Il mercato ITC è ancora stagnante
L'ICT non riesce a decollare: nonostante qualche timido segnale di ripresa, il
settore rimane ingabbiato in criticità che assomigliano sempre più a problemi cronici.
Aitech-Assinform, l'associazione di
Confindustria che riunisce tutte le principali imprese informatiche d'Italia, ha presentato le anticipazioni sul consueto
rapporto annuale (relativo al 2005) del mercato ITC in Italia: ne emerge una fotografia del nostro Paese ancora poco
confortante. La domanda d'innovazione vive da qualche anno una situazione di stagnazione generalizzata, all'interno della
quale si segnalano anche pericolosi crolli settoriali. Questa stagnazione determina una crisi di mercato, con
ripercussioni negative sull'intera economia che perde in competitività. Inoltre, l'Italia sembra muoversi in
assoluta controtendenza rispetto alla ripresa mondiale, che pone l'innovazione tecnologica e le infrastrutture ICT al
centro di ogni strategia di crescita economica: infatti, l'insieme dell'industria delle tecnologie dell'informazione
può essere reputato ormai come il vero propulsore dell'economia, sia a livello globale sia nei singoli mercati.
Non a caso, sempre più spesso vengono utilizzati il numero di utenti di telefonia mobile o di utenti connessi ad
Internet in banda larga, come indici per misurare lo stato di crescita di un mercato emergente.
Italia in ritardo
I numeri e i dati, d'altro canto, parlano chiaro: nel suo complesso (informatica + telecomunicazioni), l'ICT italiana
nello scorso anno ha prodotto un fatturato di poco più di 62 mila milioni di euro, con un +2,3% rispetto al
2004: un tasso di crescita migliore dell'anno precedente (era del +1,5%) ma ancora troppo inferiore rispetto a
quello mondiale (+6,1%) e a quello europeo (+4,4%). Questo risultato può essere letto in modo
ottimistico se lo si confronta con la crescita del Pil italiano, bloccato intorno allo zero assoluto, ma non deve trarre
in inganno: due punti percentuali di distanza rispetto al mercato europeo e quattro in meno rispetto a quello mondiale
sono un segnale preoccupante, indice di arretratezza tecnologica e di scarsa propensione a investire in innovazione.
Le piccole imprese non investono
Entrando più nel dettaglio, si nota come il mercato IT abbia raggiunto i 19 mila milioni di Euro, manifestando
segnali di crescita (+0,9%, contro il -0,4% dell'anno prima). Il recupero, però, è assai modesto
rispetto ad altre aree: l'insieme dei Paesi europei fa segnare un +3,5% (ma si segnalano punte fino al 6%, come
in Spagna), l'Asia un +7,8% e il Nord America un +5,3%. Sono mercati verso i quali il nostro Paese continua ad
accumulare ritardi: se le grandi imprese proseguono, seppur in modo più debole, a investire in servizi informatici
(+0,9%), la domanda delle piccole imprese è ulteriormente calata (-1,4%, in continuità negativa
con il -3,3% dell'anno precedente), e solo parzialmente è stata controbilanciata dall'andamento delle medie
imprese (+1,7%). A destare grandi preoccupazioni sono proprio le aziende minori (meno di 50 addetti) che, pur
occupando la maggioranza dei lavoratori, esprime una domanda inferiore al 18% del mercato.
I traini del mercato: famiglie e PA locale
A trainare ancora una volta il mercato informatico sono le famiglie (+6,3%, dopo il +4,4% dell'anno prima). Un
discorso a parte merita la domanda della pubblica amministrazione. In sede centrale continua il trend negativo degli
ultimi tre anni: -1%, con un calo nell'ultimo triennio negli investimenti di oltre il 12%. In prospettiva,
valutando i tagli portati nella Finanziaria 2006, le previsioni sono molto cupe (si parla di un calo di oltre il 35%
nella spesa It per le Amministrazioni Centrali dello Stato). La pubblica amministrazione locale, invece, fa registrare,
in controtendenza, un andamento positivo (+3,3%). La spesa è trainata soprattutto dalle società
cosiddette in house (aziende nate su promozione del settore pubblico, specie degli enti locali, per cui lavorano
in outsourcing), che quotano ormai il 40% del mercato It della PA locale, con una crescita di oltre il 4%
rispetto all'anno precedente.
