ADSL: mezza rivoluzione in arrivo
L'Autorità Garante delle Telecomunicazioni ha confermato il
provvedimento già annunciato a dicembre sulla regolamentazione del mercato ADSL all'ingrosso. Telecom Italia ne
esce ancora rinforzata, secondo i piccoli provider. E gli utenti?
Dopo una lunga pausa di riflessione l'Autorità Garante delle Telecomunicazioni (Agcom) ha infine deciso che il
provvedimento annunciato a dicembre sulla "light regulation" per il mercato all'ingrosso della Adsl va bene così.
A nulla sono valse le proteste degli altri provider. Agcom ha emesso il provvedimento nell'ambito di un pacchetto
globale sulle comunicazioni mobili e trasmissione dati che, nelle linee generali, prevede dei tagli ai prezzi massimi
praticati nell'ordine del 4,75% annuo (salvo recupero dell'inflazione). In teoria, quindi, i prezzi sono in discesa.
Ma non è tutto oro ciò che luccica.
Un passo indietro
Per capire meglio cosa e come cambierà nel mercato Adsl, occorre fare un passo indietro. Il provvedimento di
Agcom è il primo tentativo dal 2000 di porre delle regole al mercato italiano dell'ADSL ed è una mezza
rivoluzione in attesa di recepire le indicazioni del codice delle telecomunicazioni deciso dalla Commissione Europea
ormai nel 2002. Il nodo cruciale del provvedimento è la regolazione del rapporto tra Telecom Italia e gli altri
provider. Fino a oggi, gli operatori diversi da Telecom Italia hanno avuto due alternative per vendere linee Adsl:
l'unbundling, cioè l'offerta diretta all'utente finale di servizi in passaggio su infrastrutture proprie, oppure
la rivendita di servizi acquisiti a propria volta da Telecom Italia attraverso la cosiddetta offerta (wholesale).
Quest'ultimo è ancora il sistema largamente più utilizzato dagli operatori ed è regolamentato da
Agcom, che vigila sul listino prezzi deciso da Telecom.
Un passo in avanti
L'attuale provvedimento è di fatto un provvedimento ponte. La vera rivoluzione arriverà quando Telecom
Italia predisporrà una nuova proposta che si basa sulle indicazioni della commissione europea. In realtà,
infatti, esistono quattro livelli di vendita all'ingrosso a seconda del grado di vicinanza tra operatore e utente finale,
ossia a seconda che l'operatore abbia una propria rete, collegata al Mix di Milano, che possa connettersi alla rete
Telecom. È chiaro che più un operatore è in grado di supportare con una rete propria la connessione,
più alto sarà il margine di guadagno che otterrà dalla rivendita all'utente finale. Finora in
Italia, Telecom forniva banda e rete di trasporto, decidendone limiti e massimali di potenza, stabilendo i prezzi e in
pratica la fisionomia dell'Adsl che arriva nelle nostre case. Con la rivoluzione ASDL si metterà mano a una
revisione del sistema attuale, introducendo il bitstream più evoluto (interconnessione alla rete Telecom a
livello DSLAM, ossia al router che fornisce Adsl agli utenti di una determinata zona). Questo permetterà agli
operatori alternativi di decidere quanta banda destinare agli utenti e il taglio dell'Adsl (velocità di picco e
minimum cell rate) senza più sottostare alla volontà di Telecom. In pratica, Telecom Italia sarà
privata del potere di indirizzo sullo sviluppo delle politiche di prezzo e di potenza di connessione dell'ADSL. Ma
bisogna aspettare ancora, e a decidere i tempi d'introduzione di questa rivoluzione sarà proprio Telecom Italia,
accusano in molti.
I punti contestati
Rispetto al provvedimento attuale, i provider si aspettavano l'introduzione di elementi di maggiore concorrenza, proprio
in vista delle ulteriori aperture che Telecom dovrà prima o poi concedere. Invece, il potere di Telecom Italia
è addirittura aumentato: infatti, potrà applicare un canone aggiuntivo agli operatori che vendono Adsl di
tipo solo dati, cioè agli utenti che eliminano la linea voce. In pratica, un utente che volesse risparmiare sul
canone per la linea telefonica, usufruendo delle possibilità date dalle connessioni veloci di utilizzo del VOIP,
vedrebbe vanificato il risparmio da questo ulteriore balzello. Perché è pacifico che i provider debbano
rientrare delle spese aggiuntive del nuovo canone, e lo faranno rifacendosi sugli utenti. Il provvedimento, d'altra
parte, non specifica se abbia valore retroattivo o meno, e quindi si rischia di avere a che fare con diversi problemi
normativi e giudiziari in merito alle linee ADSL solo dati già attive.
Le tariffe Flat
A margine del provvedimento è da segnalare che l'Autorità si è anche pronunciata sulla sospensione
della proposta Telecom Italia Teleconomy Internet. Una tariffa flat dial-up che era stata sospesa con una sentenza della
Corte di Appello di Milano che ne ravvisava l'irreplicabilità da parte degli altri provider (criterio fondamentale
per tutte le offerte agli utenti finali da parte di Telecom Italia). L'Agcom ha invece stabilito che l'offerta è
replicabile, e quindi non c'è motivo di cancellarla. Il fatto curioso è che la stessa Autorità
riconosce che non è replicabile da tutti i provider, ma solo da quelli che abbiano infrastrutture ed economie di
scala di tale grandezza da supportare l'impatto di una flat di tale tipo. La questione, ora, non è tanto se la
flat in questione vada bene o meno. L'introduzione del concetto di replicabilità relativa, per così dire,
da parte dell'Autorità è pericolosissimo. Infatti, si stabilisce implicitamente che il mercato non
è aperto a tutti, ma solo a coloro che hanno economie di scala e infrastrutture adeguate. Pensavamo che fosse il
mercato a dover decidere chi avesse la forza di starci e chi no. Sbagliavamo.
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