Internet economy - Maggio 2005 - Digital divide

Banda larga: situazione e rischi futuri


La diffusione della banda larga promette meraviglie e, secondo gli analisti, l'Italia è ben posizionata. Ma alcuni problemi rischiano di frenare il nostro Paese e di fargli perdere il treno delle meraviglie.


Da più parti si inneggia alla diffusione dell'ADSL e in generale della banda larga come la definitiva rivoluzione di Internet. E probabilmente sarà così: navigazione veloce, possibilità di scaricare e scambiare multimedia, giochi, musica, film e Tv. Le aziende potrebbero trovare un nuovo importante canale di comunicazione, con pubblicità meno invasiva e un pubblico targetizzato. Ma le rivoluzioni hanno bisogno di essere popolari, altrimenti sono solo sogni.

Il futuro della banda larga

Per tale motivo abbiamo parlato di questo scenario allettante al futuro. Infatti, nonostante molti si ostinino a dire che l'Italia è molto ben posizionata e già ora si possono trasformare in realtà quei desideri, la verità è un po' diversa. Ritardi, molte zone scoperte, carenze tecniche, servizi ancora costosi e fuori dalla media europea: siamo nel pieno del digital divide in salsa italiana (ossia dove si dice che tutto va bene anche se non è vero).

La potenzialità esiste

C'è però una premessa essenziale da fare, prima di analizzare le questioni più importanti. Che l'Italia sia posizionata bene quanto all'erogazione di servizi è vero, perché se si vanno a vedere gli altri Paesi non sono molti quelli che hanno i tassi di crescita nostrani. Fastweb è un'esperienza unica in Europa per capacità di penetrazione e diffusione complessiva. La televisione digitale terrestre (che è un po' parente della futura Web Tv via adsl) da noi è già una realtà, sebbene ancora piccola. Per diffusione della banda larga in termini assoluti siamo tra i primi dieci Paesi al mondo, e non è male se si pensa a quanto siamo indietro in molti altri settori. L'esperienza dei cellulari - nei quali siamo ai vertici mondiali sia per diffusione sia per servizi - dimostra che l'UMTS potrà trovare un suo spazio e che in generale gli italiani sono pronti a recepire i servizi tecnologici a livello di massa, a patto che siano veramente innovativi e soprattutto utili.

I numeri della banda larga

La banda larga si sta imponendo in tempi relativamente brevi in tutto il mondo. Negli Stati Uniti ci sono già più di 30 milioni di utenti, in Cina oltre 25 milioni, in Giappone quasi 18 milioni. In testa tra i Paesi europei ci sono la Germania e la Francia, subito seguiti dal Regno Unito: questi Stati vantano tra i 6 e i 7 milioni di utenti. L'Italia è quarta in Europa, con circa 4,5 milioni di utenti. I numeri non sono mai precisi, al punto che recentemente due diversi ministeri italiani hanno prodotto cifre diverse tra loro: 4,5 milioni secondo l'Innovazione, 3,5 secondo le Comunicazioni. Comunque, la stima per l'intera Europa è che ci siano tra i 50 e i 60 milioni di utenti. Le proiezioni al 2008-2009 parlano di 100 milioni di utenti. E le connessioni non sono soltanto di più, ma anche più larghe: ormai si arriva con facilità ai 4 mega di banda anche per l'ADSL, e in Germania sono già attivi servizi da 20 mega. Le telefonate via banda larga sono ormai una realtà e l'esperienza di Fastweb dimostra che la convergenza Internet-TV-telefonia è possibile.

I rischi italiani

Eppure, in questo panorama roseo, l'Italia rischia di restare molto indietro nel giro di pochi anni. Abbiamo detto delle potenzialità del sistema banda larga nel nostro Paese. Ma ci sono anche molte incognite: prezzi decisamente più alti rispetto alla media, molte zone ancora non coperte, atavico ritardo nell'emanazione di normative favorevoli, investimenti fiacchi, una ripresa economica di bassissima intensità (se non si tratta di stagnazione), lamentele di tipo tecnico da parte degli utenti. Se non saremo capaci di dare in fretta una risposta a queste esigenze, rischiamo di essere superati altrettanto velocemente di quanto siamo stati bravi a impostare la diffusione iniziale.

