Quale metodo di pagamento per l'e-commerce
I metodi sperimentati sono tanti, ma ancora non si vede una formula in
grado di sostituire l'uso della carta di credito.
Il principale metodo di pagamento per le transazioni commerciali online è sicuramente la carta di credito, ma
non si tratta dell'unico possibile. Uno standard non esiste ancora, e le aziende sono libere di utilizzare la forma
preferita per le proprie transazioni. Con una grande preoccupazione: la sicurezza. Infatti, dei tanti metodi
sperimentati finora, ancora ne manca uno che possa dare garanzie di sicurezza al 100%.
Un freno per l'e-commerce?
La mancanza di sicurezza è spesso indicata come un possibile ostacolo alla crescita dell'e-commerce. E
sicuramente è vero. Ma la questione è se nei sistemi in uso oggi manchi la sicurezza. E la risposta,
francamente, sembra essere no. Per meglio precisare, online non c'è minore sicurezza di quella che si
può avere offline nei sistemi di pagamento elettronici. Perché mai l'uso di una carta di credito in un
ristorante dovrebbe essere più sicuro che su un sito di vendita online di cibi tipici? I malintenzionati
esistono tanto online quanto offline.
Sicurezza garantita
L'uso di server sicuri che basano le loro funzioni sul protocollo SSL (Secure Socket Layer), abbinato al protocollo
di sicurezza S-Http (Secure hypertext transfer protocol) dovrebbe fornire un'adeguata garanzia rispetto alla tutela
delle transazioni. Infatti, tra server e browser si instaura un collegamento sicuro, poiché i dati in transito
sono criptati, e quindi, in teoria, illeggibili anche se intercettati. Un sistema utilizzato quotidianamente da
centinaia e centinaia di siti di e-commerce in tutto il mondo, e da migliaia e migliaia di utenti. Per quanto riguarda
la transazione, la garanzia di sicurezza è elevatissima. E poi, bisogna ricordare che la maggior parte delle
frodi informatiche è condotta facendo leva sull'errore dell'utente, che dà volontariamente -
benché inconsapevolmente - i propri estremi a un soggetto terzo malintenzionato.
Quindi bisognerebbe agire forse di più sulla cultura informatica degli utenti, piuttosto che su nuove procedure di
sicurezza.
In mezzo la fiducia
Inoltre, il sistema descritto non viene attuato direttamente tra cliente e sito Web. Questo avveniva nei primi tempi
dell'e-commerce. Ma lasciava aperti anche i dubbi sul negoziante che riceveva i dati: non tanto sull'onestà
quanto sulla tutela dei dati stessi in possesso del commerciante. Sarebbero stati cancellati, una volta utilizzati? O
sarebbero stati conservati in server protetti? E che garanzie ci sarebbero state contro eventuali attacchi a quei
server? Troppe questioni. Così, ora normalmente ci si affida a un intermediario, che è garante della
completa sicurezza del dato. Banche ed altre società finanziarie, quindi, fanno da ponte tra il cliente e il
venditore, assicurando in questo modo entrambi gli attori della compravendita sul buon esito della transazione.
Come valutare i metodi di pagamento
Ogni negozio online dovrebbe stilare dei propri criteri di valutazione rispetto alle diverse forme di pagamento, sia
in base alla merce trattata sia in base alle caratteristiche-tipo dei propri clienti. Tuttavia, almeno tre criteri di
valutazione sono praticamente standard: la sicurezza, la riservatezza dei dati sensibili dell'utente (protetti anche
dall'apposita normativa) e la facilità d'uso del sistema in questione. A questi, poi, si potrebbe aggiungere
anche il costo totale per operazione, cioè le varie spese di commissione alle quali si va incontro, sia da
parte dell'utente sia da parte del negoziante.
Le sperimentazioni dimenticate
Delle molte sperimentazioni che ci sono state in passato, la maggior parte non ha lasciato il segno, e oggi si fa
fatica anche solo a ricordarle. Per esempio, il sistema "paga con il cellulare" di Banca Sella, che prevedeva la
preregistrazione in un database e quindi l'uso di un codice per autorizzare il passaggio dei dati. Non dissimile nel
successo, il metodo di "assegno elettronico", come era stato definito, di Centax: una sorta di assicurazione per gli
assegni, in grado di coprire l'intero ammontare segnato nel caso si fossero rivelati non coperti.
La moneta elettronica
Un discorso a parte merita il sistema della moneta elettronica. Anche questa è una forma che non è
riuscita a imporsi, per il momento, ma non tutte le porte sono ancora chiuse. Il sistema è semplice: si tratta
di rendere digitale una certa somma di denaro e depositarla entro un borsellino altrettanto digitale. La cifra, poi,
dovrà essere regolata tramite giro di valuta di tipo tradizionale. Le formule previste dai vari borsellini
elettronici sono diverse: con importo a scalare, con tetto di credito, con ricarica libera ecc. Due i supporti
tradizionalmente previsti: su file o su smart card. Mentre il primo può garantire scambi immediati via
computer, la smart card ha il vantaggio di essere esportabile offline come carta di pagamento, ma ha lo svantaggio
di richiedere integrazioni hardware per il suo utilizzo.
La questione micro
La moneta elettronica o e-cash potrebbe avere ancora un ruolo da giocare nella partita dei pagamenti per l'e-commerce.
Infatti, l'e-cash su file si rivela particolarmente adatto per le transazioni di lieve entità, tutto sommato,
quelle più problematiche su Web. Infatti, per una spesa normale si può ricorrere alla carta di credito,
mentre le spese di grandi entità sono decisamente meno frequenti e di solito regolate in altro modalità
(banca su banca, per esempio). Il problema sono i
micropagamenti. E l'e-cash su
file, secondo la modalità della carta prepagata a scalare, potrebbe rappresentare una valida soluzione al
problema.
Quasi novità...
Come spesso accade nel mondo della tecnologia, sembra quasi che tutti vogliano sperimentare ma che nessuno si butti
con decisione nel lancio di un prodotto o di una modalità di pagamento. A rompere gli indugi sembra essere,
proprio in questo agosto 2005, Docomo, il
gigante giapponese delle telecomunicazioni. La società, infatti, ha annunciato di avere messo a punto un
sistema di pagamento basato sull'uso del cellulare. In assoluto, non è una novità, ed altri soggetti,
anche italiani, in passato avevano condotto sperimentazioni del genere. Si tratta di utilizzare il credito telefonico
come un borsellino elettronico: che sia in una carta prepagata o nella bolletta mensile, la spesa effettuata
via-telefono viene inserita come qualsiasi altra voce nel rendiconto del cliente.
...e volontà
A far tornare in auge il sistema è il fatto che ad adottarlo sia la società giapponese. Con un parco
clienti in Giappone di tutto rispetto, e partecipazioni o partnership in tutto il globo, Docomo non ha rivali al
mondo per capacità di spinta di un prodotto o sistema. La prova è data da
i-mode, che ha permesso di collegarsi a
Internet dal cellulare con interfacce grafiche con almeno tre anni d'anticipo rispetto ai primi tentativi dell'UMTS
occidentale. E se il metodo del pagamento via telefono si rivelasse vincente in Giappone, c'è da scommettere
che sarebbe esportato in tutto il mondo in gran fretta.
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