Svaniscono gli incentivi digitali
Doveva essere il primo tassello legislativo per rilanciare gli
investimenti nel settore hi tech, ma ragioni economiche di copertura hanno eliminato gli sgravi fiscali per la
digitalizzazione delle imprese dalla prossima finanziaria.
Nella legge Finanziaria in esame al Parlamento vi è anche un’importante proposta, già definita tecno-Tremonti, per
aiutare la ricerca delle imprese italiane.
Sulla base delle precedenti proposte di defiscalizzazione degli utili reinvestiti è nata questa iniziativa che avrebbe dovuto
favorire l’innovazione tecnologica e la ricerca delle aziende italiane. Per la parte tecnologica, il testo iniziale prevedeva
di escludere dall’imposizione sul reddito un importo pari al 10% degli investimenti in tecnologie digitali volte
all’innovazione di prodotto, di processo ed organizzative. A tale importo poi sarebbe stato da aggiungere il 30%
dell’eccedenza rispetto alla media degli stessi costi sostenuti nei tre periodi d’imposta precedenti.
Nel corso del travagliato iter parlamentare, però, la tecno-Tremonti ha cambiato pelle e i vantaggi per gli investimenti in
tecnologia sono svaniti dal testo definitivo e sono rimasti solo quelli per la ricerca.
In sostanza, la definitiva tecno-Tremonti (ammesso che abbia ancora senso chiamarla in questo modo) prevede che siano
esclusi dall’imposizione sul reddito d’impresa i costi per ricerca e sviluppo, i costi per la partecipazione alle fiere
all’estero, le spese per gli stage aziendali destinati a studenti o laureati da meno di un anno, le spese sostenute per i
coraggiosi che tenteranno l’approdo in Borsa.
La proposta di legge iniziale già era stata accolta con qualche scetticismo perché non si trattava di una norma di sistema,
per pianificare e incentivare lo sviluppo su un arco temporale medio lungo, ma di un intervento limitato al solo 2004, con una prospettiva
dunque di brevissimo periodo. Ora, persa la componente digitale, la proposta di legge sembra ancora meno attraente.
La variazione prevista in Parlamento, però, non è stata una semplice bocciatura di quella parte di proposta. Infatti,
le piccole e medie aziende potrebbero avere ottenuto comunque un risultato: a essere favorite infatti sono le piccole imprese dei
distretti industriali che creino consorzi di almeno dieci aziende per progetti di ricerca e sviluppo comune. Le aziende di questi
consorzi potranno godere dei benefici di legge. Inoltre, la Finanziaria prevede sgravi fiscali anche per i ricercatori che facciano
ritorno in Italia. Ecco, dunque, dove sarebbe l’opportunità da cogliere: le realtà pi piccole, normalmente
impossibilitate dalle dimensioni a svolgere attività di ricerca, potrebbero sfruttare il combinato di queste norme per consorziarsi
e aprirsi allo sviluppo magari sfruttando il rientro di qualche cervello dall’estero.
La partita ancora non è finita, perché il ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri e il ministro
dell’Innovazione Lucio Stanca hanno promesso di intervenire per ripristinare la norma che consentirebbe sgravi fiscali alla
digitalizzazione dell’impresa e dei processi produttivi.
Comunque finisca, è una vicenda da seguire da vicino perché in un modo o nell’altro le imprese potrebbero trarne
dei benefici. Inoltre, un massiccio successo di una tale iniziativa potrebbe spingere il Governo a riproporre l’iniziativa anche
gli anni successivi, trasformandola da legge agevolativa di passaggio in una legge di sistema dalle interessanti prospettive.
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