Identità a rischio
Il crimine informatico cambia rapidamente, si manifestano nuove modalità
d'attacco e nel mirino sono sempre più i dati personali. A confermarlo è direttamente Symantec, big del
settore.
Perché proteggere la
propria identità online? Perché i più recenti studi e le analisi di rischio delle presenze online
mostrano come sul versante della sicurezza informatica il crimine si stia spostando sempre più dal possesso dei
dati al possesso delle identità virtuali: anche gli hacker hanno capito che il bene più importante di
Internet sono i dati degli utenti, ma l'uso che intendono farne è finalizzato a procurarsi illeciti guadagni a
spese degli utenti. Cercano i dati per violare i conti correnti, le attività e qualsiasi altra forma di presenza
online. È questo quanto emerge anche dal Symantec Internet Security Threat Report, il dossier dedicato alla
sicurezza informatica e alle sue minacce, redatto dalla nota società specializzata nel settore e riguardante gli
ultimi sei mesi del 2005.
Le tendenze generali
Dal rapporto emerge con chiarezza lo spostamento in atto nel cybercrimine. Gli attacchi ai dati degli utenti sono
aumentati in soli sei mesi dal 74 all'80% degli attacchi complessivi. Le minacce si fanno più sofisticate,
spesso non producono danni apparenti e colpiscono in maniera subdola. La nuova generazione di codice maligno destinato a
scoprire e impossessarsi dei dati personali va sotto il nome di crimeware. Gli sviluppatori abbandonano gli
attacchi multipli e generalizzati (contro i quali antivirus, firewall e altri strumenti garantiscono una discreta
protezione) facendo prevalere la tendenza ad utilizzare le forme già note apportando singole modifiche piuttosto
che inventare nuovi virus.
Web nel mirino
Desktop e applicazioni Web sono i nuovi obiettivi mirati, con lo scopo di recuperare dati personali, finanziari o
professionali da riutilizzare in seguito per attività criminali: un furto di identità elettronica. L'aumento
degli attacchi alle applicazioni Web è cresciuto del 15% in sei mesi. L'interfaccia Web dei servizi e delle
applicazioni di ultima generazione presta il fianco a diverse vulnerabilità poiché dipende di fatto dai
browser. E secondo Symantec, il protocollo http è perfetto per veicolare anche virus e attacchi.
Gli attacchi più diffusi
Intanto, un primo dato interessante del rapporto indica come si stiano abbandonando gli attacchi ai singoli PC condotti
con Bot, i software che scansionano automaticamente il Web alla ricerca di possibili prede. Ora, gli aggressori puntano
direttamente a creare delle vere e proprie reti sotto il controllo di Bot: decine di PC nelle mani degli aggressori che
possono utilizzare così indirizzi puliti per inviare spam oppure preparare attacchi DOS (Denial of Service) per
far crollare i server Web sotto tempeste di richieste. Anche il codice maligno cambia pelle e diventa modulare sempre
più spesso: tra i 50 codici campione del rapporto, ben l'88% è modulare, cioè ha
caratteristiche tali da permettere costanti (auto)aggiornamenti. L'altro fenomeno criminale in costante ascesa è
il phishing, che ormai conta circa 7,92 milioni di tentativi al giorno (erano 5,70 nel semestre precedente).
L'importanza dell'aggiornamento
Tra i tanti strumenti di protezione si cita spesso l'importanza di aggiornare costantemente i propri software, in
particolare con le patch (le pezze, parti di software che colmano lacune precedenti) rilasciate dai produttori a cadenze
ormai fisse. Questa regola trova una conferma nel rapporto di Symantec. A livello software le nuove vulnerabilità
riscontrate in sei mesi sono 1895, il numero massimo riscontrato dal 1998 a oggi. Privati e aziende sono rimasti
"scoperti" e quindi vulnerabili a possibili attacchi per 42 giorni in sei mesi, ben oltre il 20% del tempo
complessivo preso in esame: un periodo troppo ampio, che lascia aperte le porte delle imprese agli attacchi informatici,
mediamente realizzabili in pochi minuti.
I paesi emergenti
In questa ampia analisi dei fenomeni criminali su Internet degli ultimi sei mesi, un ruolo non di secondo piano è
giocato dai paesi emergenti. In particolare, anche su questo versante, è il colosso cinese a recitare una parte
importante. I computer infettati da Bot in Cina sono il 37% (oltre il 24% in più della media complessiva
globale). In pratica, la Cina è dietro soltanto agli Stati Uniti per computer infettati, sintomo di una crescita
impetuosa e non sempre regolata in termini di protezione e sicurezza. Infatti, la Cina è anche lo stato con la
maggior crescita (153%) di attacchi provenienti direttamente dall'interno del Paese.
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