L'ITC cresce lento, ma c'è fiducia per il futuro
Come va l'ICT italiano? Non bene, stando ai dati definitivi del secondo
semestre 2004 resi noti dall'Osservatorio della Società dell'Informazione. Eppure, c'è ottimismo per gli
anni a venire.
L'osservatorio della Società dell'Informazione, voluto da
Ministero per l'Innovazione
e le Tecnologie e realizzato da Federcomin,
ha presentato a fine giugno i risultati dell'analisi semestrale relativa alla seconda metà del 2004, circa lo
stato e le dinamiche di utilizzo di nuove tecnologie da parte delle imprese, dei cittadini e della Pubblica
Amministrazione. I dati e i numeri dell'ICT italiano dimostrano una leggera crescita rispetto al semestre precedente, ma
ancora lenta per poter affermare che il nostro Paese ha definitivamente imboccato la strada dell'innovazione tecnologica:
accanto a segnali positivi, come un maggior utilizzo da parte della popolazione della banda larga o dei servizi di
e-government, si registra un incremento sotto le aspettative nella spesa per l'innovazione delle imprese. Un quadro, come
rilevato anche dall'Osservatorio, che presenta zone di luce e zone d'ombra, ma che lascia intravedere evoluzioni positive
per il 2005 e gli anni a seguire.
Un futuro luminoso?
Per il 2005, infatti, l'Osservatorio prospetta una crescita più marcata sia per il settore delle TLC sia per quello
dell'IT. L'ICT potrà contare su nuove e molteplici opportunità di business connessi alla crescente adozione
di tecnologie innovative: si attendono risultati positivi dai nuovi servizi legati alla televisione digitale terrestre,
la banda larga, le tecnologie wireless, il mercato dei contenuti digitali, l'auspicato sviluppo di tecnologie di
infomobilità e delle RFID (La tecnologia di identificazione dei prodotti via onde radio).
I dati certi
Quelli relativi al 2004, però, sono i dati su cui si devono fare i conti a tutt'oggi, e non sono particolarmente
incoraggianti: se da una parte le famiglie e i privati dimostrano un costante e crescente interesse per le tecnologie
(soprattutto quelle legate all'entertainment domestico), sono proprio le imprese a segnare il passo. Per le grandi
aziende, il ricorso all'innovazione è un passaggio obbligato e la conseguente diffusione delle tecnologie è
adeguata. Sono però le PMI il vero tallone d'Achille dell'innovazione tecnologica: non solo sono in ritardo
nell'adozione, ma sono anche arretrate dal punto di vista culturale, con il risultato che neppure capiscono perché
dovrebbero adottare le nuove tecnologie nei propri processi aziendali. Rispetto ai singoli settori, poi, i risultati sono
pieni di luci e ombre: vediamoli nel dettaglio.
La spesa ICT e le famiglie
La spesa in Information & Communication Technology è stata, nel 2004, del 5,5% del PIL nazionale, con
una netta predominanza per la spesa in telecomunicazioni (3,6%), in leggera crescita rispetto al passato, ma comunque
al di sotto della media europea (stimata al 6,1%) e anche rispetto a Paesi come la Francia (5,9%), la Germania
(6,0%) e il Regno Unito (6,8%).
Le famiglie italiane che possiedono un computer in casa sono aumentate, dal 55% del primo semestre 2004 al 58%
del secondo semestre (49% è il dato medio UE): un risultato in linea con quello dei Paesi a maggior vocazione
tecnologica, ma ancora lontano dai valori di diffusione dei paesi nordici. I computer collegati a Internet sono l'82%,
un dato molto alto. Di questi, poco meno della metà utilizza sistemi a banda larga o fibra. L'incremento dal 2003
è del 142%, il più alto in tutta Europa. Il profilo del navigatore tipo, però, non è
cambiato di molto rispetto al passato: il navigatore domestico continua ad avere un'età adulta, un buon livello di
istruzione e livelli occupazionali medio-alti.
Internet e le aziende
L'utilizzo di Internet da parte delle aziende si attesta al 46,8%, contro il 45,5% del semestre precedente. Si
segnala una crescita lenta soprattutto per la piccola impresa, mentre le realtà a più vasta dimensione sono
vicine al 100%. C'è stato un notevole incremento dell'adozione di servizi di rete a banda larga: le aziende
che la utilizzano per accedere a Internet sono aumentate del 9% (dal 45% al 54%), risultato che pone il
nostro Paese al secondo posto in Europa, appena dietro la Germania.
La sicurezza online ha rappresentato un problema per il 33% delle imprese, mentre i cittadini che si sono trovati ad
affrontare disagi durante la navigazione in Rete sono, in percentuale, il 57,6% (il 31,5% in particolare si
lamenta dello spam).
Innovazione e PA
L'innovazione tecnologica nella Pubblica Amministrazione (e-Government) comincia a dare risultati positivi: l'81%
(+6% rispetto al giugno 2004) dei comuni capoluoghi di provincia offre la possibilità alla popolazione
di scaricare direttamente dal proprio sito i moduli necessari al pagamento delle tasse. La grande impresa dimostra una
maggiore propensione a gestire le pratiche totalmente in Rete (61%), mentre tra le piccole e medie imprese solo il
39% fa ricorso ai servizi online della Pubblica Amministrazione. I cittadini si stanno abituando a entrare in
contatto con la PA online: sono 10,4 milioni gli italiani che hanno visitato i loro siti, con un incremento del 21%
rispetto a dodici mesi prima.
L'e-learning
La formazione online stenta invece a decollare: la grande impresa lo utilizza per corsi di aggiornamento nel 26% dei
casi, ma per la piccola e media impresa si scende a percentuali molto basse (4,8% e 7,4%); l'Osservatorio stima
inoltre che la maggior parte dei navigatori da casa abbia usato Internet per raccogliere informazioni per studio o per
lavoro, mentre è ancora irrisoria la percentuale di coloro che seguono corsi di formazione sul web.
E-Business al palo -
Il commercio elettronico (E-Business) incide sul fatturato delle imprese per il 6,1%, mentre ancora più basso
è il dato relativo alle imprese che si rivolgono a tecnologie di e-procurement per acquistare prodotti o servizi
(6%, con punte del 34% per la grande impresa). L'e-commerce viene ancora poco utilizzato dal cittadino
(6,8% di navigatori), mentre viene più utilizzato dalle imprese (20% ha ricevuto ordini di acquisto on
line).
- Pubblicità online quasi
La pubblicità online è ancora ad uno stadio iniziale ed incide solo per l'1,4% del media mix
complessivo. Il dato va però contestualizzato in un andamento di sviluppo positivo del mercato che ha richiamato
investimenti per 107 milioni di euro con un incremento del 24,7% rispetto al 2003.
Il digitale va in Tv
Sono sempre in crescita i numeri nel settore dei media televisivi: sono circa 21,8 milioni le abitazioni dotate di
televisore (il 96,4% del totale); la televisione digitale (terrestre, satellitare e via cavo) si sta aprendo una
fetta di mercato sempre più grande (6 milioni di abitazioni ne sono dotate). Il digitale terrestre (vera
novità della stagione) ha già sfondato il muro del milione di decoder presenti nelle case italiane (16%
del mercato digitale); il digitale via satellite sfiora i 5 milioni di apparecchi dotati di parabola (l'80%
dell'universo digitale e il 23% delle famiglie televisive); la televisione digitale via cavo rappresenta una piccola
fetta di mercato (241.500 abbonati, di cui il 61% tramite connessione ADSL, il 39% tramite fibra ottica).
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