Cresce l'hardware, fermi software e servizi
Per quanto riguarda l'offerta, la dinamica più favorevole è quella dell'hardware (sistemi, stampanti e
periferiche +3%), nonostante ci sia stato ancora un calo dei prezzi che ha vanificato la crescita in volumi
(+19,4% in unità contro +5,3% in valore). La componente più importante ai fini dell'innovazione
e dell'attività delle imprese nazionali, quella del software e dei servizi, è risultata ancora statica e
con una crescita di poco superiore allo 0, mentre quella dei servizi di assistenza tecnica ha fatto peggio confermando
il suo trend di declino.
Gli elementi critici
Esaminando questi dati si rilevano alcuni elementi critici che ormai sono quasi cronici nel mercato IT nazionale. Prima
di tutto è ormai netto il divario tra PMI e grandi aziende. Quindi, vi è scarsa consapevolezza del
potenziale insito nell'innovazione tecnologica: si tende ad investire in macchine, e non in software e servizi che invece
rappresentano la vera scommessa del settore tecnologico di oggi. Infine, la crescita di imprese costituite
dall'amministrazione pubblica locale, in apparenza un dato positivo, si riflette negativamente sul mercato, perché
intercettano le risorse messe in moto impedendo una reale liberalizzazione. Di fatto, operano in regimi protetti, con i
soldi dei cittadini, e sottraggono spazio a iniziative imprenditoriali, ambito in cui le piccole e medie imprese
potrebbero essere protagoniste.
Telecomunicazioni pronte al rilancio
L'altro grande comparto dell'ICT, quello delle telecomunicazioni (apparati, terminali e servizi per reti fisse e mobili),
ha generato in Italia nel corso del 2005 un giro d'affari di oltre 43 mila milioni, in aumento del 3% sul 2004, con
risultati più vicini alla media europea (5%). Emergono anche elementi che lasciano presupporre una nuova e
più sostenuta fase di rilancio: la crescita non riguarda più i soli servizi di fonia mobile, ma le imprese
tornano ad investire in sistemi e apparati di rete fissa (+5,2%), e cresce qualitativamente la domanda di servizi e
connessioni su rete sia fissa sia mobile. Più in particolare, le telecomunicazioni mobili hanno prodotto una
domanda complessiva (apparati, servizi e terminali) di oltre 22 mila milioni di Euro, in crescita del 3,6%
(+5,5% nel 2004), ma anche il settore del fisso è cresciuto del 2,4%, dopo anni di calo costante. Le
linee mobili hanno raggiunto ormai il 78% della popolazione, con una crescita del 15%, ma i ricavi sono stati
in leggera flessione (-0,9%). Tra i servizi, anche se la voce cede leggermente, aumentano quelli a valore aggiunto:
+28,8% nel mobile, e +21% per la connessioni Internet su rete fissa. Le connessioni Internet a banda larga
hanno toccato la cifra di 6,8 milioni (+52,4% sull'anno prima) e la Tv digitale (digitale terrestre, satellitare
eIPTV, a pagamento e non) ha raggiunto 7,5 milioni di famiglie a fine 2005.
Come far crescere il settore
Proprio partendo da questi ultimi dati, Assinform ha ricordato la necessità di una strategia di sostegno
all'innovazione tecnologica agganciata alle politiche per lo sviluppo e la competitività. Finora, su questo
versante, la politica italiana è stata carente nello stimolare lo sviluppo di un'offerta, competitiva e
personalizzata, di servizi innovativi. L'Associazione ha da poco presentato un
piano straordinario per
l'Information Technology da inserire come priorità del futuro Governo. Potrebbe essere un primo punto di partenza
per il rilancio dell'intero settore. Tuttavia, ciò che sembra assodato è ancora una volta il grande gap
culturale che esiste nella mentalità imprenditoriale italiana rispetto a quella di altri paesi. Là dove
esiste un management preparato (media e grande azienda), il settore ICT viene percepito come fattore di crescita. Nelle
PMI e nelle piccole aziende in particolare, invece, gli investimenti tecnologici sono vissuti perlopiù come una
spesa. Nelle imprese a conduzione familiare o di piccole proprietà, ancora non è colta l'importanza
dell'ICT come leva competitiva per il mercato. È questa la scommessa da vincere, e non sembra facile.
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