Ecco i soldi per chi investe in alta tecnologia
Via libera ai finanziamenti: resi noti tutti i dettagli per accedere ai
finanziamenti per le imprese che intendano investire nella realizzazione di poli tecnologici e nell'innovazione di
processo.
Come già annunciato, il
Governo ha previsto nuovi aiuti per le imprese che puntano sull'alta tecnologia. Si tratta di due distinti interventi
mirati a sostenere lo sviluppo dell'innovazione digitale e aumentare la competitività internazionale delle
imprese del nostro Paese. I decreti sono firmati dal
ministro delle attività produttive
e da quello per l'innovazione e le
tecnologie, e mettono in campo una dotazione finanziaria di 630 milioni di euro, già deliberati dal CIPE,
che dovrebbero produrre investimenti per almeno 700 milioni di euro. Entrambi i provvedimenti prevedono
un'agevolazione finanziaria particolarmente favorevole: il 10% dello stanziamento sarà infatti a fondo
perduto, l'80% a credito agevolato (tasso dello 0,5%) tramite la Cassa Depositi e Prestiti e il restante
10% al tasso ordinario bancario.
Poli ad alto contenuto tecnologico
Il primo decreto stanzia 360 milioni di euro (191 dei quali destinati alle Regioni del Sud) che serviranno a
promuovere la realizzazione di poli ad alto contenuto tecnologico, che presentino potenzialità di esportazione
e di innovazione digitale di prodotto. Si tenta in questo modo di favorire la formazione di nuove aggregazioni
tecnologiche formate da grandi imprese e da PMI, con il coinvolgimento dei relativi centri di ricerca, per sostenere
quei settori caratterizzati da un'elevata innovazione digitale del prodotto: ICT, demotica, automotive, nanotecnologie,
avionica, bio-tech ecc...
A chi andranno i soldi
Particolarità del decreto, i settori e i progetti finanziabili non sono determinati a priori, ma vengono
individuati dal mercato stesso sulla base delle potenzialità di sviluppo di nuovi prodotti e di
competitività sui mercati nazionali ed internazionali. Saranno valutati come prioritari i progetti di
cooperazione che presentino queste caratteristiche: stadio di sviluppo avanzato, potenzialità di crescita
occupazionale qualificata nell'arco di 2-5 anni, possibilità di potenziamento competitivo sui mercati
internazionali (in particolare verranno premiati progetti che prevedano partnership internazionali), promozione
dell'indotto tramite aggregazione di piccole e medie imprese qualificate, partecipazione (solo eventuale, non
obbligatoria) di università e centri di ricerca.
I termini per accedere al finanziamento
Le imprese interessate devono presentare i progetti di cooperazione entro 60 giorni dalla pubblicazione del decreto
sulla Gazzetta Ufficiale, indicando la durata del progetto (non inferiore ai 18 mesi e non superiore ai 48 mesi) e il
costo complessivo del progetto (non inferiore ai 10 milioni di euro e non superiore ai 24,5 milioni di euro). La
valutazione sarà compiuta da una commissione mista composta da rappresentanti dei due dicasteri che hanno
promosso gli interventi entro 30 giorni dalla data di scadenza per la presentazione dei progetti; in un secondo
momento, verrà istituito uno sportello per la presentazione dei progetti esecutivi. Si stima che il
finanziamento muoverà investimenti per circa 400 milioni di euro.
Innovazione digitale
Il secondo decreto mette a disposizione 270 milioni di euro finalizzati ad agevolare nuovi programmi di sviluppo dei
processi strategici aziendali tramite piani di innovazione digitale con l'obiettivo di rafforzare l'integrazione e la
cooperazione negli ambiti dei distretti e delle filiere. Anche in questo caso come nel precedente sono previste
priorità per le Regioni del Sud (191 milioni di euro) e per le aree del Centro-Nord più indietro
nell'innovazione di processo (34 milioni di euro). I processi aziendali che saranno premiati sono quelli relativi alle
fasi di ideazione, approvvigionamento, produzione, distribuzione e commercializzazione finalizzati allo sviluppo di
nuovi prodotti e servizi e alla riduzione dei costi aziendali, per aumentare la competitività sul mercato. Un
particolare occhio di riguardo sarà riservato anche alle prospettive di internazionalizzazione dei progetti.
Chi e quando deve presentare i progetti
A beneficiare degli incentivi sono i consorzi e le società consortili (già costituiti e da costituire)
partecipati per almeno il 50% da piccole e medie imprese che operano alla produzione di beni e di servizi, o nel
settore dei trasporti, o in quello agro-industriale; sono ammesse anche le imprese artigiane di produzione di beni e
i centri di ricerca con personalità giuridica autonoma. I progetti devono essere presentati a partire dal
trentesimo e fino al novantesimo giorno dalla data di pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale, con
l'indicazione dei tempi di attuazione (non inferiore ai 18 mesi e non superiore ai 36 mesi, con possibile proroga di
un altro anno) e del costo complessivo (non inferiore a 1,5 milioni di euro e non superiore a 10 milioni di euro);
entro 90 giorni dalla chiusura dei termini di presentazione, i progetti saranno valutati da una commissione mista,
composta anche in questo caso da rappresentanti dei due dicasteri, e successivamente le imprese consorziate
presenteranno i progetti veri e propri.
I criteri di valutazione
Per questa seconda tranche di finanziamenti vengono individuati alcuni criteri di valutazione: saranno premiati
l'originalità dell'innovazione, l'adeguatezza finanziaria, la capacità tecnico-scientifica, l'efficacia
dell'aggregazione, gli effetti sull'integrabilità della filiera, sulla produttività e sulla
qualità del prodotto, sull'incremento dell'export, sull'impatto dell'occupazione e sua riqualificazione, altri
elementi di giudizio saranno il numero di imprese consorziate e il rapporto con centri ed enti pubblici di ricerca.
Un'occasione da cogliere
I due ministri hanno espresso grande soddisfazione per i due emendamenti: è chiaro il tentativo di coinvolgere
le PMI nel processo di innovazione tecnologica che la grande impresa ha già in parte attuato. Resta da valutare
se le PMI sapranno cogliere l'occasione che si presenta, e sapranno rilanciare il made in Italy che per anni ha
costituito la forza della nostra economia. Ancora troppo spesso, girando per le medie e piccole aziende della
provincia italiana ci si accorge di quanta arretratezza tecnologica pesi sullo sviluppo. Anche le società meno
avvezze alle nuove tecnologie potrebbero cogliere l'occasione di innovare i propri processi e dotarsi di strumenti
ICT ormai indispensabili per aumentare la propria efficacia e stare sul mercato in maniera concorrenziale.
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