La sfida dei contenuti
Dietro al Patto di Sanremo sottoscritto lo scorso marzo si gioca una
partita decisiva sul futuro dei contenuti in Rete.
Cinema, musica, cultura, editoria: ogni tipo di contenuto fruibile anche elettronicamente è l’oggetto del
cosiddetto Patto di Sanremo. Si tratta di un accordo firmato lo scorso marzo - in occasione del Festival di Sanremo,
da cui il nome - da una cinquantina tra fornitori di connettività, titolari dei diritti, case di produzione e
gestori di piattaforme di distribuzione, oltre che da un nutrito numero di ministeri: Politiche Comunitarie,
Attività Produttive, Affari Esteri, Giustizia, Istruzione-Università e Ricerca, nonché il
Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della
Presidenza del Consiglio. L’accordo
è stato promosso, e sottoscritto, dai ministri Lucio Stanca, per l’
Innovazione e le Tecnologie, Giuliano
Urbani, per i Beni e le Attività Culturali,
e Maurizio Gasparri, per le Comunicazioni.
L’obiettivo del Patto
Che cosa si prefigge l’accordo sottoscritto? In sostanza di istituire un tavolo di confronto in grado di superare
le esigenze contrastanti e di dare a tutti gli operatori le garanzie necessarie sulla diffusione digitale regolamentata
dei contenuti. Inoltre, il Patto di Sanremo si prefigge la promozione dei contenuti digitali via Internet. In sostanza si
cerca di superare quello che il ministro Stanca ha definito dilemma digitale riguardante i contenuti e il diritto
d’autore: si moltiplicano le occasioni di business e di crescita, aumentando con Internet il pubblico e i mezzi di
distribuzione, ma diminuiscono le garanzie sugli introiti, se non si pone un freno all’accesso libero e
incondizionato a ogni tipo di contenuto. Le enormi potenzialità della Rete si scontrano contro il concetto di
fruizione libera e gratuita, che spesso sconfina nella vera e propria illegalità.
Ambiente sicuro
Finora le potenzialità di Internet per la diffusione di contenuti non sono state sfruttate appieno. Uno dei motivi,
però, è proprio l’insicurezza di fondo degli operatori. Immettere una copia nel circuito con il
rischio che diventi gratuitamente fruibile significa vanificare gli investimenti per la produzione stessa
dell’opera d’ingegno. E questo è un freno. L’accordo di Sanremo mira a creare un ambiente
digitale sicuro, che incoraggi i titolari dei contenuti a metterli a disposizione sulle reti telematiche. Per fare questo,
è indispensabile il confronto e la collaborazione di tutti i soggetti impegnati nella diffusione della cultura
online, dalle istituzioni ai fornitori di connettività, dai titolari dei diritti, alle case di produzione, senza
trascurare i gestori delle piattaforme distributive.
Cambiamento di mentalità
L’altra grande scommessa del patto di Sanremo è indurre il cambiamento di mentalità negli utenti Web.
Riuscire a imporre l’idea che si deve passare dal modello free a quello a pagamento. Così come questo
cambiamento è stato ormai accettato per vari ambiti, dalla connettività ai servizi, ora lo deve essere per
la fruizione dei contenuti. E pur tra molte resistenze, qualcosa si sta muovendo anche su questo fronte. L’accordo
si prefigge di incidere su questa mentalità in maniera incisiva: Internet non può essere un territorio
virtuale senza regole. Al tempo stesso, il lavoro degli aderenti al patto sarà rivolto anche al peer to peer,
per arrivare a un quadro normativo che, con tutte le tutele per i contenuti, non penalizzi tuttavia quel circuito, di
cui si riconosce il valore tecnologico e di mercato alternativo al circuito tradizionale.
Dietro il patto
I lavori preliminari per le basi dell’accordo sono state poste dalla
“Commissione interministeriale sui contenuti digitali nell’era di Internet”, istituita nei mesi
scorsi allo scopo. Il lavoro della commissione è confluito in un documento di segnalazione delle diverse esigenze
degli operatori e in una scheda di valutazione dello stato dell’arte dei contenuti digitali. La vera sfida del
patto, però, è rappresentata dal valore economico dei contenuti offerti in Rete. Infatti, lo scenario
futuro lascia intravedere un mercato potenziale notevole, ed è evidente che non si vuole perdere questa occasione
di crescita.
Lo scenario
Tv digitale, cellulari UMTS, Internet a banda larga: questi tre media sono destinati a convergere sempre più
almeno dal punto di vista dei contenuti. La televisione, con il modello digitale, si è spostata verso Internet.
La Rete, con l’avvento della banda larga, è in grado di veicolare sempre più contenuti alla maniera
televisiva. E i cellulari di nuova generazione sono sempre più orientati alla multimedialità e alla
fruizione di servizi complessi e contenuti “pesanti”. È evidente che se questo è lo scenario
futuro, per i produttori d’intrattenimento in senso lato si aprono nuove prospettive di crescita e un mercato dalle
potenzialità enormi. Per questo l’accordo di Sanremo arriva ora: si tenta di varare una regolamentazione del
mezzo prima che questo sia inondato di contenuti. Si cerca di togliere l’iniziativa volontaria e gratuita degli
utenti e di riportarla nell’alveo più rassicurante degli operatori di mercato. Giusto o sbagliato che sia,
questo è il tentativo in atto. Ma una considerazione almeno è obbligatoria: cercare d’imporre modelli
e forme di fruizione regolate sembra quanto mai ragionevole. Farlo senza l’appoggio e il consenso degli utenti,
però, rischia di essere l’ennesima operazione priva di efficacia.
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