Nuove disposizioni sulla strada del digitale pubblico
Il ministero ha recentemente integrato il codice dell'amministrazione
digitale. Un documento che segna una svolta nei rapporti tra amministrazione pubblica, cittadini e imprese. Per arrivare
agli ambiziosi obiettivi, però, la strada da fare rimane tanta.
A circa un anno dalla sua uscita, il Codice dell'amministrazione digitale è stato recentemente integrato e
modificato, così come da più parti richiesto. Il corposo sistema di norme e regolamenti del Codice era
stato predisposto dal Ministero dell'Innovazione e delle Tecnologie, ed è entrato in vigore nel gennaio scorso:
finalizzato a garantire un uso sempre più diffuso e integrato delle nuove tecnologie all'interno delle pubbliche
amministrazioni, la normativa tendeva a regolarizzare la gestione delle relazioni degli uffici pubblici con i cittadini
e le imprese. Gli obiettivi erano (e sono) ambiziosi: graduale azzeramento dei certificati, sostituzione della
corrispondenza cartacea con quella elettronica, digitalizzazione degli archivi, promozione dei servizi online e
potenziamento degli Sportelli Unici per le Imprese. L'intento palese era quello di aprire una via innovativa nel
rapporto Stato-cittadini e Stato-imprese, trasformando in senso paritario una relazione contraddistinta in precedenza
da un rapporto di subordinazione: in questo senso devono essere lette anche le integrazioni appena presentate, che
cercano di dare una risposta ad alcuni aspetti di criticità da subito evidenti.
Disciplina troppo rigida?
Un primo aspetto problematico era che con il Codice si introduceva una pericolosa rigidità in una materia aperta
alle mutevoli esigenze di adattamento collegate alla rapida evoluzione delle tecnologie e al cambiamento amministrativo.
Contemporaneamente, si portava a compimento una certa tendenza manifestata anche in altri ambiti a voler disciplinare
giuridicamente in modo pervasivo e invasivo ogni aspetto dell'utilizzo delle ICT, dalla posta elettronica certificata
(articolo 54) alla predisposizione dei siti Web (articolo 60). Inoltre, il codice prevedeva numerose norme che
enunciavano i diritti del cittadino e delle imprese nei rispetti all'amministrazione digitale, dalla comunicazione per
via telematica, alla trasparenza dell'azione amministrativa (articolo 4 e articolo 11), e affermavano il dovere
dell'amministrazione di adottare le tecnologie dell'informazione nell'organizzazione della propria attività, nei
rapporti interni e in quelli con cittadini e imprese (articolo 11): tutti i procedimenti e i dati delle amministrazioni
pubbliche dovevano essere gestiti attraverso le tecnologie dell'informazione e della comunicazione (articoli 40 e 41).
Un cambiamento zoppo
Il codice imponeva, insomma, sostanziali e significativi obiettivi di cambiamento alle amministrazioni pubbliche: questo
cambiamento, per essere realizzato, necessita però di forti investimenti, di una seria programmazione, di
interventi di rinnovamento sugli strumenti e di formazione sul personale della PA. Invece la normativa non prevedeva
alcuna copertura finanziaria per provvedere a interventi così consistenti, a fronte anche dei tagli che la
Finanziaria ha portato alle amministrazioni locali. Un'altra critica che veniva mossa al Codice dell'amministrazione
digitale riguardava il forte impianto centralista che sembrava delineare all'orizzonte: non venivano chiarite le
modalità di cooperazione tra lo stato centrale e le amministrazioni locali, anzi sembrava che il primo avesse
assunto la funzione di indirizzo strategico rinnegando le autonomie di tutte le amministrazioni.
Le integrazioni: rapporto PA-cittadino
Il Ministero per l'Innovazione e le Tecnologia ha cercato di dare una risposta a questi problemi, integrando il Codice
con nuove norme e attuando alcune modifiche al testo originario. In sostanza, per il cittadino e le imprese sembra
veramente nascere un diverso tipo di rapporto con la PA: viene sancito il diritto a scambiare comunicazioni mediante
posta elettronica con le Pubbliche Amministrazioni, non più solo quelle centrali ma anche quelle regionali e
locali e, in caso di mancata risposta, viene riconosciuto il diritto di rivolgersi al giudice amministrativo (TAR) per
obbligare i pubblici uffici a rispettare tale obbligo. Inoltre, è stata fissata al 1 settembre prossimo il
termine ultimo per le amministrazioni pubbliche per predisporre un indirizzo di posta elettronica istituzionale, ossia
utilizzabile, accessibile e comprensibile da tutti, e uno di posta elettronica certificata, per dare maggiore certezza
legale alle comunicazioni.
Le integrazioni: rapporto PA-imprese
Il Codice prevede anche la realizzazione del Sistema Pubblico di Connettività (SPC), una sorta di Autostrada
digitale del Sole, che collegherà in rete tra di loro tutte le Pubbliche Amministrazioni centrali e locali, con
regole tecniche e standard comuni ed elevati livelli di sicurezza. Questa infrastruttura - la più grande rete
telematica pubblica in Italia - consentirà l'interconnessione e, quindi, la piena cooperazione digitale fra tutti
i pubblici uffici assicurando in tal modo enormi benefici sul piano dell'efficienza e dell'economicità. Si
prevede che in tempi brevi, con SPC, sarà eliminato l'obbligo per cittadini e imprese di esibire i certificati
da un'amministrazione all'altra. Infatti tutte le PA, statali, regionali e locali, saranno connesse in rete e potranno
(e dovranno) reciprocamente acquisire online le informazioni riguardanti il cittadino e le imprese già possedute
da altri uffici pubblici, grazie alla disponibilità in Rete dei documenti pubblici. Insomma, finalmente cittadini
ed imprese vengono sollevati dall'obbligo di acquisire e poi esibire i certificati, semplificando l'iter burocratico
delle pratiche.
Una strada ancora lunga
Nonostante l'ottimismo delle istituzioni, l'obiettivo finale sembra ancora lontano. Le integrazioni sono significative,
offrono maggiori garanzie a cittadini e imprese, ma rispondono solo in parte ai problemi e alle criticità della
prima versione del codice. Riusciranno le PA locali, soprattutto in piccole realtà, ad adeguarsi alle norme
previste entro il prossimo settembre? Oltre alle dichiarazioni fiduciose, quali garanzie vengono concretamente offerte
all'autenticità di un documento, alla sua integrità, alla sua non manipolazione, alla sua conservazione
nel tempo in modo da essere testimonianza certa e valida di azioni e fatti. Tutto ciò è parte integrante
del clima di fiducia che va creato affinché le tecnologie informatiche possano essere accettate e utilizzate da
parte di fasce sempre più consistenti di cittadini e di imprese. L'accettazione dell'innovazione non è
automatica né bastano le campagne promozionali e di comunicazione: è necessario anche che i cittadini si
convincano che è in atto un profondo ammodernamento della Pubblica Amministrazione. Solo in questo modo si
potrà garantire il pieno utilizzo, con rilevanza giuridica, delle tecnologie dell'informazione e della
comunicazione in tutti i settori della vita sociale ed economica del Paese.