diritto - Dicembre 2004 - Raccomandazione Ce 1442/2003

Le Pmi cambiano connotati


Sta per diventare operativa la normativa europea che ridisegna la definizione di PMI. Una caratteristica importante in tutti i casi di finanziamento pubblico.


Fino al 1996, ogni stato europeo aveva una propria definizione di PMI. Con la raccomandazione 280/1996, la Commissione Europea stabilì quell'anno per la prima volta una definizione comunitaria, armonizzando così le normative dei vari stati membri. La raccomandazione, infatti, è equiparabile alla direttiva per gli effetti sull'ordinamento nazionale: ogni Paese è tenuto ad adeguare il proprio secondo le caratteristiche sovranazionali. Così è stato, e così probabilmente sarà per la nuova raccomandazione 1442/2003, che entrerà ufficialmente in vigore il 1 gennaio prossimo.

Non solo una questione formale

A qualcuno, di primo acchito, potrebbe sembrare una questione meramente formale e marginale rispetto all'attività dell'impresa. Ma non è così. La definizione delle PMI, infatti, è d'importanza fondamentale nell'individuazione delle diverse categorie d'imprese che possono beneficiare di incentivi, finanziamenti e agevolazioni interamente erogati o co-partecipati dall'Unione Europea, in particolare i PIC (Programmi Comunitari), i PON (Programmi Nazionali) e i POR (Programmi Regionali).

Un nome nuovo

Il cambiamento inizia dal nome: PMI non significherà più "piccola e media impresa", ma "microimpresa, piccola e media impresa". Le microimprese erano già definite nella precedente raccomandazione 280, ma l'unico requisito individuato era quello del numero dei dipendenti (inferiore a 10), e in sostanza la categoria non era mai stata chiamata in causa né dall'Unione Europea né dai singoli stati membri. Ora, invece, viene definita con parametri simili a quelli della piccola e della media impresa, e il suo valore sociale pienamente riconosciuto. In futuro, perciò, c'è da attendersi qualche azione mirata anche su questa singola categoria.

I parametri delle PMI

Intanto, è bene chiarire che per impresa si intende ogni entità, a prescindere dalla sua forma giuridica, che eserciti un'attività economica. Lo scopo di lucro è il discrimine: attività artigianali, individuali o familiari, cooperative sociali rientrano in questa definizione, mentre ne restano fuori le associazioni, riconosciute o non, e le fondazioni senza scopo di lucro.
Per quanto riguarda i nuovi parametri individuati dalla raccomandazione le Pmi, in sostanza sono riassunti nella tabella seguente.

  Media impresa Piccola impresa Microimpresa

I valori di bilancio

I dati relativi a fatturato e stato patrimoniale riguardano sempre l'ultimo esercizio contabile chiuso, anche se il bilancio non è stato ancora depositato. Per poter rientrare in una categoria o per sancire la definitiva uscita è necessario che i parametri siano superati, per uscirvi o per entrarvi, per due esercizi consecutivi. Fatturato e stato patrimoniale sono alternativi ai fini dello status di PMI, e quindi è sufficiente che uno solo dei due superi i parametri fissati. I nuovi parametri, più alti rispetto a quelli del 1996, sono stati calcolati sulla base dell'adeguamento all'inflazione e alla crescita del PIL.

Gli occupati effettivi

Da segnalare che, rispetto alla precedente raccomandazione, il numero dei dipendenti non fa riferimento ai soli lavoratori assunti a tempo indeterminato da parte dell'azienda, ma ai cosiddetti "occupati effettivi". Rientrano cioè nel computo anche i collaboratori equivalenti ai dipendenti (come i co.co.co., se ancora sussistono), i proprietari gestori e i soci che svolgono un'attività regolare nell'impresa. Non devono essere considerati, invece, gli stagisti ed i tirocinanti. I titolari di contratto di formazione rimangono in un'area di dubbio, ma il tipo di contratto è a tutti gli effetti di lavoro subordinato, e quindi dovrebbero rientrare nel computo. Il conteggio va fatto in termini di ULA, ossia di Unità lavorative nell'anno a tempo pieno. In pratica, i lavoratori part time o quelli temporanei o in congedo-aspettativa vanno considerati come frazione di ULA.

L'autonomia delle PMI

Nella raccomandazione 280/1996 si parlava di indipendenza delle PMI. Ora invece si parla di autonomia, ma il concetto rimane sostanzialmente invariato. Una PMI può essere considerata autonoma quando non sia qualificabile come associata o collegata ad altra impresa. Cambiano, invece i parametri per considerare associata o collegata. Vediamo come.

PMI associate e collegate

Si definisce associata se è controllata per più del 25% del capitale sociale o dei diritti di voto da un'altra impresa, anche PMI. Eccezioni a questa definizione sono da considerarsi le partecipazioni di società di investimenti pubblici, di società di capitali di rischio (come i fondi chiusi) o e di investitori istituzionali (come i venture capital) che non esercitino alcun controllo sull'impresa partecipata. Queste eccezioni erano già comprese nella raccomandazione precedente. Ora, a queste si aggiungono le partecipazioni di università o di enti di ricerca senza scopo di lucro, degli enti Locali (con meno di 5.000 abitanti o con meno di 10 milioni di euro di bilancio) e dei cosiddetti business angels (società, persone fisiche o gruppi che investono fondi propri nel capitale di rischio di imprese non quotate). In quest'ultimo caso la partecipazione in una stessa impresa non deve superare 1.250.000 euro.
Per collegata, invece, si intende una PMI controllata per più del 50% dei diritti di voto da un'altra impresa (anche PMI), anche tramite un patto d'azionariato o di società, oppure una PMI che di fatto è soggetta ad un'altra impresa in termini di nomina o revoca della maggioranza degli amministratori (per esempio tramite meccanismi di golden share).

L'ampliamento delle relazioni

Queste relazioni di associazione o collegamento possono anche essere indirette. Vale a dire che il ragionamento vale anche se un'impresa controlla una seconda impresa che partecipa per più del 25% o del 50% sulla PMI. Uguale ragionamento nel caso di più persone fisiche che agiscono di concerto, o per vincoli societari o parentali, se le imprese operano in mercati contigui. In tutti questi casi, per verificare se l'impresa rientra nei parametri delle PMI è necessario operare una somma dei dati di tutte le imprese collegate.
Naturalmente, rimane valido il principio dell'autocertificazione.
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