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Marzo 2007 - Informatizzazione imprese

Cambio di passo per le PMI


Le difficoltà delle PMI ad aprirsi alle tecnologie è anche colpa dei tecnici? Probabilmente no, ma un approccio diverso può migliorare la situazione complessiva.


Ogni volta che si leggono dati sul livello di tecnologia e informatizzazione delle imprese italiane e delle PMI in particolare si notano dei progressi impacciati, e spesso l'esperienza non rende giustizia a queste informazioni. Infatti, aldilà della tecnologia presente, il suo uso all'interno delle PMI è spesso molto basso, approssimativo e inefficace. Sono veramente poche le piccole e medie imprese che puntano sull'informatizzazione come leva competitiva del mercato.

La cultura tecnologica

Ma quali sono i fattori che bloccano il dirompente e vantaggioso arrivo delle tecnologie nelle PMI italiane? Prima di tutto c'è un serio problema di cultura tecnologica, che la scuola italiana solo ora e in modo molto timido cerca di recuperare. E le PMI del nostro Paese, dove l'ambito ereditario privilegiato è quello familiare, non hanno una classe dirigenziale esterna formata, ma spesso ricorrono all'esperienza precoce come surrogato della competenza, alla trasmissione delle conoscenze da padre in figlio piuttosto che da esperti preparati e aggiornati ad allievi. In questo quadro, solo una diffusa cultura tecnologica (quale può essere quella scolastica) potrebbe ridurre il gap. Ma in decenni, e non certo in anni. Troppi gli uni e troppi gli altri per il ritardo ormai accumulato. Né di certo si può imputare alle generazioni passate di non avere cultura tecnologica, che certo non era considerata priorità negli anni Settanta o Ottanta quando si formarono.

Marketing e strategie

Un'analisi simili è da fare poi per il settore di gran lunga fondamentale in mercati aperti, evoluti e, a volte, saturi: il marketing e la strategia d'impresa. Sconosciuti o quasi nelle PMI. Un po' perché il mercato italiano è rimasto chiuso fino a pochi anni fa, un po' perché manca appunto una classe dirigente meritocratica e formatasi esternamente con competenze e professionalità specifiche. In Italia, la regola d'ingresso ed eventualmente d'avanzamento nelle PMI è ancora poco meritocratica. Non tutte le imprese sono in simili condizioni, ma la maggioranza sì, anche se nessuno lo dirà mai in ricerche ufficiali. Sono aspetti deleteri, di cui i giovani imprenditori devono liberarsi quanto prima a favore di strutture aperte all'esterno, formazione continua, meritocrazia.

Approccio all'azienda

Detto di questo ritardo di mentalità, non si possono negare d'altra parte le responsabilità dei tecnici, interni alle aziende o consulenti specialisti. Spesso l'approccio è teso a generare sudditanza nei confronti del tecnico, unico depositario del sapere informatico. Invece che sudditanza, però, spesso si genera diffidenza, ponendo una pietra tombale sugli usi e i reali vantaggi della tecnologia. Le proposte dei tecnici alle PMI devono essere opportune e personalizzate, cioè mirate agli effettivi obiettivi conseguibili da parte di una certa realtà. Non devono essere sovradimensionati, contando sulla difficoltà a capire i reali vantaggi e utilizzando l'eventuale fiducia come una cambiale in bianco per progetti ipertrofici e inutili. Piuttosto si deve lavorare, almeno inizialmente, sui vantaggi concreti e facilmente comprensibili dagli imprenditori, come i risparmi economici dati dal VOIP, i risparmi di tempo e la velocità di comunicazione delle e-mail o dei sistemi di messaggistica, la facilità d'analisi consentita dai report automatici e così via. Inutile prodigarsi sul vantaggio competitivo teorico che si può ottenere: meglio portare esempi concreti in termini di investimenti/ore lavoro/ritorno economico/qualità lavoro ottenuto.

Voglia di tecnologia

Come sviluppare negli imprenditori la voglia di tecnologia è scelta che spetta ai tecnici consulenti o interni, valutando il livello d'informatizzazione dell'azienda e il livello di preparazione del proprio interlocutore. Però, non si possono tralasciare due passaggi fondamentali, da applicarsi in ogni caso.
Formazione. Quale che sia il livello dell'interlocutore, è utile fare una veloce e sintetica formazione (anche continua, invitando periodicamente il responsabile interno dell'area ad aggiornamenti). Più che a corsi e convegni, è bene puntare su esempi pratici, per esempio organizzare un incontro in altre aziende dove il lavoro di informatizzazione è già stato condotto con successo. Le eventuali remore aziendali ad aprirsi ad altri (ovviamente non concorrenti) possono essere vinte introducendo apposite clausole a contratto in cambio di vantaggi sull'assistenza o sull'aggiornamento.
Informazione. La formazione deve essere accompagnata necessariamente da un'azione di informazione continua. All'interlocutore aziendale devono essere fornite segnalazioni di alcune fonti cartacee e online che trattino - in maniera adeguata - gli argomenti d'interesse tecnologico per l'impresa.
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