Il navigatore italiano
Da una ricerca della società Novatris condotta su un campione di 102.425 persone esce un ritratto preciso dell’utente Internet
nostrano. In prevalenza maschio e di età compresa tra i 35 e i 49 anni, possiede computer e cellulare, ama frequentare i siti
tecnologici e in Rete svolge le attività pi comuni: scarica musica e video, ascolta le radio, legge gli annunci, partecipa a forum
e newsgroup, utilizza le chat e i messenger. Più interessante è capire la distribuzione geografica, con il Nord che la fa da
padrone. Il 55% degli utenti che si collega quotidianamente vive nel Settentrione, il 20% nel Centro e il 25% nel Sud e nelle
isole. I servizi avanzati come il banking online e le assicurazioni Web non ispirano grande fiducia, mentre sorprende la disponibilità
nei confronti degli acquisti online: a fronte di un 19% che rifiuta drasticamente l’idea, ben il 55% dichiara di non avere
alcun problema a effettuare e-shopping e il 26% è apertamente possibilista. Il che fan ben sperare.
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La crisi del B2B
Che le transazioni online business to business (B2B) in Italia fossero in crisi era una sensazione diffusa da parecchio. Ora uno
studio dell’Università Bocconi mette in luce alcuni dettagli sulla regressione di questo segmento Internet.Nel 2002 le
transazioni B2B si sono fermate a quota 750 milioni di euro (poche briciole nei valori generali del mercato business). Inoltre,
tra il 2001 e il 2002 si è passati in questo settore da 130 operatori a soli 45. A uscire di scena sono stati soprattutto gli
operatori finanziati da venture capital, mentre sembra andare meglio ai grandi gruppi industriali e ai singoli manager. Minor quantità
per una maggiore qualit�#63;
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Luci e ombre sulla tecnologia
Secondo il consueto rapporto Assinform
(Associazione nazionale produttori tecnologie e servizi per l’informazione e la comunicazione) il mercato high tech del
primo semestre 2003 è stato alquanto deludente. A un +0,6% complessivo sul primo semestre 2002, infatti, concorre
positivamente un incoraggiante +3,2% del segmento TLC, ma spicca in negativo il -4,4% dell’IT. Molto bene i servizi
TLC a valore aggiunto (tra cui Internet), mentre i servizi informatici registrano una performance negativa preoccupante
(-6,1%).
Questi dati contrastanti possono essere letti come l’ennesimo segnale di stagnazione della nostra economia, incerta tra una ripresa
che partirà proprio là da dove è iniziata la crisi (Internet) e la mancanza di investimenti e sviluppo.
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