Un segnale forte per l'IT
AITech-Assinform chiede alle coalizioni politiche un impegno preciso
sulla politica di rilancio per l'Information Technology. Solo un libro dei sogni?
In tempo di campagna elettorale, anche
AITech-Assinform, l'associazione di
Confindustria in cui sono riunite tutte le principali imprese informatiche e del mondo ICT italiano, si è
fatta avanti con le istituzioni e le coalizioni politiche, proponendo un piano di Politica Industriale per
l'Information Technology. L'obiettivo è quello di avere un supporto forte da parte del prossimo governo alla
competitività e alla produttività dell'Italia nell'ambito dell'Information Communication Technology.
Alla presenza del Ministro per l'Innovazione e le Tecnologie Lucio Stanca e di due rappresentanti dell'opposizione,
l'associazione ha presentato il 21 febbraio scorso una serie di proposte che la coalizione vincente alle prossime
Politiche dovrebbe realizzare nei primi 100 giorni di governo per incentivare l'innovazione tecnologica.
Tra luci e ombre
Nel piano proposto, l'IT è presentato come quel fattore di accelerazione dei processi di sviluppo
indispensabile per agganciare il nuovo ciclo dell'economia mondiale basato sull'innovazione: senza tecnologie
digitali non è possibile compiere quel salto di qualità necessario per fare emergere le grandi
potenzialità e risorse del Paese. L'Italia, attualmente, sta perdendo posizioni nella scala della
competitività, anche a causa degli investimenti sempre più contenuti, sia pubblici sia privati, nel
settore dell'Information Technology. Nonostante i grandi cambiamenti prodotti in alcuni settori (e-government, banda
larga, alfabetizzazione informatica), il settore si trova oggi in notevole difficoltà: l'occupazione in questo
campo, più che raddoppiata fra il 1991 ed il 2001, si è stabilizzata negli ultimi anni anche se ci sono
timidi segnali di ripresa. La richiesta di prodotti e servizi è stata in forte e costante crescita nel tempo,
ma negli ultimi anni ha rallentato per poi arrivare fino regredire del 5% nel primo semestre 2005.
Gli elementi di criticità
Il comparto, pur dotato di professionisti competenti a livello mondiale, imprese innovative e centri d'eccellenza,
è costretto a muoversi in un mercato asfittico, condizionato da importanti spazi protetti e chiusi. Ciò
accade soprattutto a livello locale, dove si allunga l'ombra monopolistica di aziende a totale capitale pubblico.
Inoltre, soffre di una cronica assenza di politica industriale, che lo ha fortemente limitato anche sul piano
internazionale. AITech-Assinform individua alcuni aspetti di criticità dell'industria informatica italiana che
sono evidenti per chi lavora nel settore: la scarsa consapevolezza, soprattutto nella PMI, che l'IT possa essere un
essenziale fattore di sviluppo; la mancanza di un'apertura agli insediamenti esteri nel nostro Paese; una politica
che ha agevolato la crescita di grandi operatori controllati dallo Stato nell'ambigua veste di cliente e azionista
della stessa azienda; la presenza diretta dello Stato nei servizi IT, particolarmente rilevante a livello locale, a
scapito delle aziende private; una debole presenza sui mercati esteri e sui grandi progetti internazionali; l'assenza
di una politica industriale mirata anche alla crescita e al rafforzamento delle piccole e medie imprese del settore,
con particolare attenzione al Mezzogiorno; la limitazione nei fattori d'innovazione e negli investimenti (formazione
continua, laureati scientifici, copertura in banda larga delle aree non metropolitane).
Un piano per il rilancio
Da questo quadro non positivo, è emersa la necessità di chiedere un intervento deciso e risoluto a chi
si appresta a governare il Paese. Il piano è sintetizzabile in pochi, ma essenziali e significativi interventi,
sui quali viene chiesto alla futura classe dirigente di concentrare la propria azione.
| - |
Mettere in campo una squadra coesa e vincente per la
governance di un progetto straordinario, finalizzato a produrre nel breve periodo risultati visibili
nel settore dell'Information Technology. |
| - |
Promuovere l'aggregazione e la qualificazione della domanda
d'innovazione tecnologica dando origine a progetti di ampio respiro, che coinvolgano piccola e media impresa
e distretti industriali. |
|
| - |
Supportare la partecipazione delle imprese italiane ai grandi
progetti internazionali. |
|
| - |
Incentivare i progetti d'internazionalizzazione delle imprese del
settore, anche attraverso un intensivo uso dell'IT come leva di competitività per sostenere i marchi
globali del made in Italy. |
|
| - |
Ridurre la presenza pubblica nella produzione di servizi IT a
favore della creazione di agenzie capaci di analizzare le esigenze delle Pubblica Amministrazione e guidare i
progetti di modernizzazione e semplificazione della stessa. |
|
| - |
Incentivare la collaborazione tra imprese e università nel
campo della formazione e della ricerca al fine di valorizzare il capitale umano presente nel settore. |
|
| - |
Attuare una riforma delle professioni nel comparto, meno ancorata
a figure tradizionali e a albi professionali ma improntata alla liberalizzazione. |
|
I talenti dell'Italia
Le varie richieste sono dunque riassumibili in maggiore concorrenza, liberalizzazione, flessibilità del lavoro
parificata da maggiori tutele e garanzie per i lavoratori, sostegno alla diffusione della cultura informatica e alla
formazione continua e specialistica, internazionalizzazione dei progetti.
L'associazione dimostra di essere convinta che, realizzando le proposte presentate, l'IT possa agire da acceleratore
dei processi di sviluppo, con notevoli vantaggi per tutta l'industria nazionale: in particolare il software e i
servizi a valore aggiunto sono ritenuti molto idonei al tessuto imprenditoriale, professionale e culturale del nostro
Paese. In Italia abbondano più che altrove creatività, talento, inventiva: su queste caratteristiche
bisogna puntare anche nell'Information Communication Technology per conquistarsi sul campo le posizioni più
elevate in competitività e innovazione.
 |