Il digital divide

Il problema più rilevante è quello del digital divide geografico: le zone non coperte dalla banda larga sono ancora numerosissime. Gli operatori si affrettano a dire che la copertura raggiunge l'80% della popolazione, ma si guardano bene dal dire la percentuale di territorio nazionale scoperto. Manca almeno il 20% della popolazione all'appello delle possibilità della banda larga. Aldilà dei problemi pratici e dei risvolti economici, questo atteggiamento la dice lunga sulla valutazione della banda larga. Se infatti fosse percepita come un bene essenziale e irrinunciabile, la copertura dell'intero territorio nazionale sarebbe una priorità sia per le imprese sia per lo Stato. Le prime, invece, continuano a promettere tempi di copertura che puntualmente non rispettano, il secondo si lancia in proclami per i quali però non esiste copertura economica. Ma il problema non riguarda soltanto zone montane irraggiungibili. Il sud Italia è ancora in gran parte scoperto, ma anche la tecnologica e sviluppata Lombardia ha ancora comuni da 10 mila abitanti e più senza copertura. Con una realtà produttiva frazionata in piccole e medie imprese come la nostra, lasciare fuori centri abitati da 10 mila abitanti significa lasciar fuori molte attività, innumerevoli professionisti, oltre, naturalmente, i privati. La giustificazione degli operatori è che la copertura di queste zone costerebbe troppo. Prima riflessione: e lo Stato, dorme? Seconda riflessione: è possibile lasciare fuori qualcuno da un servizio se questo servizio non è essenziale. La banda larga, quindi, non è sentita come essenziale per lo sviluppo del Paese. Una situazione insostenibile, che ha portato alla formazione di un gruppo spontaneo di protesta contro il governo italiano. Questi utenti hanno predisposto una petizione da presentare alle istituzioni.

A proposito di costi

E a proposito di costi, qualcosa non quadra. Se infatti si può accettare la considerazione che sia molto oneroso investire in zone dove l'Adsl ancora non arriva, rimane il dubbio che forse è un problema di margini, piuttosto che di costi vivi. Infatti, se andiamo a verificare i prezzi delle offerte Adsl italiane, notiamo immediatamente che sono molto alti. In assoluto, ma anche paragonati con i nostri vicini europei. In Francia, un collegamento Adsl costa circa 15 euro/mese, circa la metà del prezzo italiano, posizionato sui 29 euro/mese. Le offerte Adsl+telefonia si posizionano sui 30 euro/mese, mentre in Italia rimangono sopra i 50 euro circa. Qualcosa non quadra, appunto. Se è ammissibile una diversa situazione di mercato, un prezzo doppio rispetto a quello francese significa che il mercato italiano è disastrato oppure che i margini di guadagno che si vogliono fare sono decisamente superiori. In entrambi i casi, un intervento delle istituzioni sarebbe opportuno. Ma da noi, per le istituzioni, va tutto benissimo.

A proposito di normativa

In Francia le offerte di banda larga Wi Fi costano circa 20 euro. In Italia, si fa fatica a trovarle. Già, perché una soluzione pratica ed efficace al problema dei costi di copertura delle zone ancora non raggiunte, potrebbe essere rappresentato dalle tecnologie wireless. Le sperimentazioni per il Wi Fi nell'ultimo miglio hanno dimostrato che è possibile portare connettività veloce in aree oggi non coperte, con costi di molto inferiori alle tecnologie a banda larga tradizionali. Ma in Italia - anche in questo caso nonostante i proclami governativi - il Wi Fi è di fatto ostacolato. Perché le frequenze (2,4 e 5 GHz) che sfrutterebbe il sistema wireless sono assegnate ai militari. I quali non le usano. E allora quanto tempo occorre per elaborare un decreto che tolga frequenze non usate ai militari e le destini all'uso civile? Invece, con la regolamentazione del settore voluta dall'ex ministro Gasparri si è di fatto sancito l'impossibilità di sfruttare il Wi Fi. Per questo, recentemente, Assoprovider, l'associazione dei provider Internet italiani, ha presentato al nuovo ministro Landolfi quattro richieste precise: il libero uso delle frequenze non protette (2,4 e 5 GHz), nessun costo di licenza né per l'operatore né per l'utenza, nessuna limitazione sulle aree di copertura, nessuna limitazione circa la tipologia di servizi IP offerti.
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