Decreto Bersani: novità per le TLC
L'opera normativa del Governo in tema di liberalizzazione e maggiore concorrenza
giunge a toccare l'ambito delle TLC: arriva qualche reale miglioria, restano sul tappeto i problemi più spinosi.
Era nell'aria: dopo mobilitazioni, petizioni e interrogazioni alla Commissione Europea, finalmente il Governo attua un
pacchetto di riforme che prova a dare risposta alle questioni legate ai costi della telefonia mobile e degli abbonamenti a
Internet o pay-tv. Le novità che riguardano le TLC, previste all'interno della seconda tranche di liberalizzazioni
varate dal ministro Bersani mirano a rendere più trasparente il rapporto tra consumatore e imprese.
Via il costo di ricarica per le prepagate
Il primo punto del documento riguarda l'abolizione dei costi di ricarica sulle carte telefoniche prepagate. Il divieto,
imposto agli operatori di telefonia mobile, tende a sanare un'anomalia tutta italiana, quella dell'applicazione di costi
fissi per la ricarica di carte prepagate aggiuntivi rispetto al valore del traffico telefonico: i gestori avranno trenta
giorni di tempo per adeguarsi alle nuove misure. Il costo della ricarica dovrà corrispondere all'effettivo traffico
acquistato, anche via bancomat o in forma telematica. Non solo: sarà abolita anche la scadenza per utilizzare il
credito telefonico delle carte prepagate (in precedenza fissato a un anno) e le offerte tariffarie dei differenti operatori
dovranno evidenziare tutte le voci che compongono l'intero costo del traffico telefonico.
Contratti TLC più equi
I consumatori inoltre potranno recedere dai contratti che li legano agli operatori di telefonia, di reti televisive o di
comunicazione elettronica, indipendentemente dalla tecnologia utilizzata, in qualsiasi momento e senza spese aggiuntive.
Non sarà più legale, in sostanza, obbligare gli utenti a restare fedeli a un operatore per un periodo di tempo
minimo garantito (in genere un anno). I contratti di adesione stipulati dovranno prevedere la facoltà di recesso in
qualsiasi momento e senza spese non giustificate, con un preavviso obbligatorio non superiore a 30 giorni. Anche in questo
caso, il governo interviene su una questione spinosa, in particolare per gli utenti ADSL, che spesso non possono cambiare
gestore perché vincolati da contratti che prevedono una scadenza prefissata. Analogamente, il provvedimento dovrebbe
interessare i contratti di tipo flat per il traffico-dati su reti Umts, in particolare quello effettuato attraverso
l'utilizzo delle apposite card commercializzate dagli operatori di telefonia mobile, dove il vincolo era addirittura di
due anni.
Diritti negati
A proposito della difficoltà di rescissione dei contratti, vale anche la pena ricordare che, nonostante quanto
scritto sui contratti stessi e quanto affermato dagli operatori, i consumatori hanno diritto per legge al cosiddetto
ripensamento sull'acquisto, e pertanto
possono revocare il contratto, senza alcuna spesa, entro un termine di 10 giorni. Alcune clausole inoltre invalidano il
contratto di per sé, e quindi anche successivamente è possibile recedere senza penali di sorta. Il problema,
in questi casi, è dato dall'ostruzionismo degli operatori, che fanno di tutto per sottrarsi a questi obblighi.
L'unica possibilità di far valere le proprie ragioni è rivolgersi a un legale, con il rischio molto concreto
di protrarre la questione in un estenuante battaglia, che può essere costosa e concludersi anche dopo i termini di
scadenza del contratto stesso: insomma, l'unico rimedio è forse più lungo e meno indicato dell'attesa.
Gli aspetti positivi
Le novità introdotte dal decreto legge Bersani hanno raccolto ampi consensi tra il popolo della rete e tra le
associazioni dei consumatori. Generazione Attiva, l'associazione di difesa dei consumatori che lanciò la petizione
contro i costi di ricarica, soddisfatta per il risultato conseguito, apre il campo verso una nuova e più difficile
battaglia: la richiesta di rimborso per tutti i costi di ricarica sostenuti finora dagli utenti. Il Movimento in Difesa del
Cittadino, l'Unione Nazionale Consumatori e la Federconsumatori sottolineano invece il rapporto più trasparente che
si instaurerà tra gestori e utenti, tra l'offerta presentata e la scelta consapevole, e stimano un risparmio annuo
di 260 euro per ogni famiglia italiana.
E i dubbi
Non mancano però voci discordi e critiche: in primo luogo, qualcuno fa notare che potrebbe venir valido il vecchio
adagio: "fatta la legge, si trova l'inganno". Gli operatori di telefonia potrebbero rifarsi dei mancati introiti derivati
dai costi di ricarica aumentando i costi dei consumi, e sarà da vedere se accetteranno facilmente l'idea della
rescissione contrattuale senza penale, adducendo magari qualche giustificazione nei casi di investimenti in infrastrutture
per portare, per esempio, l'ADSL in comuni sprovvisti.
Il tiro si sposta su altro?
Altroconsumo e Aduc, d'altra parte, spostano la questione sul campo delle competenze, riscontrando una mancanza di sinergia
tra Stato e Authority. L'intervento del governo su questi argomenti andrebbe a colmare un vuoto lasciato da Agcom: il
governo, secondo queste associazioni, avrebbe dovuto intervenire in altre direzioni di sua competenza (come la componente
fiscale, il tetto massimo dei costi dei consumi e la liberalizzazione del mercato per introdurre maggiore
competitività contro la posizione dominante di Telecom) e lasciare al Garante delle Telecomunicazioni queste
iniziative a tutela del consumatore. L'immobilità del Garante, secondo il loro parere, impone un'urgente revisione
della governance delle Authority: e proprio in questi giorni il Governo ha cominciato ad occuparsi della questione.
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