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Aprile 2005 - Diritti digitali

La sfida dei contenuti


Dietro al Patto di Sanremo sottoscritto lo scorso marzo si gioca una partita decisiva sul futuro dei contenuti in Rete.


Cinema, musica, cultura, editoria: ogni tipo di contenuto fruibile anche elettronicamente è l’oggetto del cosiddetto Patto di Sanremo. Si tratta di un accordo firmato lo scorso marzo - in occasione del Festival di Sanremo, da cui il nome - da una cinquantina tra fornitori di connettività, titolari dei diritti, case di produzione e gestori di piattaforme di distribuzione, oltre che da un nutrito numero di ministeri: Politiche Comunitarie, Attività Produttive, Affari Esteri, Giustizia, Istruzione-Università e Ricerca, nonché il Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della Presidenza del Consiglio. L’accordo è stato promosso, e sottoscritto, dai ministri Lucio Stanca, per l’ Innovazione e le Tecnologie, Giuliano Urbani, per i Beni e le Attività Culturali, e Maurizio Gasparri, per le Comunicazioni.

L’obiettivo del Patto

Che cosa si prefigge l’accordo sottoscritto? In sostanza di istituire un tavolo di confronto in grado di superare le esigenze contrastanti e di dare a tutti gli operatori le garanzie necessarie sulla diffusione digitale regolamentata dei contenuti. Inoltre, il Patto di Sanremo si prefigge la promozione dei contenuti digitali via Internet. In sostanza si cerca di superare quello che il ministro Stanca ha definito dilemma digitale riguardante i contenuti e il diritto d’autore: si moltiplicano le occasioni di business e di crescita, aumentando con Internet il pubblico e i mezzi di distribuzione, ma diminuiscono le garanzie sugli introiti, se non si pone un freno all’accesso libero e incondizionato a ogni tipo di contenuto. Le enormi potenzialità della Rete si scontrano contro il concetto di fruizione libera e gratuita, che spesso sconfina nella vera e propria illegalità.

Ambiente sicuro

Finora le potenzialità di Internet per la diffusione di contenuti non sono state sfruttate appieno. Uno dei motivi, però, è proprio l’insicurezza di fondo degli operatori. Immettere una copia nel circuito con il rischio che diventi gratuitamente fruibile significa vanificare gli investimenti per la produzione stessa dell’opera d’ingegno. E questo è un freno. L’accordo di Sanremo mira a creare un ambiente digitale sicuro, che incoraggi i titolari dei contenuti a metterli a disposizione sulle reti telematiche. Per fare questo, è indispensabile il confronto e la collaborazione di tutti i soggetti impegnati nella diffusione della cultura online, dalle istituzioni ai fornitori di connettività, dai titolari dei diritti, alle case di produzione, senza trascurare i gestori delle piattaforme distributive.

Cambiamento di mentalità

L’altra grande scommessa del patto di Sanremo è indurre il cambiamento di mentalità negli utenti Web. Riuscire a imporre l’idea che si deve passare dal modello free a quello a pagamento. Così come questo cambiamento è stato ormai accettato per vari ambiti, dalla connettività ai servizi, ora lo deve essere per la fruizione dei contenuti. E pur tra molte resistenze, qualcosa si sta muovendo anche su questo fronte. L’accordo si prefigge di incidere su questa mentalità in maniera incisiva: Internet non può essere un territorio virtuale senza regole. Al tempo stesso, il lavoro degli aderenti al patto sarà rivolto anche al peer to peer, per arrivare a un quadro normativo che, con tutte le tutele per i contenuti, non penalizzi tuttavia quel circuito, di cui si riconosce il valore tecnologico e di mercato alternativo al circuito tradizionale.

Dietro il patto

I lavori preliminari per le basi dell’accordo sono state poste dalla “Commissione interministeriale sui contenuti digitali nell’era di Internet”, istituita nei mesi scorsi allo scopo. Il lavoro della commissione è confluito in un documento di segnalazione delle diverse esigenze degli operatori e in una scheda di valutazione dello stato dell’arte dei contenuti digitali. La vera sfida del patto, però, è rappresentata dal valore economico dei contenuti offerti in Rete. Infatti, lo scenario futuro lascia intravedere un mercato potenziale notevole, ed è evidente che non si vuole perdere questa occasione di crescita.

Lo scenario

Tv digitale, cellulari UMTS, Internet a banda larga: questi tre media sono destinati a convergere sempre più almeno dal punto di vista dei contenuti. La televisione, con il modello digitale, si è spostata verso Internet. La Rete, con l’avvento della banda larga, è in grado di veicolare sempre più contenuti alla maniera televisiva. E i cellulari di nuova generazione sono sempre più orientati alla multimedialità e alla fruizione di servizi complessi e contenuti “pesanti”. È evidente che se questo è lo scenario futuro, per i produttori d’intrattenimento in senso lato si aprono nuove prospettive di crescita e un mercato dalle potenzialità enormi. Per questo l’accordo di Sanremo arriva ora: si tenta di varare una regolamentazione del mezzo prima che questo sia inondato di contenuti. Si cerca di togliere l’iniziativa volontaria e gratuita degli utenti e di riportarla nell’alveo più rassicurante degli operatori di mercato. Giusto o sbagliato che sia, questo è il tentativo in atto. Ma una considerazione almeno è obbligatoria: cercare d’imporre modelli e forme di fruizione regolate sembra quanto mai ragionevole. Farlo senza l’appoggio e il consenso degli utenti, però, rischia di essere l’ennesima operazione priva di efficacia.
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