Raggiungere i mercati stranieri
Rendere la propria attività online aperta all’estero sembra banale, viste
le possibilità offerte dalla Rete. Renderla vincente, però, non è un’operazione semplice, perché
necessita di un approccio globale alla questione.
Si rimarca spesso l’importanza di Internet come strumento per raggiungere nuovi mercati e potenziali clienti esteri. Questo è
innegabile, per la natura stessa della Rete, sviluppata a livello mondiale. Avere un sito Internet, però, non significa
automaticamente parlare a tutto il mondo. Un sito registrato con dominio .it e scritto in italiano non può sperare di andare oltre
il mercato nostrano con poche appendici straniere (essenzialmente una parte della Svizzera e alcune aree della regione balcanica).
Da qui, però, non bisogna saltare alla facile conclusione di tradurre le proprie pagine online.
La questione va invece affrontata in un’ottica di progetto complessivo di e-business. La prima domanda da porsi riguarda il
mercato a cui si vuole parlare e quanto può essere importante per il nostro business. Perché Internet è uno strumento
globale al servizio, anche e soprattutto, delle realtà locali e magari periferiche che nella Rete trovano il primo e più
importante mezzo di contatto con il resto del mondo. Quindi allontaniamo l’idea immediata di creare una versione internazionale del
nostro sito. Questa andrà bene se – invece che in un mercato specifico – si desidera presentarsi genericamente
all’estero, senza indirizzare risorse particolari in una direzione. Il suo impatto in termini di e-business, però, rischia
di essere limitato. Grandi aziende, già strutturate e conosciute nel mondo, con esportazioni in tutti i Paesi potranno sfruttare
questa idea di versione internazionale – in inglese – per presidiare aree già esplorate attraverso i canali tradizionali.
Le piccole imprese o le start-up però rischiano di non ricavare alcun vantaggio sui mercati esteri, se non una maggiore
visibilità, comunque esigua vista l’immensa offerta ormai presente in Rete praticamente in ogni settore. Questa seconda
tipologia d’azienda potrebbe meglio impiegare le proprie risorse studiando adeguatamente i mercati di maggior potenziale e
muovendosi di conseguenza. Per queste imprese, il primo passo potrebbe essere quello della realizzazione di una versione internazionale
del sito, in inglese e molto leggera: si può pensare, per esempio, anche solo a una o poche pagine di presentazione, con la
descrizione delle attività, qualche esempio di prodotto o servizio realizzato, gli immancabili contatti. Così, la
visibilità globale minima è assicurata. Il secondo e più importante passo, invece, va realizzato nei confronti di
quei mercati che offrono le maggiori chance di successo. Se sono stati individuate aree specifiche, la mossa migliore da compiere è
entrare direttamente in quei mercati con siti Web dedicati. Non si tratta solo di realizzare diverse versioni, ma di crearne di nuove,
mantenendo un unico Url oppure registrandone altri con domini locali. L’ideale sarebbe realizzare tanti siti per ogni mercato che si
reputa interessante, con progetto e struttura propri, simili a quello originario ma non necessariamente uguali. Bisogna pensare a questi
nuovi siti come ad altrettante nuove sedi commerciali aperte nei Paesi prescelti. Si potrebbe obiettare che gli investimenti necessari a
questo fine sarebbero cospicui. Si potrebbe rispondere che sono comunque di gran lunga inferiori all’apertura di una sede commerciale
fisica all’estero, con il vantaggio che quel sito potrebbe svolgere in tutto e per tutto le funzioni di una sede reale.
Si tratta in ogni caso di tornare alla prima domanda essenziale da porsi: a quale mercato si vuole parlare e quanto può essere
importante per il nostro business? Se a questa domanda si è risposto onestamente e correttamente, di sicuro gli investimenti
non saranno troppi.
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