diritto - Marzo 2005 - Pirateria informatica

Ancora troppi i software illegali


Dai dati recentemente emessi da BSA si evince con chiarezza quanto incida nel mondo ICT l'uso di software illegali. Ma soluzioni alternative al commerciale, perfettamente legali, esistono.


La sede italiana di BSA ha reso noto di recente i dati relativi alla diffusione di software commerciale illegale. Se nel mondo la percentuale di diffusione è del 36% circa, nell'area omogenea EMEA (Europa, Middle East e Africa) questo valore si alza fino al 41%. Il controvalore in euro di questa perdita è quantificabile in 9,5 miliardi di euro. Una stima impressionante, anche perché probabilmente in difetto rispetto alla realtà.

Gli effetti

Questi soldi sono risorse sottratte allo sviluppo del settore ICT. Comunque la si pensi rispetto alla questione della commercializzazione del software, è un dato di fatto che quasi 10 miliardi in meno di incassi hanno una ricaduta diretta sul settore. Freno all'occupazione e alla ricerca sono gli effetti principali individuati dalla Business Software Alliance (l'associazione nata per contrastare la pirateria informatica). E naturalmente minori profitti per le aziende produttrici. A buona ragione, si può ritenere che i più penalizzati siano i giganti del software, soprattutto nell'ambito di sistemi operativi e applicativi per l'Office Automation, e in quello dei programmi di grafica, fotoritocco ed editing grafico. Così, l'ultimo effetto chiamato in causa da BSA sarebbe l'impossibilità di abbassare i costi del software. Chi possiede software legalmente, insomma, potrebbe pagare meno, se pagassero tutti. Ma proprio questa, è una delle maggiori cause della pirateria dei software.

Le cause

Infatti, quali sono le cause di una tale diffusione della pirateria informatica? La causa principale, qualche volta usata persino come giustificazione, risiede nei prezzi dei software, spesso ritenuti eccessivi, e forse non senza qualche ragione. Ma in gioco c'è anche una componente culturale: quella per cui il software (e il codice sorgente in particolare) non può essere proprietario. Piani di licensing non troppo lineari e gestione semplicistica della questione sono le ultime componenti di un mix pericoloso.

Le azioni legali

Il mix è pericoloso, vale la pena chiarirlo, sia per le aziende produttrici di software, che subiscono molte perdite, sia per chi pirata il software. Le sanzioni, infatti, sono tutt'altro che dolci. Nel corso del 2004, la Guardia di Finanza ha condotto sulle aziende italiane oltre 500 accertamenti, sequestrato più di 9.000 software irregolari e 883 Pc, e segnalato all'Autorità Giudiziaria 267 responsabili d'azienda. Il 45% delle aziende controllate ha avuto qualche comportamento illecito nella gestione del software. Le sanzioni sono in aumento (+ 10% nell'intera area EMEA rispetto all'anno precedente). Le sanzioni comminate hanno avuto un valore compreso tra i 10.000 euro e i quasi 300.000, record assoluto per uno studio d'architettura che ha violato a più riprese e in modo esteso le norme antipirateria.

I principali trasgressori

L'operazione della Guardia di Finanza e i dati della BSA si riferiscono quasi completamente al mondo delle PMI. Infatti, se la componente di trasgressione degli utenti privati è sicuramente alta, a pesare maggiormente sono le aziende. In una media impresa, infatti, si può arrivare anche a un centinaio di copie illegali di software molto facilmente. Non è raro il caso in cui all'acquisto legale di poche copie segua invece un proliferare illegale delle stesse all'interno della struttura. Oltre al puro acquisto, nella pirateria informatica bisogna far rientrare anche le mancate licenze d'uso. È bene ricordare, per i più sbadati, che ogni software commerciale installato su una macchina e copiato da un originale legale ha bisogno di una licenza. L'ultimo dato significativo espresso da BSA riguarda i principali trasgressori: a incorrere maggiormente in illeciti sarebbero infatti proprio le piccole e medie aziende operanti nei settori della creatività, dell'alta tecnologia e dei servizi professionali. Insomma, quelle attività e quei professionisti che dovrebbero avere una maggior cultura e sensibilità informatica. Se non verso il commerciale, almeno per le alternative.

Le alternative al commerciale

Infatti, a fronte dei tanti illeciti commessi nell'appropriazione di software commerciale, vale la pena sottolineare che le alternative esistono, a basso costo. Quindi, introdurre l'argomento dei costi eccessivi per giustificare tali comportamenti risulta un po' debole.
Il cosiddetto software libero rappresenta una valida alternativa, seria ed efficace, ai software proprietari. Grazie all'incontro anni fa del progetto GNU e del progetto Linux, esistono ormai prodotti software che possono competere quasi in ogni campo con i rispettivi antagonisti commerciali. Il costo è quasi zero. Normalmente il software è gratuito o quasi, e ad essere pagato è il costo dell'assistenza e dei servizi. L'unica possibile differenza rispetto a taluni software commerciali, infatti, risiede nella semplicità e nell'immediatezza d'uso. L'assistenza o servizi di consulenza rappresentano il business attorno a questo tipo di prodotti, per il resto completamente liberi. D'altra parte, ogni produttore può ricorrere a Gnu/Linux e far pagare ciò che ritiene utile e necessario. L'unico obbligo, per il produttore, è quello di rilasciare il suo software sotto licenza Gnu/GPL, ossia in modalità aperta (sia per il codice sorgente - il progetto del software - sia per il codice binario od oggetto - il software eseguibile sulla macchina). Questa licenza garantisce cos�la libertà di condividere e modificare il software da parte degli utenti.
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