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Marzo 2006 - Rapporto Assinform

Il mercato ITC è ancora stagnante


L'ICT non riesce a decollare: nonostante qualche timido segnale di ripresa, il settore rimane ingabbiato in criticità che assomigliano sempre più a problemi cronici.


Aitech-Assinform, l'associazione di Confindustria che riunisce tutte le principali imprese informatiche d'Italia, ha presentato le anticipazioni sul consueto rapporto annuale (relativo al 2005) del mercato ITC in Italia: ne emerge una fotografia del nostro Paese ancora poco confortante. La domanda d'innovazione vive da qualche anno una situazione di stagnazione generalizzata, all'interno della quale si segnalano anche pericolosi crolli settoriali. Questa stagnazione determina una crisi di mercato, con ripercussioni negative sull'intera economia che perde in competitività. Inoltre, l'Italia sembra muoversi in assoluta controtendenza rispetto alla ripresa mondiale, che pone l'innovazione tecnologica e le infrastrutture ICT al centro di ogni strategia di crescita economica: infatti, l'insieme dell'industria delle tecnologie dell'informazione può essere reputato ormai come il vero propulsore dell'economia, sia a livello globale sia nei singoli mercati. Non a caso, sempre più spesso vengono utilizzati il numero di utenti di telefonia mobile o di utenti connessi ad Internet in banda larga, come indici per misurare lo stato di crescita di un mercato emergente.

Italia in ritardo

I numeri e i dati, d'altro canto, parlano chiaro: nel suo complesso (informatica + telecomunicazioni), l'ICT italiana nello scorso anno ha prodotto un fatturato di poco più di 62 mila milioni di euro, con un +2,3% rispetto al 2004: un tasso di crescita migliore dell'anno precedente (era del +1,5%) ma ancora troppo inferiore rispetto a quello mondiale (+6,1%) e a quello europeo (+4,4%). Questo risultato può essere letto in modo ottimistico se lo si confronta con la crescita del Pil italiano, bloccato intorno allo zero assoluto, ma non deve trarre in inganno: due punti percentuali di distanza rispetto al mercato europeo e quattro in meno rispetto a quello mondiale sono un segnale preoccupante, indice di arretratezza tecnologica e di scarsa propensione a investire in innovazione.

Le piccole imprese non investono

Entrando più nel dettaglio, si nota come il mercato IT abbia raggiunto i 19 mila milioni di Euro, manifestando segnali di crescita (+0,9%, contro il -0,4% dell'anno prima). Il recupero, però, è assai modesto rispetto ad altre aree: l'insieme dei Paesi europei fa segnare un +3,5% (ma si segnalano punte fino al 6%, come in Spagna), l'Asia un +7,8% e il Nord America un +5,3%. Sono mercati verso i quali il nostro Paese continua ad accumulare ritardi: se le grandi imprese proseguono, seppur in modo più debole, a investire in servizi informatici (+0,9%), la domanda delle piccole imprese è ulteriormente calata (-1,4%, in continuità negativa con il -3,3% dell'anno precedente), e solo parzialmente è stata controbilanciata dall'andamento delle medie imprese (+1,7%). A destare grandi preoccupazioni sono proprio le aziende minori (meno di 50 addetti) che, pur occupando la maggioranza dei lavoratori, esprime una domanda inferiore al 18% del mercato.

I traini del mercato: famiglie e PA locale

A trainare ancora una volta il mercato informatico sono le famiglie (+6,3%, dopo il +4,4% dell'anno prima). Un discorso a parte merita la domanda della pubblica amministrazione. In sede centrale continua il trend negativo degli ultimi tre anni: -1%, con un calo nell'ultimo triennio negli investimenti di oltre il 12%. In prospettiva, valutando i tagli portati nella Finanziaria 2006, le previsioni sono molto cupe (si parla di un calo di oltre il 35% nella spesa It per le Amministrazioni Centrali dello Stato). La pubblica amministrazione locale, invece, fa registrare, in controtendenza, un andamento positivo (+3,3%). La spesa è trainata soprattutto dalle società cosiddette in house (aziende nate su promozione del settore pubblico, specie degli enti locali, per cui lavorano in outsourcing), che quotano ormai il 40% del mercato It della PA locale, con una crescita di oltre il 4% rispetto all'anno precedente.

