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Aprile 2006 - Codice digitale PA

Nuove disposizioni sulla strada del digitale pubblico


Il ministero ha recentemente integrato il codice dell'amministrazione digitale. Un documento che segna una svolta nei rapporti tra amministrazione pubblica, cittadini e imprese. Per arrivare agli ambiziosi obiettivi, però, la strada da fare rimane tanta.


A circa un anno dalla sua uscita, il Codice dell'amministrazione digitale è stato recentemente integrato e modificato, così come da più parti richiesto. Il corposo sistema di norme e regolamenti del Codice era stato predisposto dal Ministero dell'Innovazione e delle Tecnologie, ed è entrato in vigore nel gennaio scorso: finalizzato a garantire un uso sempre più diffuso e integrato delle nuove tecnologie all'interno delle pubbliche amministrazioni, la normativa tendeva a regolarizzare la gestione delle relazioni degli uffici pubblici con i cittadini e le imprese. Gli obiettivi erano (e sono) ambiziosi: graduale azzeramento dei certificati, sostituzione della corrispondenza cartacea con quella elettronica, digitalizzazione degli archivi, promozione dei servizi online e potenziamento degli Sportelli Unici per le Imprese. L'intento palese era quello di aprire una via innovativa nel rapporto Stato-cittadini e Stato-imprese, trasformando in senso paritario una relazione contraddistinta in precedenza da un rapporto di subordinazione: in questo senso devono essere lette anche le integrazioni appena presentate, che cercano di dare una risposta ad alcuni aspetti di criticità da subito evidenti.

Disciplina troppo rigida?

Un primo aspetto problematico era che con il Codice si introduceva una pericolosa rigidità in una materia aperta alle mutevoli esigenze di adattamento collegate alla rapida evoluzione delle tecnologie e al cambiamento amministrativo. Contemporaneamente, si portava a compimento una certa tendenza manifestata anche in altri ambiti a voler disciplinare giuridicamente in modo pervasivo e invasivo ogni aspetto dell'utilizzo delle ICT, dalla posta elettronica certificata (articolo 54) alla predisposizione dei siti Web (articolo 60). Inoltre, il codice prevedeva numerose norme che enunciavano i diritti del cittadino e delle imprese nei rispetti all'amministrazione digitale, dalla comunicazione per via telematica, alla trasparenza dell'azione amministrativa (articolo 4 e articolo 11), e affermavano il dovere dell'amministrazione di adottare le tecnologie dell'informazione nell'organizzazione della propria attività, nei rapporti interni e in quelli con cittadini e imprese (articolo 11): tutti i procedimenti e i dati delle amministrazioni pubbliche dovevano essere gestiti attraverso le tecnologie dell'informazione e della comunicazione (articoli 40 e 41).

Un cambiamento zoppo

Il codice imponeva, insomma, sostanziali e significativi obiettivi di cambiamento alle amministrazioni pubbliche: questo cambiamento, per essere realizzato, necessita però di forti investimenti, di una seria programmazione, di interventi di rinnovamento sugli strumenti e di formazione sul personale della PA. Invece la normativa non prevedeva alcuna copertura finanziaria per provvedere a interventi così consistenti, a fronte anche dei tagli che la Finanziaria ha portato alle amministrazioni locali. Un'altra critica che veniva mossa al Codice dell'amministrazione digitale riguardava il forte impianto centralista che sembrava delineare all'orizzonte: non venivano chiarite le modalità di cooperazione tra lo stato centrale e le amministrazioni locali, anzi sembrava che il primo avesse assunto la funzione di indirizzo strategico rinnegando le autonomie di tutte le amministrazioni.

Le integrazioni: rapporto PA-cittadino

Il Ministero per l'Innovazione e le Tecnologia ha cercato di dare una risposta a questi problemi, integrando il Codice con nuove norme e attuando alcune modifiche al testo originario. In sostanza, per il cittadino e le imprese sembra veramente nascere un diverso tipo di rapporto con la PA: viene sancito il diritto a scambiare comunicazioni mediante posta elettronica con le Pubbliche Amministrazioni, non più solo quelle centrali ma anche quelle regionali e locali e, in caso di mancata risposta, viene riconosciuto il diritto di rivolgersi al giudice amministrativo (TAR) per obbligare i pubblici uffici a rispettare tale obbligo. Inoltre, è stata fissata al 1 settembre prossimo il termine ultimo per le amministrazioni pubbliche per predisporre un indirizzo di posta elettronica istituzionale, ossia utilizzabile, accessibile e comprensibile da tutti, e uno di posta elettronica certificata, per dare maggiore certezza legale alle comunicazioni.

Le integrazioni: rapporto PA-imprese

Il Codice prevede anche la realizzazione del Sistema Pubblico di Connettività (SPC), una sorta di Autostrada digitale del Sole, che collegherà in rete tra di loro tutte le Pubbliche Amministrazioni centrali e locali, con regole tecniche e standard comuni ed elevati livelli di sicurezza. Questa infrastruttura - la più grande rete telematica pubblica in Italia - consentirà l'interconnessione e, quindi, la piena cooperazione digitale fra tutti i pubblici uffici assicurando in tal modo enormi benefici sul piano dell'efficienza e dell'economicità. Si prevede che in tempi brevi, con SPC, sarà eliminato l'obbligo per cittadini e imprese di esibire i certificati da un'amministrazione all'altra. Infatti tutte le PA, statali, regionali e locali, saranno connesse in rete e potranno (e dovranno) reciprocamente acquisire online le informazioni riguardanti il cittadino e le imprese già possedute da altri uffici pubblici, grazie alla disponibilità in Rete dei documenti pubblici. Insomma, finalmente cittadini ed imprese vengono sollevati dall'obbligo di acquisire e poi esibire i certificati, semplificando l'iter burocratico delle pratiche.

Una strada ancora lunga

Nonostante l'ottimismo delle istituzioni, l'obiettivo finale sembra ancora lontano. Le integrazioni sono significative, offrono maggiori garanzie a cittadini e imprese, ma rispondono solo in parte ai problemi e alle criticità della prima versione del codice. Riusciranno le PA locali, soprattutto in piccole realtà, ad adeguarsi alle norme previste entro il prossimo settembre? Oltre alle dichiarazioni fiduciose, quali garanzie vengono concretamente offerte all'autenticità di un documento, alla sua integrità, alla sua non manipolazione, alla sua conservazione nel tempo in modo da essere testimonianza certa e valida di azioni e fatti. Tutto ciò è parte integrante del clima di fiducia che va creato affinché le tecnologie informatiche possano essere accettate e utilizzate da parte di fasce sempre più consistenti di cittadini e di imprese. L'accettazione dell'innovazione non è automatica né bastano le campagne promozionali e di comunicazione: è necessario anche che i cittadini si convincano che è in atto un profondo ammodernamento della Pubblica Amministrazione. Solo in questo modo si potrà garantire il pieno utilizzo, con rilevanza giuridica, delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione in tutti i settori della vita sociale ed economica del Paese.
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