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Novembre 2005 - Governance

Dominio eu: tutto pronto, e l'ICANN va sotto controllo


Il nuovo dominio apre i battenti della registrazione ai primi di dicembre. Intanto dal summit mondiale di Tunisi sulla società dell'informazione, l'ICANN esce sotto tutela.


Come già annunciato, la rete sta per arricchirsi di un nuovo dominio di primo livello, con la sigla .eu. A partire dal 7 dicembre 2005 imprese, organizzazioni e cittadini dell'Unione Europea potranno cominciare la corsa al dominio. Nato per rispondere all'esigenza di trovare nuovi spazi in Internet e per dare visibilità al mercato europeo, il nuovo suffisso affiancherà gli esistenti. È un primo tassello per l'indipendenza dall'ICANN?

Il nuovo dominio

L'Italia è in prima linea nella creazione del dominio europeo: il consorzio Eurid (che nel 2003 si aggiudicò l'appalto per la gestione del nuovo top level domain) è infatti composto dall'Istituto di Informatica e Telematica del Centro Nazionale Ricerche (IIT-CNR) che è responsabile per conto dell'Icann (Internet Corporation for Assigned Names and Numbers) della registrazione dei domini italiani, e dagli omologhi belga e svedese. L'Eurid, associazione non-profit, vinse il bando, superando sette altre cordate. L'obiettivo dichiarato del nuovo dominio è quello di rendere più identificabili le compagnie europee sul Web e di favorire la diffusione di Internet in Europa. Il bacino d'utenza è molto ricco: duecento milioni di potenziali utenti (14 dei quali nella sola Italia) e 25 Paesi membri dell'Unione Europea rappresentano una fetta di mercato notevole. Per l'Icann, l'ente americano che ha potere assoluto sull'assegnazione dei nomi a dominio, si apre una nuova fase. La nascita del nuovo suffisso mette indirettamente in discussione la leadership americana sulla Rete, proprio nel momento in cui, dal World Summit on The Information Society che si è tenuto a Tunisi in questo mese, esce una richiesta di maggior autonomia e indipendenza dagli Usa.

La proposta di Tunisi

Mai più solo ICANN: a Tunisi un gruppo di Paesi capeggiato da Italia e Gran Bretagna ha proposto e ha visto approvarsi la creazione dell'Internet Governance Forum sotto l'egida dell'ONU. È una piccola rivoluzione, se avrà qualche effetto pratico e non resterà sulla carta. Infatti, si passa da una visione monolaterale (americano) a un approccio multilaterale nella gestione dei domini. In pratica, ICANN proseguirà il suo lavoro, ma oltre che rendere conto al Dipartimento del Commercio del governo USA (che finora a dire il vero ha contribuito molto alla libera diffusione della Rete), avrà un nuovo referente internazionale emanazione delle Nazioni Unite.

Il nuovo dominio pronto al varo

Il sistema di registrazione della nuova estensione .eu avverrà in fasi differenti:
-  dal 7 dicembre 2005 al 6 febbraio 2006 solo enti pubblici, organismi governativi e titolari di marchi registrati potranno candidarsi alla registrazione di un dominio ".eu" (al fine di evitare un accaparramento indiscriminato);
-  dal 7 febbraio 2006 al 6 aprile 2006, ci sarà spazio anche per i titolari di altri diritti considerati prioritari e protetti dalle leggi nazionali dei singoli stati (ad es. attività di tipo artistico);
-  dal 7 aprile 2006, ci sarà l'apertura totale delle registrazioni: chiunque, con il solo limite della maggiore età e della residenza in uno degli stati membri Ue, potrà registrare un numero illimitato di domini a targa .eu. L'assegnazione dei domini .eu seguirà rigorosamente la regola del "first come first served", ossia il primo arrivato avrà diritto di priorità.

Una vera esigenza?

Ma il dominio .eu è voluto dall'alto oppure suscita un interesse reale? Forniscono una prima risposta le richieste pervenute ai registrar accreditati, gli operatori di settore che gestiscono materialmente le procedure di registrazione dei nomi a dominio e che sono gli unici autorizzati a raccogliere le domande (si veda l'elenco completo sul sito Eurid): in Italia, solo nell'ultimo mese sono pervenute più di 50 mila domande preliminari. Se si considera che i registrar accreditati a tutt'oggi sono 469, in rappresentanza di 38 paesi diversi (Olanda con 86, Germania con 68, Italia con 38, Belgio con 36 e Francia con 28 solo per citare le nazioni più attive), si può avere un'idea del meccanismo che è stato messo in moto. Il giro d'affari connesso è altrettanto interessante: per ogni dominio registrato, Eurid addebiterà al registrar l'importo di 10 euro, il quale però potrebbe essere maggiorato per l'utente finale in proporzione al servizio offerto dal singolo operatore. È il prezzo da pagare per trovare nuovi spazi di visibilità in Rete e disporre finalmente di un'identità paneuropea che sia riconoscibile sul mercato virtuale: il tutto nell'ottica di fornire una spinta fondamentale all'e-commerce e all'e-business made in Europe.

.eu oltre le norme

Il nuovo dominio non andrà a sostituire i vecchi identificativi: .it per l'Italia o .fr per la Francia, esisteranno ancora e avranno sempre lo stesso significato, per chi si registra, di adesione alle leggi nazionali di quello specifico Stato; altrettanto, chi si registrerà a .eu avrà il dovere di rispettare le norme giuridiche della nazione dalla quale proviene, nella prospettiva che esse siano sempre più profondamente influenzate dalle direttive sovranazionali dell'Unione Europea. Forse però il suffisso .eu ha un significato più profondo, come suggerisce lo slogan di lancio coniato da Eurid (".eu: your European identità"): l'idea che, almeno a livello virtuale, l'Unione Europea abbia una propria identità transnazionale, che l'Europa dei 25 stati membri abbia un riconoscimento e una visibilità internazionali. È un passo molto importante, come lo fu a suo tempo l'introduzione dell'Euro come moneta unica europea: speriamo che realmente serva a rafforzare la consapevolezza di essere cittadini europei a tutti gli effetti. Anche e soprattutto in Rete.
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