e-business - Ottobre 2006 - Pirateria informatica

La pirateria inganna


Mentre è appena uscita la nuova campagna d'informazione di BSA contro la pirateria informatica, si discute dei danni economici con pro e contro. Ma la pirateria inganna.


Da qualche giorno ormai, e ancora per un paio di settimane, alcune piccole e medie imprese italiane sono raggiunte in direct mailing da comunicazioni di BSA Italia, la Business Software Alliance, riguardanti la pirateria informatica, come conoscerla e come combatterla. In particolare, si fa riferimento all'utilizzo di Healthcheck, un tool messo a punto dall'associazione - che raggruppa praticamente tutte le maggiori società informatiche del mondo - per aiutare gli amministratori delle società a capire come viene gestito il software aziendale. Con questa iniziativa, BSA prosegue nella sua mission: prima ancora che reprimere l'uso illegale di software, punta a prevenire e informare le imprese sui danni derivanti dall'uso di programmi piratati.

Un fenomeno rilevante

Dagli ultimi dati ufficiali riferiti allo scorso maggio il tasso di utilizzo di software illegali è del 47%, con un danno economico stimato in almeno un miliardo e mezzo di dollari. Nell'intera Unione Europea, il danno sarebbe da calcolarsi in circa 12 miliardi di dollari, e il tasso del software piratato è del 36%. Circa un utilizzatore su tre in Europa (circa uno su due in Italia) farebbe uso di programmi illegali. A livello mondiale, la percentuale si mantiene attorno al 35%: una persona su tre utilizza dunque programmi piratati.

I danni collaterali

Il danno immediato per i produttori di software è chiaramente comprensibile, ma ciò che spesso sfugge nel piccolo atto quotidiano di utilizzare software pirata è che si impatta, pesantemente, anche sull'economia in generale. Secondo uno studio della società specializzata IDC commissionato da BSA, una riduzione di dieci punti percentuali della pirateria software in Italia, in soli tre anni sarebbe in grado di liberare grandi risorse al servizio dell'ICT: tra il 2006 e il 2009 avremmo una crescita dell'intero comparto IT compresa tra il 30% e il 40%, per un valore industriale complessivo di oltre 35 miliardi di dollari, la creazione di almeno 15 mila posti di lavoro qualificati, senza contare i benefici indiretti (crescita di 8 miliardi e mezzo del PIL italiano, con un gettito fiscale maggiore di 2,4 miliardi di dollari).

Conti e controconti

Naturalmente, si tratta di calcoli puramente teorici. Teorici al punto che negli ambienti universitari americani circola anche una contro-analisi del fenomeno, per cui i supposti danni, in realtà si traducono in benefici per l'economia globale. Infatti, il risparmio dovuto all'utilizzo di software illegale rientra in circolo nell'economia sotto forma di potere d'acquisto destinato ad altri prodotti - spesso, ma non solo hi-tech. Se quella persona su tre che fa uso di software illegale lo acquistasse legalmente, avrebbe una minor capacità di spesa che inciderebbe sui consumi di altri generi. Naturalmente, anche questa è soltanto una teoria, anche un po' provocatoria, perché non bisogna dimenticare che la legge sta in questo caso soltanto da una parte.

La terza via

D'altronde, sembra veramente difficile prendere le parti dei consumatori illegali di software, intanto per una questione di legge, ma anche per una questione culturale. Infatti, che il costo dei software sia molto - qualche volta troppo - alto non è un mistero per nessuno. Ma le possibilità alternative esistono: tutto il cosiddetto mondo del free software è in grado di fornire alternative a tutti i prodotti di maggior consumo sul mercato a pagamento. Anche dal punto di vista della facilità d'utilizzo, della compatibilità e dell'interfaccia grafica sono stati fatti passi da gigante negli ultimi anni, e in sostanza si possono usare tali software senza molte distinzioni rispetto a quelli a pagamento. Con un vantaggio in più sul fronte della sicurezza.

Danni per gli utenti

Infatti, ciò che non sempre è avvertito con la giusta attenzione dagli utilizzatori di software piratato è l'impatto di versioni non regolari sulla sicurezza. Di solito, non è possibile aggiornare con facilità il software illegale, né avere l'assistenza dedicata, con il risultato che tutto l'impianto informatico risulta particolarmente vulnerabile sul versante della sicurezza. In particolare nel mondo aziendale, questa considerazione dovrebbe sempre far breccia nei responsabili IT, e indurli a comportamenti virtuosi - a pagamento o free.
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