Fine del modello free
Si è spesso parlato della conclusione dell’esperienza del modello gratuito
sul Web. Siamo arrivati proprio alla sua fine oppure esistono ancora dei margini per una sua riproposizione?
Il dibattito ha tenuto banco a lungo sui media, sui newsgroup e nelle chiacchiere degli appassionati: il modello gratuito su Internet
è una strada ancora perseguibile? Cerchiamo subito di essere chiari: la risposta è NO. L’esperienza lo ha
dimostrato ampiamente e un’analisi schematica del percorso di Internet lo conferma. Una precisazione al riguardo, però,
è importante: ovviamente, parliamo di un modello economico e non di una filosofia. Ciò significa che la rete volontaristica
e collaborativa della prima ora ha una sua ragione d’essere e probabilmente continuerà ad esistere, magari sotto forme
leggermente diverse da quelle finora conosciute. Il successo dei sistemi peer to peer – nonostante un loro parziale avvicinarsi
ai modelli di servizio a pagamento – testimonia del grande interesse degli utenti a mettere a disposizione gratuitamente le proprie
risorse. Vediamo però di concentrarci sull’analisi del fallimento del modello free.
L’impatto del modello economico gratuito nell’uso di Internet era basata su un parallelismo – fuorviante – rispetto
all’uso del medium televisivo. In sostanza, i capitali entrati nell’economia di Internet a livello di servizi online e di
informazione online pensavano di riprodurre la stessa formula vincente della televisione, basata essenzialmente sui contributi
pubblicitari per la TV generalista o sul servizio a pagamento (rispetto a un bouquet) per la Pay TV. Per fare questo, si riteneva
sufficiente il raggiungimento di una massa critica in grado di generare economie di scala sufficientemente paganti. Il modello ha fallito
in passato e, anche ammesso che quella massa sia stata raggiunta, non ha nessuna possibilitià di riproporsi. Ciò di cui non
si è tenuto conto, in quella proposta, sono le caratteristiche stesse del successo della Rete: interattività e
globalità. La risposta alle inserzioni pubblicitarie è stata decisamente insufficiente. La tipologia d’offerta –
messa in parallelo a quella dei canali televisivi – troppo ampia e diversificata per poter programmare con qualche certezza di
riscontro una qualsiasi campagna pubblicitaria generalista. Internet non è lo strumento che qualcuno aveva pensato sarebbe
diventato.
L’introduzione del modello free – modello economico e non filosofia d’approccio, è bene ripeterlo - è
avvenuta in corrispondenza del piccolo boom di Internet (1998-2000 all’incirca, e con particolare riferimento al mercato
italiano).
|
 |
| La curiosità per le nuove tecnologie e l’entusiasmo per la
crescita economica portarono una certa quantità di nuovi utenti del Web. A questo si associò un perdurante
interesse dei media nazionali. L’effetto di questa combinazione, e l’ottimismo nelle nuove tecnologie,
generò un interesse marcato del capitale d’impresa. Investimenti privati, fondi di venture capital, grandi
gruppi accorrevano in Internet con le soluzioni più fantasiose. Lo scopo: non mancare nella nuova corsa
all’oro. Gli investimenti massicci erano finalizzati unicamente alla creazione di una massa critica di utenti del
sito o del servizio con uno scopo principale: sbarcare in Borsa. Lì, gli investimenti sarebbero rientrati
immediatamente e si sarebbe trovata nuova linfa per rilanciare verso il vero obiettivo economico: |
|
cliccare sull'immagine per ingrandirla |
la creazione di una massa critica globale in grado di smuovere investimenti e ritorni pubblicitari ben superiori a quelli delle televisioni
(se il mezzo è globale, la platea è mondiale, si diceva a quei tempi). Questo progetto però non è andato
in porto. La crescita meno ottimistica del previsto di Internet e del commercio elettronico, l’inaspettato spirito libertario e
‘anarchico’ (rispetto ai servizi delle imprese e alla pubblicità) della Rete, l’inconsistenza della
platea mondiale, il crollo della Borsa e la crisi economica: questi gli elementi che hanno impedito l’affermarsi di tale modello.
Molto improbabile, per non dire impossibile, che si possa ripresentare una svolta netta a favore di questo modello.
Quale possibilità rimane allora per gli operatori Internet? Un diverso approccio alla filosofia di servizio della Rete, un
rapporto diverso con l’utente, una differenziazione delle tecniche di marketing e di pubblicità rispetto all’offline.
 |
|
|
|
|