Spamming sui motori
Migliorare il posizionamento nei motori di ricerca? È indispensabile,
ma è anche da curare con attenzione, perché gli eccessi non fanno bene. I search engine hanno politiche
rigorose rispetto allo spamming.
La notizia di questi giorni è il banning subito dal sito tedesco di BMW da parte di Google: il suo declassamento,
in altre parole, a ranking 0, cioè visibilità 0. Perché tale accanimento con il sito della nota
casa automobilistica tedesca? Perché si è macchiata del peccato più grave nei confronti di un motore
di ricerca: ha fatto search engine spamming, cioè ha creato degli artifici tecnici per migliorare il suo
posizionamento. Ma come, non è legale inserire parole chiave e metatag per aumentare la propria visibilità
in un certo motore? Certo, è perfettamente legale e anche il search engine spamming non comporta illeciti di
alcun tipo. Semplicemente, se si esagera si va contro la spam policy impostata da un singolo motore, e se ne pagano le
conseguenze.
Gli utenti in evidenza
Quando si esagera? Qual è il confine tra il regolare aumento della visibilità attraverso tecniche di
miglioramento del ranking e lo spamming sui motori? Il buon senso già ci viene in aiuto, perché le spam
policy di tutti i motori di ricerca in fondo guardano all'utilitè per l'utente finale. In sostanza, è
considerato spam l'inserimento di caratteristiche nel sito al solo scopo di favorirne un migliore piazzamento nel
ranking. In pratica, contenuto inappropriato, ridondante o di bassa qualità. Qualsiasi cosa non sia
d'utilità all'utente nell'identificare e trovare esattamente quel sito. Un esempio per tutti: è spamming
inserire artificiosamente il nome di attori o attrici (magari quelli più cercati nel Web) nella home page e nei
metatag del sito di un rivenditore di Pc. Il solo scopo del loro inserimento sarebbe quello di far apparire il sito in
questione anche quando si cerca quel certo attore o attrice: fuorviante e inutile per gli utenti. Cioè spamming.
Search engine spamming
L'esempio riportato, in realtà, è uno spamming di basso livello. Le tecniche e procedure riconosciute come
search engine spamming sono diverse da motore a motore, e per conoscerle esattamente è sempre bene verificare
sulle pagine dei singoli search engine. Tuttavia, una serie di pratiche sono considerate spamming praticamente da tutti.
Vediamole.
Keyword stuffing. È l'eccessivo ricorso alle parole chiave in genere. Rispetto al
tag keyword, il limite suggerito dai motori è di 25 per pagina. Il keyword stuffing è sicuramente spam
quando si accompagna a una pagina dedicata, una doorway che non ha altro scopo se non quello di incrementare il
posizionamento del sito.
Redirect. La generazione automatica di pagine senza contenuto o con un contenuto minimo,
il cui unico scopo è quello di passare ad un'altra pagina che è veramente quella del sito. In particolare,
il redirect con refresh HTML molto rapido, con un tempo basso è da sempre considerato spamming. Diverso il
redirect reale, cioè con un tempo di indirizzamento più alto (15-20 secondi) funzionale a far trovare
pagine che tecnicamente soffrirebbero di scarsa visibilità (per esempio in Flash).
Free For All. Sono pagine senza contenuto, che contengono soltanto un gran numero di link
alle proprie pagine reali. Cercano di agire sulla link popoluraty, uno dei parametri più utilizzati dai motori
per stabilire il ranking, senza portare alcun beneficio agli utenti. Per questo sono spam al pari di altre analoghe
tecniche di creazione artificiosa di link (come il link farming o il link spamming).
Cloaking. È una tecnica per cui si utilizza un codice di programmazione sul server
in modo che a un determinato IP compaia una certa pagina: allo spider di un certo motore mostra una certa pagina, a un
altro un'altra pagina, agli utenti un'altra ancora.
Le sanzioni
Chi per errore o per abuso incorre in una delle pratiche soppracitate rischia di subire gravi penalizzazioni da parte
dei motori di ricerca. Rimane da chiarire che anche per i search engine non è facile individuare gli spammer,
anche se Google ha recentemente promesso maggiore attenzione al fenomeno. Chi fa spam, comunque, può subire una o
pi delle seguenti ritorsioni:
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un declassamento nel posizionamento della pagina |
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l'esclusione totale della pagina dal database del motore |
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banning del dominio del motore |
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banning dell'Ip |
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segnalazione nelle black list dei motori di ricerca |
Nel caso citato all'inizio di BMW, colpevole di aver creato una doorway con keyword stuffing, Google le ha applicato una
pena severa: il banning del sito con conseguente ranking 0. Basta pensare all'importanza della visibilità in
Google per qualsiasi sito di azienda per capire il danno d'immagine ed economico che tale sanzione comporti per BMW.
Contestualmente Google ha richiesto al colosso tedesco di chiarire la sua posizione rispetto all'azione di spamming e di
non ripeterla. Probabilmente, se BMW ottempererà a tali richieste, dopo un periodo di purgatorio, sarà
riammessa al ranking normale, misurato sulle pagine reali. Per non incappare, anche inconsapevolmente, in questi pesanti
inconvenienti, è sempre bene seguire le linee guida dei singoli motori.
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