L'Italia sempre indietro
Le anticipazioni del tradizionale rapporto Assinform per il 2004 lasciano intravedere per
l'ICT italiano una situazione di stallo. E un rapporto internazionale testimonia il ritardo dell'Italia nel settore.
Sono arrivate puntuali come tutti gli anni e, come è triste consuetudine negli ultimi tempi, non lasciano intravedere nulla di buono:
le anticipazioni del rapporto Assinform relative al mercato
dell'Information & Communication Technology per il 2004 non sono positive. Ormai da alcuni anni, il settore è al palo in Italia. Tra
tutti i dati resi noti non ci sono molti spunti positivi. Non solo l'Italia non cresce, ma nemmeno riesce a trarre beneficio dalla ripresa
che si è vista a livello mondiale.
Il mercato in generale
Nel mondo, l'ICT è cresciuto del 5,9% rispetto l'anno precedente. In Europa, del 3,4%, performance sottotono rispetto alle
altre grandi economie (USA, Cina, sud-est asiatico). In Italia, però, la crescita si ferma all'1,5%, ampiamente sotto la media,
sia mondiale sia europea. Il volume d'affari è stato di poco più di 61 milioni di euro. A portare in positivo il dato italiano
è stato ancora una volta il segmento delle telecomunicazioni (+2,4% sul 2003), mentre l'informatica è ancora negativa
(-0,4%). Se si vuole trovare un appiglio positivo, bisogna ricordare che la domanda di informativa nel 2003 era pesantemente negativa
(-3,2% sul 2002). Una ben magra consolazione, anche perché all'interno del segmento, a mancare sono state proprio le PMI, che
invece dovrebbero essere il traino della crescita.
| Andamento del mercati IT e TLC nelle principali aree mondiali (2004/2003) |
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Indietro le PMI
Nel 2004, la domanda delle famiglie si è ripresa abbastanza, facendo segnare un aumento del 4,4% sull'anno precedente (che aveva
chiuso invece in negativo). A mancare completamente l'obiettivo della crescita, invece, sono le PMI. Nel 2003 la domanda delle piccole e
medie imprese era in calo. Nel 2004 non va molto meglio: le piccole imprese registrano un -3,3% (dopo il -4,5% dell'anno prima),
mentre le medie sono del tutto ferme (dopo un -3,3% del 2003). Per completezza, si registra che anche le grandi imprese sono statiche
(nel 2003 avevano fatto segnare un calo del 2,8%). Rispetto a un anno fa, dunque, il mondo aziendale si è mosso, ma ancora in
maniera molto limitata.
L'informatica è ferma
Nel mondo ICT italiano, da sempre l'elemento trainante è quello delle telecomunicazioni. Così, anche quest'anno, l'andamento
appena positivo dell'intero settore è dovuto soprattutto alla telefonia e ai suoi servizi. In particolare, i cellulari sono sotto
osservazione grazie all'avvento dei primi servizi 3G, che promettono nei prossimi anni di continuare a crescere (anche se, probabilmente,
questo coinciderà con una regressione dei tradizionali cellulari GSM). Rimane sostenuta la crescita delle connessioni Internet a
banda larga (+97,8% nel 2004, era stata del 133,2% nel 2003). L'informatica, invece, non riesce a muoversi. Se il calo si limita a
una frazione di punto percentuale, ciò si deve in gran parte alla piccola grande ripresa della vendita dell'hardware: soltanto 1%,
ma il trend passato era fortemente negativo (-5,6% nel 2003 e -13,5% nel 2002). L'assistenza tecnica e il segmento software e
servizi sono ancora in calo.
| Il mercato dell'IT nei principali Paesi (variazione percentuale sull'anno precedente) |
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I software e i servizi
Per anni, questo segmento aveva rappresentato il vero motore della crescita informatica del Paese. Dopo 20 anni positivi, nel 2003 software
e servizi avevano fatto segnare un -2,2%. Quest'anno, si fermano a un -0,7%. Sviluppo applicativo, system integration, consulenza,
formazione e outsourcing si sono rilevati meno fermi dello scorso anno, e quindi il risultato negativo è contenuto. Anche qui, la
lettura del dato suggerisce che il mondo aziendale è ancora molto cauto negli investimenti: si investe soprattutto in progetti
mirati e selezionati di razionalizzazione di processo, sicurezza e business intelligence.
Un ritardo conclamato
Il quadro che esce dai dati Assinform è troppo fosco? Purtroppo, no. Anzi, nelle classifiche internazionali, l'Italia non se la cava
meglio. È il caso del Global Information Technology Report giunto alla sua quarta edizione. Il rapporto del
World Economic Forum si basa sull'analisi di dati provenienti da
fonti riconosciute, la Banca mondiale o l'Unione internazionale delle telecomunicazioni. Le condizioni ambientali per lo sviluppo dell'ICT,
la preparazione della comunità a utilizzare l'ICT e infine l'uso vero e proprio sono le tre caratteristiche di maggior influenza
del risultato finale. Il risultato per il nostro Paese è molto negativo. Su 104 Stati presi in considerazione, ci posizioniamo
soltanto al 45esimo posto, perdendo ben 17 posizioni rispetto all'anno passato.
I motivi della crisi
Perché tutti i Paesi industrializzati e alcuni stati in via di sviluppo stanno meglio di noi? Secondo gli analisti, a pesare
maggiormente sul sistema ICT italiano sono i vincoli burocratici (in classifica posizione 103) e la mancanza di investimenti in ricerca
(posizione 79 per la qualità degli istituti di ricerca e posizione 78 per gli investimenti in ricerca e sviluppo). In altri comparti
non ce la caviamo tanto male, soprattutto nelle telecomunicazioni: posizione 3 per numero di cellulari, 9 per utenti di rete fissa, 6 per
telefoni pubblici, 21 per utenti Internet, 27 per qualità dei siti Web della PA. Come dire, l'utenza esiste, è lo sviluppo e
la ricerca a mancare completamente, e lo Stato non li aiuta di certo.
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