Cresce l'hardware, fermi software e servizi

Per quanto riguarda l'offerta, la dinamica più favorevole è quella dell'hardware (sistemi, stampanti e periferiche +3%), nonostante ci sia stato ancora un calo dei prezzi che ha vanificato la crescita in volumi (+19,4% in unità contro +5,3% in valore). La componente più importante ai fini dell'innovazione e dell'attività delle imprese nazionali, quella del software e dei servizi, è risultata ancora statica e con una crescita di poco superiore allo 0, mentre quella dei servizi di assistenza tecnica ha fatto peggio confermando il suo trend di declino.

Gli elementi critici

Esaminando questi dati si rilevano alcuni elementi critici che ormai sono quasi cronici nel mercato IT nazionale. Prima di tutto è ormai netto il divario tra PMI e grandi aziende. Quindi, vi è scarsa consapevolezza del potenziale insito nell'innovazione tecnologica: si tende ad investire in macchine, e non in software e servizi che invece rappresentano la vera scommessa del settore tecnologico di oggi. Infine, la crescita di imprese costituite dall'amministrazione pubblica locale, in apparenza un dato positivo, si riflette negativamente sul mercato, perché intercettano le risorse messe in moto impedendo una reale liberalizzazione. Di fatto, operano in regimi protetti, con i soldi dei cittadini, e sottraggono spazio a iniziative imprenditoriali, ambito in cui le piccole e medie imprese potrebbero essere protagoniste.

Telecomunicazioni pronte al rilancio

L'altro grande comparto dell'ICT, quello delle telecomunicazioni (apparati, terminali e servizi per reti fisse e mobili), ha generato in Italia nel corso del 2005 un giro d'affari di oltre 43 mila milioni, in aumento del 3% sul 2004, con risultati più vicini alla media europea (5%). Emergono anche elementi che lasciano presupporre una nuova e più sostenuta fase di rilancio: la crescita non riguarda più i soli servizi di fonia mobile, ma le imprese tornano ad investire in sistemi e apparati di rete fissa (+5,2%), e cresce qualitativamente la domanda di servizi e connessioni su rete sia fissa sia mobile. Più in particolare, le telecomunicazioni mobili hanno prodotto una domanda complessiva (apparati, servizi e terminali) di oltre 22 mila milioni di Euro, in crescita del 3,6% (+5,5% nel 2004), ma anche il settore del fisso è cresciuto del 2,4%, dopo anni di calo costante. Le linee mobili hanno raggiunto ormai il 78% della popolazione, con una crescita del 15%, ma i ricavi sono stati in leggera flessione (-0,9%). Tra i servizi, anche se la voce cede leggermente, aumentano quelli a valore aggiunto: +28,8% nel mobile, e +21% per la connessioni Internet su rete fissa. Le connessioni Internet a banda larga hanno toccato la cifra di 6,8 milioni (+52,4% sull'anno prima) e la Tv digitale (digitale terrestre, satellitare eIPTV, a pagamento e non) ha raggiunto 7,5 milioni di famiglie a fine 2005.

Come far crescere il settore

Proprio partendo da questi ultimi dati, Assinform ha ricordato la necessità di una strategia di sostegno all'innovazione tecnologica agganciata alle politiche per lo sviluppo e la competitività. Finora, su questo versante, la politica italiana è stata carente nello stimolare lo sviluppo di un'offerta, competitiva e personalizzata, di servizi innovativi. L'Associazione ha da poco presentato un piano straordinario per l'Information Technology da inserire come priorità del futuro Governo. Potrebbe essere un primo punto di partenza per il rilancio dell'intero settore. Tuttavia, ciò che sembra assodato è ancora una volta il grande gap culturale che esiste nella mentalità imprenditoriale italiana rispetto a quella di altri paesi. Là dove esiste un management preparato (media e grande azienda), il settore ICT viene percepito come fattore di crescita. Nelle PMI e nelle piccole aziende in particolare, invece, gli investimenti tecnologici sono vissuti perlopiù come una spesa. Nelle imprese a conduzione familiare o di piccole proprietà, ancora non è colta l'importanza dell'ICT come leva competitiva per il mercato. È questa la scommessa da vincere, e non sembra facile.
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