Internet economy - Settembre 2005 - Spyware

Spyware, pericolo reale


I timori sulla diffusione degli spyware sono motivati: la conferma arriva da due ricerche che hanno preso in esame il fenomeno da punti di vista diversi.


È stato detto più volte: i famigerati spyware rappresentano una minaccia concreta e molto forte.
I rischi per il navigatore inesperto, ma anche per chi è più avvezzo alla rete (visto che l'installazione di questi software avviene in automatico, senza essere notificata), sono notevoli: si va da un minore grado di stabilità e di protezione del computer, a problemi di navigazione, alla continua apertura di finestre pop up pubblicitarie, oppure a vere e proprie violazioni della legge sulla privacy, alla cessione a terzi di dati personali e riservati, fino alla clonazione delle carte di credito nei casi più estremi. Difficili da combattere, è molto meglio cercare di prevenirli evitando se possibile le navigazione in siti di dubbia sicurezza (pornografici, di casino online, di giochi o free software di oscura provenienza).

La situazione in America

A confermare tutte le preoccupazioni sugli spyware, è uscito in luglio un rapporto curato negli Stati Uniti da Pew Internet and American Life Project, riguardo le abitudini e i comportamenti online dei navigatori americani. La ricerca ha messo a confronto i dati in possesso degli esperti della sicurezza in rete e delle società di Internet marketing con quelli ricavati da un questionario somministrato nei mesi di maggio e giugno 2005 a un campione di oltre mille navigatori. Il confronto ha evidenziato che nove navigatori americani su dieci hanno cambiato il loro modo di operare online a causa del proliferare degli spyware.

La diffusione degli spyware

Le proiezioni fatte dai ricercatori indicano che il 43% degli utilizzatori internet negli USA, pari a circa 59 milioni di persone, ha o ha avuto in passato nel proprio computer programmi di questo tipo. Ben il 68%, circa 93 milioni, ha avuto nel 2004 esperienze di malfunzionamento del computer direttamente imputabili all'inconsapevole installazione di questi programmi nel proprio sistema operativo.

I cambiamenti occorsi

La diffusione di questi software-spia ha indotto la quasi totalità della popolazione Internet statunitense a modificare abitudini e comportamenti in Rete. Particolarmente significativo l'atteggiamento degli utenti americani riguardo la gestione delle attività di posta elettronica: l'81% degli intervistati rifiuta di aprire allegati di e-mail la cui provenienza non sia certa e sicura. Anche le modalità di navigazione sono state modificate per eludere gli spyware: il 48% dichiara di evitare la visita a siti potenzialmente pericolosi per la sicurezza e l'integrità del proprio computer, mentre il 25% afferma di aver interrotto la frequentazione delle reti peer to peer per non incorrere nel rischio di scaricare inconsapevolmente nel proprio sistema operativo programmi indesiderati. Infine, il 18% ha scelto di utilizzare browser di navigazione alternativi rispetto a quelli di più larga diffusione, ritenendo (e non del tutto a torto) che i browser più popolari e conosciuti (cioè le varie versioni di Explorer) offrano maggiormente il fianco alla diffusione degli spyware.

Il costo

Ma questa diffusione non è solo un fastidio per il singolo utente: ha anche un costo effettivo, una spesa che è normale conseguenza della degenerazione delle funzionalità dei Pc. Il rapporto Pew segnala che circa 28 milioni di utenti hanno dovuto sborsare mediamente un centinaio di dollari a testa per riparare il computer.

Le ricadute

Adware e spyware sono stati creati anche per controllare le frequentazioni, gli usi e le abitudini online degli utenti ai fini di mercato. Società di marketing online sfruttano quei dati per elaborare nuove strategie. I risultati del rapporto, però, indicano chiaramente che a lungo termine l'utente modifica proprio quelle abitudini che erano l'oggetto di studio. Il navigatore è più che infastidito dallo spamming in arrivo sul proprio monitor, diventa sempre più prudente nella frequentazione di siti potenzialmente sospetti. Viene prestata maggiore attenzione a ciò che passa in Rete e i messaggi vengono selezionati con maggior cura, quando non addirittura ignorati. Il sistema, nel suo complesso, ne esce con le ossa rotte, nel senso che difficilmente una campagna pubblicitaria online può fare breccia tra simili utenti. Soltanto i siti e i marchi più seri, conosciuti e rispettosi degli utenti hanno qualche possibilità di andare a segno.

E in azienda?

La diffusione degli spyware, naturalmente, non si limita ai Pc di casa. Anche in azienda il rischio di installarli è molto fondato, con rischi magari per l'intera rete aziendale o per dati sensibili (sia personali, sia aziendali). Le conferme in questo senso arrivano da un secondo report, condotto dalla società di consulenza Surf Control. L'indagine, svolta su 300 impiegati di entrambi i sessi, ha dimostrato che i lavoratori uomini usano e frequentano più delle donne i servizi e le tecnologie che spesso sono fonte di pericoli per la sicurezza (peer to peer, siti porno, software illegali). La ricerca non pone l'accento sulla diffusione di spyware ed altri pericoli della sicurezza, quanto sugli atteggiamenti degli utenti. Alla base delle infezioni, infatti, non ci sono errori o limiti tecnologici, quanto errori, cattive abitudini e comportamenti degli utenti. E di questo è bene non scordarsi mai.
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