fissato in modo gerarchico, qualsiasi tentativo di
indicizzare i contenuti rischia di restare approssimativo e senza alcuna autorità.
La findability nel Web 2.0
Nella visione di un Web completamento folksonomico, la trovabilità delle informazioni diventerebbe alquanto problematica
e senza alcuna autorità. Nel modello del Web 2.0, la findability diventa più efficace quando al modello
gerarchico si sovrappone un modello collaborativo, quando l'informazione verticale (proposta dal sito, dal motore di ricerca o
dal portale) si interseca con quella orizzontale (proposta dagli utenti o dai clienti). In questi casi, l'utente infatti
può avere una duplice strada per arrivare ai dati di suo interesse, e può mettere in atto quella che preferisce
oppure batterle entrambe. In questo caso, l'apparato folksonomico garantisce maggiore autorità alle informazioni
tassonomiche, che possono rispondere a un ordine non condiviso, ma indotto da chi stabilisce il modello d'indicizzazione. La
parola chiave, nel nostro caso, è dunque "condivisione": quando la tassonomia trova una chiave di condivisione con la
folksonomia, l'autorità dell'informazione (quale che sia, dalla news del giornale al prezzo di un prodotto) ha ancora
più forza e autorità.
Dentro i siti: l'architettura è un obbligo
Rimane infine la questione della findability interna ai siti: in assenza di una struttura, come reperire le informazioni?
Sicuramente gli strumenti già indicati
in precedenza rimangono validi. Ma non
è ancora sufficiente. Che si tratti di un sito di tipo tradizionale o di un blog, la chiave della trovabilità
delle informazioni è l'architettura delle informazioni. Non bisogna infatti confondere il modello dei blog come un
modello anarchico in assoluto. Ci sono regole diverse, ma queste regole esistono. L'architettura delle informazioni può
aiutare chi realizza il sito a costruire anche una struttura leggera e flessibile, come quella dei blog. La struttura di un
sito non coincide con un modello prefissato - strettamente gerarchico, impostato dall'alto, senza aperture di tipo
collaborativi. Organizzare le informazioni secondo i propri bisogni e i propri scopi - quali che essi siano - è
possibile in ogni caso. Non farvi ricorso è dannoso per il sito e per gli utenti.
Non è utile quindi sposare necessariamente un modello tassonomico chiuso. È sicuramente utile affidarsi
all'architettura e all'organizzazione delle informazioni.
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