Il software? Un servizio
Le piccole imprese saranno presto chiamate a una nuova sfida tecnologica:
l'abbandono del software proprietario a favore del modello del software come servizio. Il Web 2.0 si fa largo in azienda.
L'evoluzione verso il Web 2.0 delle aziende passa attraverso il concetto di Saas, Software as a service. Il software
proprietario, basato su copie di programmi e licenze d'uso, magari secondo un modello d'aggiornamento client/server, non
è più di moda. Le applicazioni non si comprano più, si noleggiano: questo è in sostanza il
modello Software as a service, il software comprato come qualsiasi altro servizio da società esterne.
Naturalmente via Web.
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La genesi del Saas
L'idea di accedere a software più o meno evoluti nella modalità distribuita dalla Rete non è nuova,
e circola da diversi anni. In passato si è chiamato il fenomeno come Asp, Application Service Provider, o come
software on demand o software in hosting. Comunque lo si chiamasse, il concetto non cambiava: software non residente
sulle macchine proprietarie ma su server dedicati, di altre aziende, e utilizzato via Internet per il proprio consumo.
Negli anni precedenti, il modello era applicato soprattutto a software particolarmente evoluti e costosi. Nelle ultime
stagioni si possono trovare fogli di calcolo, elaboratori di testo e praticamente ogni tipo di applicativo. Il tutto
spinto ancora di più dall'impulso collaborativo che il concetto di Web 2.0 ha sparso in Rete.
Le previsioni a breve termine
In alcuni settori, il modello Software as a service è destinato a diventare standard in breve tempo. Secondo la
società di ricerca e analisi Gartner, per il momento i mercati in cui si sviluppa questo modello sono soprattutto
il customer relationship management con il 12% di diffusione nel 2006 e l'integration as a service con il 10%,
mentre rimangono un po' indietro il mercato ERP o Enterprise Resource Planning e il supply chain management, per la
gestione del processo di produzione. Come si vede, si tratta ancora comunque di segmenti di business particolari,
relativi soprattutto alle grandi aziende. Ma è proprio dalle PMI che potrebbero arrivare le novità
più interessanti. Infatti, i provider, cioè i distributori di software, stanno mettendo a punto sempre
più soluzioni complete per la gestione aziendale e dei processi proprio per le aziende piccole e medie. Se finora
avevano avuto poco a che fare con il modello Saas, nel futuro saranno proprio le PMI a essere investite da questa
trasformazione.
E quelle a lungo
Secondo uno studio commissionato
dalla società inglese Rackspace, nel 2020 (meno di 13 anni) il Saas sarà la norma nel mondo aziendale e i
programmi saranno definitivamente in outsourcing. Il tutto favorito anche dallo sviluppo delle connessioni al Web in
mobilità, in ogni luogo e pressoché con ogni dispositivo, secondo la previsione della pervasività
di Internet che è ormai accettata globalmente da tutti i commentatori e gli esperti. A Internet si avrà
accesso ovunque e con tutti gli strumenti elettronici.
Cosa resterà delle Pmi
Alle imprese, in sostanza, resterà il proprio core business, depurato di tutti gli altri aspetti. Aggiungere
valore alla produzione sarà l'unico scopo, indipendentemente dalle tecnologie e dai software, che saranno messi
a disposizione da altri. La disponibilità di questi strumenti sarà messa a disposizione in Rete
(accessibile ovunque) e dalla Rete, nel senso che ogni azienda si circonderà virtualmente di partner in grado di
supportarla online per raggiungere i propri obiettivi. A trarne vantaggio saranno anche i lavoratori, sempre meno
vincolati ai luoghi fisici di lavoro. Dubbi invece rimangono per il futuro dei comparti IT: se da una parte è certo il calo di
lavoro in termini di assistenza e supporto interno all'impresa (ci penserà il distributore), il loro futuro
potrebbe essere sempre più ai margini, con un'uscita dai processi aziendali, oppure sempre più al centro,
se il comparto saprà leggere in modo corretto questa evoluzione, diventando elemento centrale per lo sviluppo
della Rete di partner. L'impresa comunque diventerà sempre più distribuita.
I tempi della rivoluzione
La rivoluzione descritta sembra ancora molto lontana nella pratica, e per certi versi irrealizzabile. Invece è lo
sviluppo naturale di quanto sta accadendo nel mondo dell'informatica e di Internet. Per capire se è plausibile o
meno, basta guardarsi indietro, a 13 anni fa - lo stesso tempo che ci separa dalle previsioni dello studio. Nel 1994, i
computer che erano collegati al Web erano pochissimi, anche in ambito aziendale. I software sempre rigorosamente
proprietari (con alcune sperimentazioni di collaborazione esterna via linee dedicate per i programmi talmente complessi
che richiedevano società apposite per la loro gestione). Concetti come lavoro da remoto, collaborazione a
distanza e gli stessi ambiti di lavoro che la tecnologia ha promosso delle semplici chimere. Ancora convinti che nel
2020 tutto sarà come oggi? Per questi motivi le aziende più orientate al Web e alla tecnologia dovrebbero
cominciare a muovere i primi passi in quest'ottica, senza pericolosi salti in avanti, ma introducendo gradualmente il
modello del software as a service e il concetto di azienda distribuita, sia nei confronti dei propri dipendenti sia nei
confronti dei propri partner, da coinvolgere nel processo di collaborazione basato sulle tecnologie.
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