Lo spamming continua a imperversare
Le previsioni hanno trovato una pessima conferma: lo spamming sta raggiungendo percentuali da
capogiro sull’intera posta elettronica.
Purtroppo, i dati diffusi da Brightmail per quanto riguarda lo
scorso giugno 2004 non lasciano dubbi: lo spamming continua a elevare la propria quota sull’intero monte di e-mail trasmesse in
tutto il mondo. La crescita sembra inarrestabile, ed è ormai indispensabile che tutti gli attori ne prendano piena coscienza. Il
pericolo, infatti, è quello di rendere sempre più inutilizzabile lo strumento simbolo della rivoluzione Internet:
l’e-mail.
La crescita, anno su anno
Brightmail è un osservatorio privilegiato sull’attività di spamming. Società attiva nella realizzazione di
strumenti di sicurezza informatica con particolare attenzione alle e-mail immondizia, Brightmail offre un pieno monitoraggio del
fenomeno ormai da tempo.
Confrontando i dati dello scorso giugno 2003 con quelli definitivi di giugno 2004 si nota la crescita continua e decisa. Allora era fermo a
quota 49%, meno della metà delle e-mail in circolazione. Ora ha raggiunto il 65%, toccando praticamente i 2/3
dell’intera posta elettronica mondiale. Di mese in mese, lo spamming è cresciuto senza tregua di uno o due punti percentuali.
Entro un altro anno, potrebbe avvicinarsi all’80%, una quota strabiliante che rischia di mettere in crisi tutte le comunicazioni
al mondo via e-mail.
Arginare il fenomeno
Proprio per questo, i maggiori provider a livello mondiale hanno stretto da tempo un’alleanza per contrastare il fenomeno. Oltre allo
sviluppo di filtri sempre più sofisticati (sia lato client, per esempio attivi in Outlook, sia lato server, cioè presenti
sui mail server dei provider), si cercano soluzioni definitive.
L’Asta o Anti spam technical alliance, che comprende tutti i
maggiori provider al mondo (inclusi Microsoft, Yahoo! e Aol), propone di adottare sistemi che permettano di identificare con
certezza il mittente di un’e-mail. Il presupposto su cui si basa lo spam, infatti, è che il mittente di un’e-mail
non sia facilmente riconoscibile, e quindi bloccabile.
Identificare il mittente potrebbe risolvere il problema alla base. Unico scoglio da superare (di non poco conto): come far adottare
da tutti i provider al mondo una soluzione di questo tipo?
Le categorie di spam
Tornando ai numeri dello spam, se si osserva la distinzione per argomento dell’e-mail immondizia, si scopre che
l’e-commerce è ancora protagonista negativo.
Ben il 25% dello spamming riguarda infatti offerta o pubblicità di beni o servizi in vendita diretta. Distanziate, con il 18%
stanno le e-mail contenenti offerte o informazioni di tipo finanziario, con il 15% quelle con contenuto per adulti. Catene di
Sant’Antonio e bufale in generale si fermano al 9%, mentre salute, medicina e farmacia sono gli argomenti dell’8% delle
e-mail spazzatura. Gli altri argomenti non conquistano singolarmente più del 5% del totale: Internet e informatica prendono il
5% così come le vere e proprie e-mail fraudolente, il 4% riguarda il tempo libero, il 3% argomenti politici, il 2%
spirituali e religiosi. Il 6% del totale non riguarda nessuno di questi argomenti e spazia su altri temi non specificati.
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Le variazioni tra le categorie
Rispetto a sei mesi prima, si possono notare alcune differenze anche nella distribuzione degli argomenti dello spam. Intanto, si è
consolidato il triste dominio delle e-mail con offerte e pubblicità di prodotti (3 punti percentuali in più rispetto a
gennaio, rubati soprattutto alle categorie finanza e adulti): questo non è un bene, perché indica la tendenza
dell’e-commerce a cercare la scorciatoia dello spamming. Quindi, l’altro dato preoccupante è la crescita di un punto
percentuale sia di raggiri e bufale sia delle vere e proprie e-mail fraudolente: anche qui si dimostra in atto un tentativo di utilizzare
Internet per scopi illegali. Ormai le frodi via Internet cominciano a essere fenomeno preoccupante.
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