Le spese ICT ristagnano
Il rapporto Assinform riferito al 2003 tratteggia un sistema dell’informatica e
delle telecomunicazioni in crisi. Internet però riserva sorprese positive e un nuovo fondo di garanzia promette di far crescere
gli investimenti.
Il tradizionale rapporto redatto dall’Assinform sullo stato
di salute del comparto ICT italiano non promette nulla di buono. Il 2003 ha visto chiudersi il mercato aggregato dell’informatica e
delle telecomunicazioni a 60.281 milioni di Euro: l’incremento è stato quasi nullo rispetto al 2002 (+0,1), anno
che già aveva segnato un calo dello 0,5% sul precedente. A pesare in modo grave è il comparto dell’informatica. La
spesa in percentuale del PIL non supera il 2%, contro il 3,8 degli Stati Uniti e il 3% di Germania, Regno Unito e Francia. Su 4,2
milioni d’imprese, 22.000 sono sopra i 49 dipendenti. Delle altre, 2,5 milioni fanno mediamente investimenti in sistemi informatici
pari a 1.500 euro, 1,6 milioni non risultano per nulla informatizzate.
L’informatica va male
L’ambito dell’informatica va male in tutti i settori. In generale, il mercato si è fermato nel 2003 a 19.396 milioni di
euro, -3,2% sul 2002 che già aveva visto una flessione del 2,2% sull’anno precedente. La domanda delle famiglie
cala del 3,5%, quella delle piccole imprese del 4,5%, quella delle medie del 3%, quella delle grandi del 2,8%. Banche,
industrie e pubblica amministrazione sono gli elementi in maggior regressione di spesa. La situazione non migliora se si guarda ai singoli
comparti. Le vendite di hardware generano un mercato in calo del 5,6%, soprattutto a causa dei ribassi dei prezzi. In termini di volume,
per esempio, i Pc aumentano del 9,8%. I servizi di assistenza regrediscono del 3,1%, i software e i servizi scendono del 2,2%
per la prima volta dopo 20 anni di costante crescita (in realtà i servizi diminuiscono del 4% mentre i software aumentano
del 2,2%).
Buoni risultati per Internet
In questo panorama desolante, è di consolazione l’incremento di Internet. I servizi di e-commerce B2C quasi raddoppiano
rispetto all’anno precedente in termini di valore economico: da 711 milioni di euro del 2002 si passa a 1.207 milioni di euro nel 2003.
Il numero di utenti che compra online è passato da 1,2 milioni a 1,6. I beni più acquistati sono stati i libri (17,1%
del totale), i viaggi (12,9%) e gli alimentari (11,8%). Per il 2004 si attende un incremento del volume
d’affari dell’80-90% e una crescita di acquirenti del 30% circa. Servizi editoriali, organi di informazione online e
servizi di e-learning sono risultati in netta crescita.
Non male le telecomunicazioni
Le TLC (apparati, terminali e servizi di rete fissa e mobile) sono risultate in ripresa rispetto al 2002 con una crescita dell’1,8%.
Ad aumentare maggiormente sono i servizi di rete mobile (+11,1%) e in particolare i servizi non voce (SMS, MMS ed altri
+36,3% con una spesa in crescita del 31,2%). I servizi di rete fissa sono stabili rispetto al 2002, ma ad aumentare, anche in
questo caso sono i servizi non voce (+3,7), compreso soprattutto il traffico Internet.
Presente e futuro
Pur in un panorama generale di contrazione della spesa, va dunque rimarcato l’andamento positivo dei servizi maturi di Internet
(e-commerce, broadband e simili). Sicuramente è da rimarcare l’aspetto negativo che caratterizza la propensione alla
spesa in informatica delle piccole e medie aziende. La competitività passa necessariamente dalla ricerca, dall’innovazione e
dall’uso delle nuove tecnologie. Il treno sta passando e il sistema Italia lo sta perdendo. Anche per far fronte a queste necessità,
il Ministero per l’Innovazione e le Tecnologie, in
collaborazione con il Ministero per le Attività Produttive,
ha varato un nuovo tipo di fondo a favore delle PMI che intendono adottare l’innovazione tecnologica ed in particolare quella digitale.
In sostanza è stata costituita una sezione speciale del Fondo Centrale di Garanzia per le PMI, con una dotazione di 60 milioni di euro.
In questo modo si spera di innescare investimenti tecnologici in innovazione digitale per almeno 1,5 miliardi di euro, per non meno di 7.000
piccole e medie imprese. Saranno ammissibili investimenti in innovazione tecnologica, organizzativa e commerciale di importo compreso tra i
20.000 e i 200.000 euro per impresa. La novità del fondo è che la garanzia è di tipo sussidiario, commisurata alla
perdita finale della banca. In questo modo, gli istituti di credito dovrebbero essere più tutelati rispetto a un tipo di investimento
non esigibile (come beni immateriali, la banca non può rivalersi nella maggior parte dei casi sul valore stesso del bene). In
questo modo dovrebbe dunque essere agevolato il ricorso al credito, nella speranza di attivare un circuito virtuoso nel campo dell’innovazione.
 |