IT e TLC: l'Italia ancora in ritardo
La situazione non cambia: gli investimenti in Italia in IT e TLC non decollano
e il semestrale rapporto Assinform-Aitech non fa altro che ribadire da diverse volte la stessa situazione. Una situazione
preoccupante.
Il dato ormai è stabile e la tendenza non varia al passare dei semestri: l'Italia paga ancora dazio rispetto al
resto del mondo, in cui gli investimenti in IT e TLC continuano a crescere. Nel nostro Paese invece diminuiscono quelli
in information technology e si stabilizzano quelli nelle telecomunicazioni. Il rapporto di
Aitech-Assinform, l'associazione di
Confindustria che riunisce tutte le principali imprese informatiche d'Italia, lascia pochi dubbi sullo stato di salute
del mercato dell'ICT in Italia.
Investimenti per la ripresa
Il Rapporto Assinform, giunto alla 37° edizione, fotografa la situazione delsettore informatico, delle
telecomunicazioni e dei contenuti multimediali, nonchéi suoi impatti sull'economia nazionale: mentre la domanda
mondiale dell'Ict cresce a ritmi più sostenuti dell'economia mondiale e il suo motore è proprio l'It, tanto
da evidenziare ormai una stretta relazione fra investimenti in It e crescita del Pil, l'Italia non si sviluppa, la sua
economia non cresce perché non innova e, in particolare, non investe in information technology. Occupiamo gli
ultimi posti mondiali per investimenti fissi (-0,6%), contro una tendenza nell'area dell'euro che nel 2005 ha visto
salire gli investimenti del 2,1%. Investire in innovazione tecnologica non è un optional, ma costituisce
ormai una condizione strutturale per lo sviluppo: nel 2005, il mercato dell'Ict (informatica + telecomunicazioni)
è cresciuto del 6,1% superando la già elevata crescita del Pil mondiale (4,3%, una delle
più alte negli ultimi vent'anni), di quasi due punti percentuali. Il dato disaggregato mette in luce come, se da
un lato il tasso di crescita delle telecomunicazioni ha subito una lieve flessione (-0,4% rispetto all'anno
precedente), l'accelerazione del settore è dovuta principalmente all'espansione dell'It, passata dal 4,4% al
5,4% (con una punta del 20% in Cina, mentre negli Usa l'incremento è del 5% e in Europa in media
del 3,5%). Nello stesso lasso di tempo in Italia, mentre le telecomunicazioni hanno mostrato una dinamica non
lontana dai trend internazionali (pari a +3%), l'information technology ha registrato un incremento solo
dello 0,9%. Per il 2006, il dato congiunturale relativo al primo trimestre conferma una crescita che, proiettata
nell'intero arco dell'anno dovrebbe portare a un aumento dell'1,2%.
L'It arriva dall'estero
Analizzando i risultati del rapporto, un primo dato balza subito all'occhio: pur senza far follie, la PMI torna a
investire in It, (gli investimenti ammontano a oltre 15 mila milioni di euro), anche se i margini di intervento sono
ancora enormi in considerazione del recupero di competitività che essa deve affrontare. La crescita viene
registrata nel comparto delle telecomunicazioni e dello spazio, seguono il settore della distribuzione e il terziario, le
banche e assicurazioni. Un discorso a parte merita l'industria manifatturiera, le cui difficoltà competitive si
rispecchiano nel calo dell'1,7% della spesa It nel 2005. Il settore It segna anche un peggioramento dei conti con
l'estero, e il saldo del 2005 è negativo di 718 miliardi di euro (-38,3% rispetto all'anno precedente),
sintomo di un Paese che non produce innovazione, compra e applica quella prodotta da altri: stiamo diventando un grande
importatore di tecnologie e servizi informatici, con una presenza piuttosto scarsa sui mercati internazionali.
Il consumer in crescita
Anche il mercato consumer continua a muoversi con un forte dinamismo: il cittadino italiano si caratterizza per un
utilizzo sempre più consapevole e avanzato dei mezzi tecnologici. I numeri di questa digitalizzazione diffusa
cominciano a essere sostanziosi: 2,1 milioni sono le fotocamere digitali, 1,6 milioni gli smartphone, 3,8 milioni i set
top box per il digitale terrestre, 2100 gli hot spot presenti sul territorio nazionale. Inoltre sono 6 milioni gli
acquirenti online e, tra i dati più significativi, si registrano 400 mila famiglie italiane che utilizzaqno la IpTv.
Ancora una volta sono le famiglie a sostenere in modo cospicuo il mercato ICT.
Un mercato ingessato
Assinform evidenzia nel rapporto le difficoltà ormai costanti nel tempo a modernizzare il paese, a liberarlo dai
mercati protetti e dai corporativismi, e dalle rendite di posizione. Un concetto già più volte esplicitato
dall'associazione: una parte rilevante della spesa pubblica It è assorbita dalla stessa Pa, tramite aziende It a
capitale pubblico che operano con contratti in house. Da qui un forte richiamo al nuovo governo affinché venga
portata avanti una politica di finanza pubblica improntata al risparmio e al rigore, ma senza tagliare ulteriormente gli
investimenti in innovazione, che già sono insufficienti, visto che la Pa spende in informatica 51,3 euro per
abitante, rispetto ai 147 euro del Regno Unito, ai 96 dell'Olanda, gli 86 della Francia, ai 72 della Germania, ai 63
dell'Irlanda, ai 56 della Spagna. Preoccupazione ancora più accentuata se si pensa all'ulteriore diminuzione degli
investimenti per la Pa previsti dalla Finanziaria 2006. Si è ancora in tempo per salire sul treno dell'innovazione:
i sistemi di gestione e controllo per la protezione civile, la gestione dei grandi eventi, le emergenze, la
mobilità, la sicurezza; i sistemi per migliorare l'efficienza dello Stato, quelli interoperabili di grandi banche
dati, per la tutela e la valorizzazione delle risorse del paese sono tutti campi di applicazione dell'IT, nei quali
l'Italia potrebbe trovare un nuovo trampolino di lancio.
Ultime chiamate per l'Italia
Per affrontare questa sfida, però, è necessario superare alcune debolezze strutturali: il settore è
ancora troppo frazionato, con 25 mila società di capitali, con 10 addetti in media, l'80% del fatturato e un
terzo della forza lavoro sono concentrati nelle mani delle prime 200 grandi imprese. Indispensabile, quindi, realizzare
salti di qualità organizzativi e promuovere la crescita dimensionale delle imprese. Occorre valorizzare il
capitale umano e la professionalità di chi opera nell'It, che passa attraverso la formazione universitaria,
fortunatamente facilitata dalla definizione in ambito europeo dei modelli di descrizione, classificazione e
riconoscimento delle competenze e dei profili dei professionisti dell'It, per maturare la consapevolezza e il coraggio di
partecipare allo sviluppo tecnologico internazionale con prodotti e tecnologie italiani. La sensazione è che si
tratti davvero degli ultimi treni in transito per restare agganciati all'innovazione in It mondiale. Se perderemo anche
questi, il declino in information technology sarà inevitabile, la competitività del paese resterà al
palo, e tutto il sistema Italia rischierà di cadere in una posizione di rincalzo nel mondo.
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