Nell'annuale relazione, l'Autorità Garante delle Comunicazioni ha
presentato il quadro delle TLC italiane, lasciando intravedere all'orizzonte cambiamenti di rilievo.
Anche nel 2005, l'industria italiana dei servizi di telecomunicazioni ha svolto un ruolo di traino dell'intera economia
nazionale. Questo almeno è quanto emerge dall'annuale relazione
dell'Autorità Garante delle Comunicazioni,
presentata dal suo presidente Corrado Calabrò lo scorso mese. La crescita di valore è stata del 4,3%
rispetto all'anno precedente, per un fatturato complessivo di oltre 36 miliardi di euro. Buone performances, come sempre,
per la telefonia mobile, primo mercato per fatturato, ma bene anche i servizi Internet, con un incremento di quasi il
20%. Viene giudicata positivamente l'evoluzione al ribasso dei prezzi dei servizi di telefonia, stimando in un
15% il calo dei costi al pubblico dal 1998 al 2005.
Luci e ombre
Quando si tratta di servizi a innovativo contenuto tecnologico, l'Italia, secondo l'AGCOM, occupa una posizione di riguardo
in Europa: al primo posto per diffusione dei servizi Umts, primi nel lancio commerciale della televisione mobile con
tecnologia DVB-H, nelle prime posizioni per l'IpTv, quarto Paese europeo per la diffusione della banda larga, con 7 milioni
di linee. È stata però sottolineata una grave lacuna che il nostro Paese stenta a colmare: manca infatti un
grande disegno di politica industriale che riesca a sfruttare al meglio tanta capacità innovativa. Ci vogliono
misure che spingano ancora lo sviluppo della banda larga, la cui presenza in Italia è aumentata del 187% in due
anni (il tasso più alto nell'Europa dei 15): l'ADSL raggiunge attualmente l'80% della popolazione ma con gravi
squilibri territoriali, che dovranno essere colmati. Occorrerà anche migliorare la qualità delle connessioni
a Internet, grazie all'arrivo imminente di una carta dei servizi che gli operatori metteranno a disposizione degli utenti.
I prezzi di accesso alla banda larga sono scesi mediamente in sei mesi del 50%, ma possono diminuire ancora, secondo
le previsioni di AGCOM. In questa prospettiva viene giudicato inaccettabile il ritardo nella diffusione della tecnologia
WiMax, ritardo dovuto essenzialmente al continuo differimento nella messa a disposizione della relativa banda di frequenza
da parte dell'attuale detentore, il Ministero della Difesa. Per risolvere la questione, si dovrà attendere
l'intervento del Governo.
Telefonia a favore degli utenti
Per quanto riguarda il mercato della telefonia, l'Autorità ha evidenziato come i suoi interventi, sia diretti sia
indiretti, siano andati a beneficio della libera concorrenza. Grazie anche a questa opera, i costi per i consumatori e le
aziende sono diminuiti: nel periodo dal 1998 al 2005, i prezzi finali dei servizi di telefonia sono scesi del 15%, a
fronte di un aumento medio dell'indice generale dei prezzi al consumo del 17%. Non solo. Tra il 2005 e il 2008 grazie
all'introduzione di un sistema triennale di controllo dei prezzi presieduto dall'Agcom stessa, gli utenti italiani
risparmieranno due miliardi di euro, con i prezzi delle telefonate e dei servizi sia fissi sia mobili previsti in ulteriore
diminuzione. Resta però ancora molto da fare in termini di libera concorrenza: una maggiore collaborazione tra Agcom
e Antitrust per il controllo e la trasparenza del mercato è auspicata da tutti e sembra essere sul punto di partenza.
La prima iniziativa riguarderà l'esame dei costi di ricarica delle carte prepagate per i cellulari per cui vi
è stato una forte richiesta di diminuzione da parte dei cittadini italiani e delle associazioni dei consumatori.
Un'altra importante iniziativa sarà l'apertura verso gli operatori virtuali nel mercato delle telefonia mobile, una
tipologia d'operatore che in Italia non esiste ancora dopo il fallimento di alcune iniziative, negli anni passati, prima
ancora che nascessero. Si tratta di aziende che, come già avviene nel caso della telefonia fissa, comprano traffico
telefonico all'ingrosso per poi rivenderlo sul mercato. L'entrata degli operatori virtuali potrebbe dunque, far scendere
ulteriormente i prezzi della telefonia mobile.
Il nodo Telecom Italia
L'Autorità si è anche rivolta apertamente a Telecom Italia nella propria relazione. L'AGCOM, infatti, la
considera in una posizione dominante sul mercato, vicina al monopolio, anche se in alcuni ambiti di strada ne è
stata già fatta verso la liberalizzazione. Segnali di questo tipo sono stati il chiaro invito alla separazione tra i
servizi regolati (la rete) e non regolati (i servizi commerciali), agendo sulla funzione di governance e di controllo
indipendente. Tale separazione non inciderebbe sull'assetto societario di Telecom, ma a livello amministrativo e potrebbe
produrre una maggiore trasparenza che gioverebbe senza dubbio ai rapporti con gli altri operatori concorrenti. Questo
percorso, secondo AGCOM, sarebbe più efficace se condiviso dal soggetto stesso coinvolto, chiamato quindi a una
maggiore disponibilità in tal senso. Questi appelli sembrano essere soltanto la coda dei tanti appelli già
rivolti in passato all'operatore per una maggior trasparenza. Anche nel segmento di Internet, Telecom Italia non è
stata lontana in passato da numerose critiche per i rapporti con gli altri operatori e per la gestione degli utenti finali.
Il fatto che l'Autorità richiami l'ex monopolista anche in una sede ufficiale come la relazione annuale lascia
intendere che, quanto meno, la compagnia è sotto stretta osservazione.
Digitale terrestre: e i contenuti?
Infine, il digitale terrestre: l'incremento degli utenti grazie al contributo statale per i decoder e ai contenuti di tipo
premium si è esaurito in mancanza di un'offerta apprezzabile di nuovi programmi in chiaro. Oggi, sottolinea AGCOM,
resta marginale la presenza sui canali digitali di fornitori di contenuti indipendenti in grado di attirare l'audience, con
il rischio di vedere riproposto anche sul digitale terrestre una posizione dominante congiunta di Rai e Mediaset,
così come si rileva nel mercato delle reti analogiche. L'Autorità farà il suo compito, tra l'altro
imponendo l'obbligo di cessione del 40% della capacità trasmissiva a fornitori di contenuti indipendenti, ma
rileva anche che è in Parlamento che va riconsiderato l'assetto concorrenziale del settore nel processo di
transizione dall'analogico al digitale, in modo da renderlo compatibile con gli obiettivi e i vincoli comunitari.