Internet economy - Ottobre 2005 - E-mail marketing

Campagne e-mail al bivio


I dati di DoubleClick mostrano un calo del tasso di apertura delle e-mail commerciali. Attività in crisi? Probabilmente siamo di fronte a un bivio per l'e-mail marketing: ripiegare sulle forme rampanti iniziali in crisi oppure avvicinare gli utenti con nuove caratteristiche?


DoubleClick, una delle maggiori agenzie americane di settore, ha pubblicato i dati relativi all'efficacia dell'e-mail marketing nel secondo quadrimestre 2005: i risultati indicano un brusco crollo della credibilità dell'e-mail come mezzo di promozione. Le cause di questo andamento negativo sono da ricercare nella maggiore attenzione e selezione dei navigatori verso i messaggi pubblicitari, e nell'uso sempre più diffuso di filtri e software che disabilitano i componenti ipertestuali delle e-mail.

Apertura in calo

I dati raccolti da DubleClick provengono da imprese e società del settore: prodotti e servizi finanziari, consumer service, società di raccolta dati ecc.. Da questi risulta che la percentuale di apertura di e-mail da campagne sia del 27,5%, in calo di tre punti percentuali sul dato relativo al primo quadrimestre 2005. Analizzando l'andamento dei tassi di apertura di messaggi promozionali e pubblicitari negli ultimi tre anni ci si rende conto di quanto abbia perso in efficacia questo strumento che, solo un paio di anni fa, sembrava poter essere concorrenziale con la televisione: nel 2003, infatti, il dato era vicino al 40%, con una forte crescita dell'interesse delle imprese per questo nuovo mezzo di marketing.

Paradossi delle campagne

Gli operatori si trovano a fare i conti quindi con un fenomeno nuovo, cioè il calo dell'apertura dei messaggi pubblicitari. Tuttavia, questo calo è compensato dalla crescita dei dati relativi al click-to-purchase conversion rate e al bounce mail (l'arrivo a destinazione del messaggio pubblicitario). Questo paradosso è chiaramente riconducibile al fenomeno dello spam, per cui sempre più spesso gli utenti eliminano a priori le e-mail di tipo commerciale, magari anche senza distinguere tra posta indesiderata e notizie provenienti da sottoscrizioni volontarie. Anche il fenomeno del bounce message, pur resistendo in questo quadrimestre, rispetto agli anni precedenti mostra che gli utenti arrivano addirittura ad abbandonare indirizzi e-mail sovraesposti dal punto di vista dello spam.

Spam sottovalutato?

L'utente Internet ormai conosce molto bene lo spamming: tutti, prima o poi, navigando in rete ci siamo imbattuti in messaggi promozionali non richiesti; in alcuni casi, la casella di posta elettronica è assalita da massicce dosi di pubblicità indesiderata. La recente ricerca di Pew Internet & American Life Project ha messo in evidenza come il fenomeno sia vissuto dagli utenti americani come un grande problema con conseguente cambiamento dei comportamenti on line. DoubleClick sembra sottostimare questo ultimo dato: secondo l'agenzia americana, le cause del vistoso calo nei tassi di apertura delle e-mail commerciali sono da imputare in primo luogo a fattori tecnologici.
I filtri, i software e le difese utilizzati dai destinatari di posta elettronica e dagli Internet Service provider disabilitano la visualizzazione dell'immagine, impedendo il reale conteggio delle e-mail aperte: infatti, i sistemi di rilevazione di apertura della posta elettronica promozionale si basano su una minuscola immagine per stimare il comportamento dei destinatari. Il "blocco immagine" provocato dagli antispamming, renderebbe quindi poco attendibile il dato relativo all'efficacia del messaggio promozionale, che sarebbe sottostimato.

Atteggiamenti diversi

Sicuramente quello tecnologico è un fattore da tener presente, ma che merita una lettura più approfondita e da prospettive differenti: bisogna innanzitutto chiedersi perché gli utenti di posta elettronica si siano dotati di questi software. E la risposta riporta allo spamming. La protezione della propria privacy o, anche, il semplice desiderio di poter navigare senza essere sommersi da spam sono motivazioni molto serie, e le stesse aziende che utilizzano l'e-mail marketing in passato non sono state esenti da colpe: se da un lato l'utente della Rete sembra essersi assuefatto alle intrusioni pubblicitarie (elimina senza leggere), dall'altro sta anche maturando una maggiore consapevolezza nell'uso degli strumenti di difesa. Antispamming e antispyware sono ormai quasi assimilati ai consueti antivirus, e anche i comportamenti dei navigatori stanno cambiando in funzione di questi oggetti indesiderati: si presta pi attenzione alle e-mail notando da chi provengono e analizzandone il contenuto (visualizzato in anteprima), si evitano i link promossi in queste e-mail, si arriva al cambio di indirizzo di posta elettronica, utilizzando tecniche di copertura del proprio indirizzo online per evitare di essere intercettati dagli spider degli spammer (per esempio, inserendo l'espressione "nospam" o simili negli indirizzi pubblici).

E-mail marketing maturo

In definitiva i dati di DoubleClick suonano come una sorta di avvertimento alle imprese: gli utenti sono stanchi di essere prevaricati del loro diritto a navigare liberamente e proteggere i propri dati personali. Lo spam selvaggio che li ha sommersi per anni ha ormai i giorni contati. A questo punto, la riflessione successiva riguarda l'efficacia delle promozioni via e-mail: sta segnando il passo oppure ha ancora un futuro? La prima e più importante considerazione è una diretta conseguenza dei dati stessi. Se aumenta il tasso di conversione degli acquisti, la sua efficacia è indubbia. Se diminuisce il tasso di apertura, la difficoltà si sposta dal convincere l'utente a comprare a quello di informarlo. Per questo si può ritenere di essere di fronte a una svolta per l'e-mail marketing. Dalla prima fase aggressiva, ai limiti dello spam, e anche poco raffinata, gli utenti dimostrano che per mantenere efficacia le campagne via e-mail devono spostarsi verso un discorso di qualità e maggior rispetto del cliente. L'e-mail marketing sta diventando maturo, nel senso che i tassi di crescita non possono più essere quelli rampanti degli scorsi anni, ma anche nel senso che le aziende devono guardare agli utenti con rinnovata attenzione.
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