Dannoso per i clienti, dannoso per le aziende
Lo spamming è in continua crescita e i suoi danni sono quantificabili in milioni
di dollari. Oltre agli utenti finali, anche le aziende devono far fronte a questa emergenza perché sempre più spesso le
loro e-mail pubbliche sono invase da messaggi indesiderati.
Una crescita del 2% al mese, fino a raggiungere il vertiginoso valore del 60% sul totale delle e-mail in circolazione. Degli
85 miliardi di e-mail filtrati dal network di Brightmail,
società di ricerca specializzata in sicurezza, quasi 51 miliardi di messaggi rappresentano spam. Negli ultimi mesi, la crescita si
è assestata sul 2%-3% e di questo passo potrebbe raggiungere l’80% dell’intero giro di posta
elettronica al mondo.
Un danno immediato per gli utenti-clienti, ma anche un pericolo per le aziende che operano in Internet. I rischi sono almeno tre.
Il primo è quello di perdere i clienti online, esasperati dal traffico indesiderato di informazioni commerciali. Infatti, la maggior
parte di spam riguarda proprio la promozione di prodotti (22%), seguito da informazioni finanziarie (20%, in
crescita) e da materiale per adulti (17%, in diminuzione).
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Il secondo è il più concreto e immediato, e riguarda lo spam che
le stesse aziende ricevono sugli indirizzi di posta elettronica pubblici non protetti: tra virus e spamming tout court, ormai il monte
ore mensile trascorso dai dipendenti a ripulire la propria e-mail è notevole, e in pratica elimina i vantaggi di tempo che
l’introduzione dell’e-mail nelle comunicazioni interne aveva arrecato.
Il terzo riguarda la perdita di un ottimo canale di marketing, quello della posta elettronica appunto. Infatti, anche seguendo tutte le
procedure corrette per questo tipo di marketing, i filtri e i software anti-spam utilizzati dagli utenti inibiscono gran parte di
questa comunicazione. In una ricerca condotta da CMO Council, BtoB Magazine, Usa Today e Reponsys in America, i filtri anti-spam e
anti-virus costituiscono la principale sfida allo sviluppo dell’e-mail marketing secondo il 63,7% delle aziende,
seguita dal disordine delle e-mail degli utenti (secondo il 60,5%) e dallo sviluppo di liste di e-mail attendibili e
qualificate (secondo il 53,1%).
Le proiezioni più significative prevedono che entro il 2008 i blocchi erronei di e-mail causati dall’eccesso di spam
potranno arrivare a costare approssimativamente 419 milioni di dollari agli operatori di e-commerce a livello mondiale.
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