Spyware, pericolo reale
I timori sulla diffusione degli spyware sono motivati: la conferma arriva da
due ricerche che hanno preso in esame il fenomeno da punti di vista diversi.
È stato detto più volte: i famigerati spyware rappresentano una minaccia concreta e molto forte.
I rischi per il navigatore inesperto, ma anche per chi è più avvezzo alla rete (visto che l'installazione
di questi software avviene in automatico, senza essere notificata), sono notevoli: si va da un minore grado di
stabilità e di protezione del computer, a problemi di navigazione, alla continua apertura di finestre pop up
pubblicitarie, oppure a vere e proprie violazioni della legge sulla privacy, alla cessione a terzi di dati
personali e riservati, fino alla clonazione delle carte di credito nei casi più estremi. Difficili da combattere,
è molto meglio cercare di prevenirli evitando se possibile le navigazione in siti di dubbia sicurezza
(pornografici, di casino online, di giochi o free software di oscura provenienza).
La situazione in America
A confermare tutte le preoccupazioni sugli spyware, è uscito in luglio un rapporto curato negli Stati Uniti da
Pew Internet and American Life Project,
riguardo le abitudini e i comportamenti online dei navigatori americani. La ricerca ha messo a confronto i dati in
possesso degli esperti della sicurezza in rete e delle società di Internet marketing con quelli ricavati da un
questionario somministrato nei mesi di maggio e giugno 2005 a un campione di oltre mille navigatori. Il confronto ha
evidenziato che nove navigatori americani su dieci hanno cambiato il loro modo di operare online a causa del proliferare
degli spyware.
La diffusione degli spyware
Le proiezioni fatte dai ricercatori indicano che il 43% degli utilizzatori internet negli USA, pari a circa 59
milioni di persone, ha o ha avuto in passato nel proprio computer programmi di questo tipo. Ben il 68%, circa 93
milioni, ha avuto nel 2004 esperienze di malfunzionamento del computer direttamente imputabili all'inconsapevole
installazione di questi programmi nel proprio sistema operativo.
I cambiamenti occorsi
La diffusione di questi software-spia ha indotto la quasi totalità della popolazione Internet statunitense a
modificare abitudini e comportamenti in Rete. Particolarmente significativo l'atteggiamento degli utenti americani
riguardo la gestione delle attività di posta elettronica: l'81% degli intervistati rifiuta di aprire allegati
di e-mail la cui provenienza non sia certa e sicura. Anche le modalità di navigazione sono state modificate per
eludere gli spyware: il 48% dichiara di evitare la visita a siti potenzialmente pericolosi per la sicurezza e
l'integrità del proprio computer, mentre il 25% afferma di aver interrotto la frequentazione delle reti peer
to peer per non incorrere nel rischio di scaricare inconsapevolmente nel proprio sistema operativo programmi indesiderati.
Infine, il 18% ha scelto di utilizzare browser di navigazione alternativi rispetto a quelli di più larga
diffusione, ritenendo (e non del tutto a torto) che i browser più popolari e conosciuti (cioè le varie
versioni di Explorer) offrano maggiormente il fianco alla diffusione degli spyware.
Il costo
Ma questa diffusione non è solo un fastidio per il singolo utente: ha anche un costo effettivo, una spesa che
è normale conseguenza della degenerazione delle funzionalità dei Pc. Il rapporto Pew segnala che circa 28
milioni di utenti hanno dovuto sborsare mediamente un centinaio di dollari a testa per riparare il computer.
Le ricadute
Adware e spyware sono stati creati anche per controllare le frequentazioni, gli usi e le abitudini online degli utenti ai
fini di mercato. Società di marketing online sfruttano quei dati per elaborare nuove strategie. I risultati del
rapporto, però, indicano chiaramente che a lungo termine l'utente modifica proprio quelle abitudini che erano
l'oggetto di studio. Il navigatore è più che infastidito dallo spamming in arrivo sul proprio monitor,
diventa sempre più prudente nella frequentazione di siti potenzialmente sospetti. Viene prestata maggiore
attenzione a ciò che passa in Rete e i messaggi vengono selezionati con maggior cura, quando non addirittura
ignorati. Il sistema, nel suo complesso, ne esce con le ossa rotte, nel senso che difficilmente una campagna
pubblicitaria online può fare breccia tra simili utenti. Soltanto i siti e i marchi più seri, conosciuti e
rispettosi degli utenti hanno qualche possibilità di andare a segno.
E in azienda?
La diffusione degli spyware, naturalmente, non si limita ai Pc di casa. Anche in azienda il rischio di installarli
è molto fondato, con rischi magari per l'intera rete aziendale o per dati sensibili (sia personali, sia aziendali).
Le conferme in questo senso arrivano da un secondo report, condotto dalla società di consulenza
Surf Control. L'indagine, svolta su 300
impiegati di entrambi i sessi, ha dimostrato che i lavoratori uomini usano e frequentano più delle donne i servizi
e le tecnologie che spesso sono fonte di pericoli per la sicurezza (peer to peer, siti porno, software illegali). La
ricerca non pone l'accento sulla diffusione di spyware ed altri pericoli della sicurezza, quanto sugli atteggiamenti
degli utenti. Alla base delle infezioni, infatti, non ci sono errori o limiti tecnologici, quanto errori, cattive
abitudini e comportamenti degli utenti. E di questo è bene non scordarsi mai.
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