Quanto aiutano le norme redatte dagli esperti nella realizzazione di siti usabili? La
questione è aperta. Tra chi ne esalta la chiarezza e chi ne vede soltanto i limiti, cerchiamo di capire la loro validità.
Euristiche, linee guida, norme tecniche, consigli pratici: sul Web e sull'usabilità ciascuno si sente in grado di dire la sua. Ma
che validità possono avere questo tipo di regole nella costruzione pratica di un sito Web? La questione è aperta: alcuni
designer sono insofferenti rispetto alle ristrettezze imposte dai guru dell'usability, da Nielsen primo fra tutti, altri le considerano
l'unico rimedio al proliferare di siti caotici, ridondanti ed eccessivi.
Che cosa sono
Abbiamo già visto le dieci regole base di Nielsen:
si tratta di euristiche, cioè norme generali che indicano come dovrebbe essere realizzato un sito e alle quali l'interfaccia dei
siti stessi dovrebbe attenersi. Non sono, però, norme provate e finite: a queste, Nielsen e i suoi collaboratori arrivano sulla base
dell'esperienza e del confronto, partendo da un'idea precostituita di usabilità. Idea loro che, per quanto ragionevole e precisa,
può suscitare simpatie o antipatie. Da queste norme discendono normalmente delle linee guida, cioè dei ragionamenti più
ampi su come costruire, nel dettaglio realizzativo, i siti Web. A cascata, da queste norme ma anche autonomamente, possono essere
rintracciati consigli pratici di design, norme tecniche di realizzazione e quant'altro.
Chi definisce le norme
Tutte queste norme valgono nella misura in cui il designer crede all'impostazione generale di usabilità data in partenza. Il primo
dubbio, allora, deriva da chi emana queste norme. Un personaggio come Nielsen si è creato fama e credibilità da anni di lavoro
su queste tematiche. Altri non possono vantare le stesse conoscenze ed esperienze. Anzi, in qualche caso, un designer si sente autorizzato
a dare norme soltanto perché quello è il suo lavoro. Un po' poco. Un designer dovrebbe lavorare a stretto contatto con il suo
cliente, ragionando su un progetto reale, sui problemi e sulle esigenze, e sulla base di queste applicare metodi e scelte. Non il contrario,
partire dalle proprie convinzioni per creare un sito valido.
Il valore originario
Inoltre, non bisogna perdere di vista che l'usabilità non è, non può essere, una scienza esatta. Che cosa significa?
Che ogni tentativo di normare in maniera stringente la materia è un tentativo accademico. La realtà impone altre
caratteristiche, che le norme non sempre hanno: flessibilità, elasticità, adattamento. Le norme e le linee guida devono valere
per quello che sono: indicazioni di massima, punti fermi in una disciplina giovane e ancora un po' caotica. Rendere queste norme assolute e
definitive sarebbe un errore. Prenderle come punto di riferimento, ma sempre relativo e flessibile, è probabilmente l'approccio
migliore. Di non tutte le regole è dimostrabile l'efficacia, sempre e comunque.
Libertà nel rispetto dell'utente
Per riassumere, un po' di buon senso applicato all'usability e alle sue norme interpretative non guasta. A tal punto che altri sono arrivati
a teorizzare in maniera completa l'uso del buon senso. I link devono essere per forza blu? Il menu deve stare per forza a sinistra? I
riferimenti istituzionali per forza in basso, sotto la pagina? Gli elementi multimediali per forza banditi dal sito? Così si
dovrebbe fare, secondo un'interpretazione rigorosa e ristretta delle norme di usability di Nielsen. Ma allora, l'originalità, lo
scopo, la creatività non servono più a nulla? Se un utente riesce perfettamente a capire che il menu è a destra e che
i link sono in rosso, perché non proseguire in questo modo? La percezione dell'utente è quello che conta. Se la sua percezione
è corretta anche in presenza di elementi in contrasto con l'enunciazione delle norme, allora si può ben ritenere che
l'usabilità del sito sia salvaguardata. Questo è il concetto di perceived affordance a cui si richiamano molti altri
studiosi di usability.
Il buon senso
Proprio a questi ragionamenti riconduce un altro guru dell'usabilità, Steve Krug. Secondo Krug, il modo migliore per valutare
l'usabilità non è quello di rifarsi a regole euristiche, ma ai test d'usabilità. Questi sono il vero metro di paragone
per capire se il sito può funzionare o meno. Bisogna indagare insieme agli utenti su quali correttivi introdurre in una certa pagina
o in un certo sito. Sulla base della loro esperienza e della loro percezione delle soluzioni proposte. Per Krug, i problemi che si
incontrano nell'usability non sono insuperabili, non hanno bisogno di essere normati al principio, ma possono essere risolti con il
common sense, con un po' di buon senso e spirito d'osservazione.
Regole non normative
Da questi presupposti, Krug arriva ad enunciare tre regole di buon senso, che non hanno un valore stringente e normativo forte, ma che danno
indicazioni di massima sugli obiettivi da perseguire. Il tutto ragionando sulla base della concezione d'usabilità come del
procedimento per rendere la navigazione un'esperienza semplice. L'usabilità è soltanto la verifica che qualcosa funzioni a
dovere, ed è applicabile tanto al Web quanto a qualsiasi altro strumento o mezzo. Da qui le tre regole. Non farmi pensare! Conosciuta come il motto di Krug, anche perché usato come titolo di un suo
famoso libro, questa frase rappresenta il succo dell'idea di usabilità: l'utente deve poter navigare nel sito senza bisogno di
particolari processi mentali o conoscitivi. Quindi, le caratteristiche necessarie alle pagine Web sono l'autoesplicazione del messaggio e
della struttura delle pagine. Eliminare ogni possibile punto interrogativo e ricorrere alle consuetudini già affermate in Rete sono
ottimi punti di partenza. Puntare alla qualità dell'interazione. Non importa quanti clic debba fare un utente per arrivare a
una certa informazione, purché ogni passaggio sia chiaro, lineare e semplice, senza bisogno di un atto cognitivo da parte
dell'utente. Il nodo centrale, quindi, non è la quantità di clic, un termine di paragone spesso citato nelle norme di
usabilità secondo il procedimento: più clic, meno usabilità. Il nodo centrale è la loro qualità,
cioè la rispondenza di ogni clic alla prima norma generale: l'utente non deve pensare. Adeguare il contenuto al mezzo. Propriamente, la norma riguarda il linguaggio: elimina metà delle
parole di ogni pagina, e poi elimina metà di quello che è rimasto. In realtà, per estensione, si può applicare
a tutto il contenuto, anche se il linguaggio scritto merita particolare attenzione proprio per la peculiarità del mezzo. Niente di
nuovo, in definitiva, rispetto alla prima norma: semplificare significa anche ridurre tutti quegli elementi che portano l'utente a uno
sforzo di comprensione. Eliminare tutto il testo inutile è una buona idea, non soltanto per il Web.