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Marzo 2004 - Rapporto Istat

L’ICT nelle imprese italiane


L’Istat ha diffuso la fotografia più attendibile della diffusione dell’Information Communication Technology tra le aziende italiane. Risultati in gran parte noti, con qualche sorpresa.


L’Istat ha pubblicato a gennaio il rapporto «L’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nelle imprese» relativo agli anni 2001 e 2002. I risultati si basano sulle risposte date da 11.446 imprese rappresentative delle 161.452 imprese italiane con almeno 10 addetti attive nell’industria (settore manifatturiero e settore energetico) e in alcuni settori dei servizi.
Per quanto i dati esposti possano apparire superati – la ricerca si riferisce al 2001-2002 – è sicuramente uno spaccato realistico della totalità delle imprese italiane e abbastanza attendibile: il quadro complessivo è quello di un mondo aziendale ancora pieno di dubbi sulla reale efficacia del commercio elettronico e molto preoccupato dal livello di sicurezza di Internet. Al tempo stesso, le potenzialità e la diffusione del mezzo sono evidenti. Ci sono ancora molti margini di crescita, soprattutto culturale, che fanno pensare a possibilità di crescita notevoli di tutto l’e-commerce italiano. Chi ha coraggio e competenza può trovare gli spunti necessari ad aprirsi una strada.

Tra i dati più significativi vanno menzionati sicuramente la diffusione di Internet ed e-mail, utilizzati da 3 aziende su 4 (rispettivamente il 77% e il 75%), anche se meno della metà è provvista di un sito Web (il 47%). Decisamente meno diffuse sono le reti Intranet (meno del 30%) e Extranet (poco meno del 14%). Almeno un computer è presente nel 94% delle imprese circa, ma il suo uso è limitato al 42% degli addetti e poco più della metà di questi utilizza Pc connessi a Internet. Per la connessione, è ancora decisamente privilegiata il dial up (39,5%) e la linea ISDN (58,9%), ma per questi dati bisogna ricordare che il grande sviluppo della banda larga si è avuto nel 2003.
Il Web è utilizzato soprattutto per far conoscere i propri prodotti (41%) e rendere disponibile online catalogo e listino prezzi (20%). I maggiori ostacoli all’uso del Web, invece, sono rappresentati dalla mancanza di sicurezza (55%), dalle incertezze e lentezze delle trasmissioni (33%) e – addirittura – dalla mancanza di benefici derivanti dal suo utilizzo (25%). A livello di e-commerce, solo l’8% delle imprese ha effettuato acquisti online per un valore complessivo di quasi il 4% degli acquisti totali (sia online sia offline). Per le vendite online, le cifre sono ancora più basse: non arriva al 5% la percentuale delle imprese che ha venduto online, per un valore complessivo pari al 2,5%. Il territorio nazionale è l’ambito geografico di riferimento per il 70%. I benefici maggiori derivanti dall’e-commerce sono la maggior velocità dei processi (90%) e la riduzione delle rimanenze (78%), seguiti dalla riduzione di costi (65%). Di contro, gli ostacoli maggiori all’e-commerce sono il limitato numero di fornitori in grado di ricevere ordini online (70%) e la scarsa sicurezza nei pagamenti con il corollario del quadro legislativo incerto (68%), la difficile adattabilità dell’attività agli scambi elettronici (56,9%), quindi seguono i problemi logistici, i costi di consegna elevati, la difficile integrazione con la contabilità aziendale e l’utilizzo delle lingue straniere.
Oltre il 90% delle imprese considera comunque utile Internet per raggiungere nuovi clienti e per questioni d’immagine, anche se permangono le diffidenze in particolare sul numero di clienti effettivamente in grado di comprare online, sulla sicurezza e sui costi di mantenimento di siti di e-commerce.
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