Il modello collaborativo del Web 2.0 trova un'applicazione
professionale perfetta nei social networks. Reti di utenti accomunati da ambiti, passioni e conoscenze
professionali, utili per far circolare il business in maniera informale e altamente produttiva.
Si chiamano Friendster,
LinkedIn,
Ecademy,
Orkut, solo per limitarsi ai più
conosciuti e affermati. Hanno modalità d'utilizzo leggermente diversi gli uni dagli altri e hanno storie
diverse, chi indipendente chi parte dei grandi gruppi del Web. Tutti sono circuiti sociali, social networks: reti
telematiche di persone interconnesse da qualche grado e legame di conoscenza. Tutte insieme, queste persone,
costituiscono un network di conoscenze vasto, in grado di coprire tutte le esigenze professionali. Il loro scopo,
infatti, è far circolare conoscenze e business.
Collaborazione e condivisione
Il Web 2.0 spinge l'acceleratore sulla condivisione delle conoscenze, sulla collaborazione, sul dialogo tra persone.
Si mette al centro il patrimonio umano, il capitale umano e la risorsa a 360°. Il luogo naturale dove si esaltano
queste conoscenze sono le reti sociali, sia quelle destinate a finalità di svago (moltissime sono quelle
dedicate agli incontri di coppia) sia quelle destinate a finalità di business. Se infatti un'antica teoria
sociologica dice che tutte le persone nel mondo sono separate le une dalle altre da non più di sei passaggi,
i social network puntano a raccogliere in un unico, grande, circuito telematico le persone, con le loro
professionalità.
Il principio alla base
Così, una volta iscritto e in contatto con il proprio gruppo di amici (le persone a un solo grado di distanza),
le proprie capacità e professionalità sono visibili a tutto il network e potenzialmente in contatto con
ogni altro utente. Tra i nostri amici ci sarà sicuramente qualcuno con conoscenze che esulano dai nostri
rapporti diretti, ma che possono essere contattate tramite l'amico in comune. Arriviamo così alle persone al
secondo grado di distanza. Da queste, potremo passare a persone conosciute da loro (terzo grado) e così via
fino a raggiungere qualsiasi utente interconnesso nella rete sociale.
Conoscenza, valore aggiunto
Le reti sociali trovano ispirazione negli stessi principi di base che animano la filosofia del Web 2.0. Piuttosto che
una rete di siti, fredda e asettica, il Web è uno strumento di condivisione delle conoscenze, di collaborazione,
di scambio di idee e, in questo caso, professionalità. Il valore aggiunto che arriva dai social network è
proprio la conoscenza. Il professionista iscritto per esempio a LinkedIn è in qualche modo garantito dal proprio
circuito di amicizie. Il tradizionale passaparola e la fiducia che deriva da rapporti consolidati (di lavoro o di
amicizia) trovano un passpartout digitale nelle reti sociali. Il professionista contattato attraverso questi circuiti,
oltre alle proprie credenziali professionali, porta in dote un circuito e una ragnatela di conoscenze a partire dalle
quali può essere valutato. Per questo motivo i social network sono circuiti particolarmente fecondi nei quali
pescare le professionalità. Senza bisogno di relazioni immediate è come se si mettesse in moto la propria
rete di amicizie alla ricerca della figura che fa al caso proprio.
Strumenti di contorno
A questo scopo si moltiplicano anche gli strumenti di contorno: dai motori di ricerca community based, nei quali i siti
sono il risultato della messa in comune dei vari preferiti di gruppi di persone, ai blog collettivi, in cui il blog
è gestito e portato avanti da gruppi interi su argomenti comuni. Tutto il Web sta conoscendo una progressiva
migrazione dall'uso passivo a quello attivo, e questo fiorire di esperienze di community e di reti sociali testimonia
che le applicazioni possono essere infinite, anche nel campo business.