Attributi del carattere
Scelta la famiglia di font da utilizzare una volta valutate le caratteristiche
intrinseche e il tipo di messaggio da veicolare, rimangono da studiare le applicazioni dei vari attributi del carattere.
Dopo aver visto tutte le questioni generali rispetto alla scelta della famiglia di caratteri da utilizzare, e alcun dettaglio
operativo, non rimane che approfondire il discorso andando a verificarne l'uso sul campo. Una volta stabilito il tipo di font,
rimane infatti da decidere come utilizzare i vari attributi che si possono assegnare al carattere stesso.
Gli attributi
In termini generici, per attributi del carattere si intendono gli stili, il colore, la dimensione e tutti gli altri effetti
possibili. In pratica, una volta scelto il font, lo si può declinare secondo varie caratteristiche particolari che
devono essere associate a usi particolari. Tipicamente, in editoria si utilizza il corsivo per le parole straniere non entrate
nell'uso comune, alcune volte per citazioni dirette e virgolettate, altre volte ancora per i titoli di altre pubblicazioni
citate. Si tratta di una branca, importante, delle cosiddette norme editoriali o norme redazionali. Ogni editore, ogni collana
di libri o giornale, stabilisce le proprie secondo criteri in parte assoluti e in parte derivati dall'uso, dall'abitudine e
dal gusto dei responsabili interni.
Le questioni tecniche
Chiunque abbia un po' di praticità con HTML sa bene che per attributi si intendono veri e propri tag specifici che
permettono di creare la formattazione in un certo modo o in un altro. Per esempio il tag <b> aperto e chiuso indica
al suo interno il testo che deve essere reso in grassetto. Il tag <i> indica il
corsivo, <strike> il testo barrato, e via di seguito. Inutile ripercorre le tappe di
sviluppo tecnico di HTML fino all'XML. Basti sapere che, poiché gran parte dei tag erano poi personalizzabili dagli
utenti finali semplicemente cambiando le impostazioni del browser, nella seconda metà degli anni Novanta si imposero
sempre più da parte dei produttori di browser dei tag proprietari, che non potevano essere variati. In questo modo si
cercava di rendere la visualizzazione delle pagine Web uguale alle intenzioni e alla realizzazione dell'autore. Tuttavia, la
strada dei tag proprietari apriva nuovi dibattiti e si rendeva necessaria una soluzione diversa.
I fogli di stile
In teoria, il codice HTML serve a governare il contenuto di un sito, mandando in secondo piano gli aspetti formali. In pratica,
però, spesso forma e contenuto vanno di pari passo e, nell'uso, l'importanza delle questioni formali si è
rivelata pari o quasi a quella dei contenuti veicolati. Per questo motivo il
W3C è arrivato a sancire una distinzione netta tra
la logica del contenuto, governata dal linguaggio HTML, e l'aspetto formale. Per gestire quest'ultimo è stato definito
un linguaggio a parte, il CSS o Cascading Style Sheet. Sono i fogli di stile, che raggruppano tutte le annotazioni relative
all'aspetto delle pagine Web togliendole dall'HTML. In realtà, molti attributi sono rimasti validi e in uso anche
nell'HTML (per esempio i gi�citati <b> e <i>), ma i fogli di stile hanno reso possibile la creazione di
pagine Web pulite, in cui non ci fossero commistioni tra contenuto e aspetto formale. E questo non è un vezzo tecnico di
secondo piano, se si pensa alla grandezza delle pagine Web o ai problemi di accessibilità per l'uso di browser vocali,
per esempio. I fogli di stile interagiscono con l'HTML (e poi con XML) in maniera completa e tramite semplici comandi.
Le scelte di fondo
Le questioni tecniche, però, non devono distrarre dall'analisi dell'uso degli stili e degli altri attributi dei
caratteri. In particolare e ancora una volta, bisogna ricordare come un aspetto fondamentale sia dato dalla coerenza interna.
Quelle che per le case editrici sono le norme editoriali o redazionali, in piccolo possono essere riprodotte anche per
l'estensore dei contenuti di un sito Web. Il grassetto, il corsivo o qualsiasi altro stile (come del resto la scelta di un
colore per una certa parte di testo) rappresentano delle rotture, delle evidenze rispetto al corpo del testo normalmente
impiegato. Quindi, attraverso questi stili si comunica al lettore un dettaglio (di tipo contenutistico) ulteriore: che un
concetto è particolarmente rilevante (il grassetto, in genere) oppure che si tratta di una citazione (il corsivo, per
esempio).
I colori
Nello stesso modo, l'uso di un colore diverso da quello utilizzato costantemente per il corpo del testo può indicare
una differenza da cogliere al volo: se si sta creando un tutorial su qualche linguaggio di programmazione, il codice d'esempio
può essere marcato e reso evidente attraverso l'uso del colore rosso o blu. L'importante è che si rispetti un
criterio di coerenza interna, come detto. Se il codice è rosso, lo sarà sempre. Con gli stili e gli attributi
possiamo rendere evidente qualsiasi tipo di contenuto: per un sito di e-commerce che effettua sconti particolari, il prezzo di
listino può essere il nero normale, il prezzo scontato in rosso. E in rosso avremo, per tutto il sito, soltanto i
prezzi scontati.
I livelli di lettura
Ogni volta che si esce dalle righe utilizzando uno stile o un colore particolare, diverso da quello base, si mette il lettore
nelle condizioni di effettuare una lettura a un altro livello. Proprio come per il corpo del carattere. A un corpo più
grande corrispondono di solito i titoli. E un lettore distratto e con poco tempo può effettuare una prima lettura
soltanto su di essi. Allo stesso modo, nella lettura corrente, uno stile o colore diverso balzano fuori dal testo e colpiscono
il lettore suggerendogli un percorso diverso. È evidente a questo punto che un uso indiscriminato di troppi stili o
colori possa indurre il lettore nel caos più totale. Se servono a evidenziare dei passaggi o dei contenuti, bisogna
stare attenti a non portare in evidenza tutto il testo, perché a questo punto si perderebbe appunto lo scopo
semplicemente parificando tutto a un livello più alto di lettura.
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