Di chi è la colpa
Stabiliti i paletti di legalità in cui si possono muovere i dialer, rimane ancora una
questione di fondo che non è di poco conto, perché a rispondere di truffa possono essere chiamati diversi soggetti.
Se un dialer è potenzialmente uno strumento a doppia faccia (legale e illegale), altrettanto potenzialmente è una
bomba a orologeria per tutti gli operatori interessati alla sua diffusione.
Appurata infatti la natura illegale di un dialer, ancora poco chiara risulta essere la responsabilità. Normalmente a finire sotto
accusa – almeno da parte della pubblica opinione – sono le compagnie telefoniche che permettono questo tipo di frode.Ma la
responsabilità penale non è loro, almeno di primo acchito, o comunque non soltanto loro. Infatti, più che di un
responsabile è corretto parlare di un gruppo di responsabili. Il primo a pagare è chi eroga il servizio, cioé la
società intestataria del dialer.
Normalmente, si tratta di compagnie con sede in paradisi fiscali, località esotiche nelle quali è impossibile operare anche
il più banale dei controlli. Di solito, dunque, è impossibile che queste società siano colpite in qualche modo
(né finora si è mai avuto notizia di azioni legali in questo senso).
A rischiare di più sono tutti gli altri attori della catena trasmissiva del dialer: servizi di hosting, siti e portali da cui
il dialer viene attivato, compagnie telefoniche. Per tutti questi operatori vale la regola della correità nell’illecito, solo
mitigata dalla possibilità scriminante del non essere “effettivamente a conoscenza del fatto che l’attività o
l’informazione è illecita” (articolo 16,
Decreto legislativo 70/2003).
Il fatto che finora non si sia mai proceduto contro di loro, non mette al riparo questi operatori da cattive sorprese. Infatti, è
bene ricordare che le grandi campagne giudiziarie su Internet procedono – per così dire – a ondate, e non è da
escludere che la prossima riguardi proprio questo fenomeno. C’è stato un tempo per la questione dei marchi nei nomi di dominio,
uno per lo scambio di file musicali e poi video con sistema peer to peer, uno per la sicurezza nelle chat. I prossimi fenomeni a finire sul
banco dell’accusa potrebbero essere proprio lo spamming (è di questi giorni l’entrata in vigore del decreto che
prevede espressamente il metodo opt-in per la trasmissione di materiale pubblicitario) e i dialer. E non sarebbe un male.
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